VOCABOLERIO DELLE LINGUA AGNONES

 

 

 

                                                                          VOCABOLERIO DELLE LINGUA AGNONESE

                                                               

O

bblgh [<$bblg] s.m., obbligo, vincolo, impegno: nd dich grzi p n scijje fur bblgh non ti ringrazio cos conservo un obbligo.

ccia [<otta] s.f., goccia; vd. stzza.

cn [<$tn] s.m., acino, chicco; fras.: cn d liva acino di oliva; arraccglj lcna raccogliere i chicchi che durante la vendemmia si staccano dai grappoli di uva; fig.: ng chep ncn d gren non ci entra un seme di grano, c tanta gente.

glia [<a] s.f.bot., Tipha latifoglia lisca maggiore; pianta palustre usata per impagliare le sedie.

gna [<oa] s.f., unghia; fras.: tia lgna nira t s murt ru uatt? hai lunghia nera ti morto il gatto? detto a chi ha lunghia sporca; galandum ch lgna spaccheta persona grezza e ignorante; poes.: cglia scarput gna ptteta smbreva na gallina spnneta con le ciglia fatte e lo smalto alle unghie sembrava una gallina spennata (in Meo, Sndmind . . ., p. 16); trad.p.: secondo la credenza pop. non bisogna tagliare lunghia al neonato altrimenti da grande diventa ladro; fig.: n gna un pochino, un pezzetto: ngna d chesc un pezzettino di formaggio.

gn [<o] v.tr., ungere; s und maleppina ru muss lo ha a malapena assaggiato; fig. corrompere; prov.: vcca nda narraccnda indurre per mezzo di regalie a venir meno al proprio dovere; gn la carrtta ungere il carretto, per poter ottenere un favore bisogna coltivare le amicizie.

jn [<$jn] s.m., agnello: mitt a magnia alljn metti da mangiare agli agnelli; trad.p.: una tradizione tipica era quella di regalare lagnello vivo alla fidanzata; il sabato Santo pomeriggio si abbigliava un agnellino tutto bianco, ben pulito, adornato con fazzoletti di seta, fiocchi rossi e gioielli doro, e ad una signora ben vestita si affidava il compito di portarlo alla futura sposa, in bella mostra, dentro un canestro di vimini; la fidanzata ricambiava lomaggio amoroso, donando allinnamorato un dolce rotondo o a forma di cuore, chiamato pgna (in Meo, Le Feste . . ., p. 48); dim. jnill.

ojjjj [$j<j$jj] inter., ahi, voce che esprime dolore o rammarico; ojjjj mmma ahi mamma; ojjojje gn m dul ahi come mi fa male; escl.: ojjjj gn sc sciim! accidenti come sei scemo!; vd. suu.

ol [o<la] s.f., in un attimo, velocemente; a quir pjtt d cavatill n j ftta dicr mangh ol ha mangiato un piatto di gnocchi celermente e con appetito.

onguvill [ongu<vjell] pron. des., ognuno, qualunque persona.

oramiaj [ora<mjeaj] avv., oramai.

rdn [<ordn] s.m., striscia di terreno fra un filare di viti e laltro; aujj ajj zappet tr urdn d vgna oggi ho zappato tre misure di vigna; vd. mnnna, pndun, prill, pzza, pzztta, prca, scagnnna, ticchj.

rza [<ortsa] s.f., rampogna, rimprovero vibrato e solenne: sabbscuta nrza da ru ptr si buscata una ramanzina dal padre; vd. prsndatrm.

stia [<$tja] s.f., ostia, dolce natalizio composto da due coppe ottenute preparando una pastella con farina, acqua e zucchero e cotta con lapposito ferro; per riempire le ostie bisogna assortire la mbrisa un dolce miscuglio di miele, mandorle, noci, zucchero e cacao a cui si possono aggiungere a piacimento: cioccolato, mosto cotto e liquore dolce; quando limpasto ben amalgamato, sar spalmato fra una coppa e laltra; una volta pronta, lostia viene poggiata su un tavolo con un peso sopra, che comprimendola gli dona la forma e laspetto desiderato; cfr. mbrisa, frreta, firr. Miscischia