VOCABOLARIO DELLA LINGUA AGNONES

 

 

 

                                                                                      VOCABOLARIO DELLA LINGUA AGNONESE

 

 

L

labbs [<labbs] s.f., lapis, matita adoperata da falegnami, muratori, imbianchini, ecc.

laccjj [lak<k$jj] agg., persona che si trascina attraverso una opaca e avvilente fiacchezza, ottuso di mente: ssa frcccarlla ma quir e nu laccjj lei svelta ma lui moscio e poco intelligente; vd. musc.

lgna [<laa] s.f., ripetizione in tono lamentoso; fig. persona fastidiosa e appiccicosa: scrta rvndeta na lgna tua suocera diventata noiosa e pesante; vd. ltanjja, talurn.

lina [<lajna] s.f., legna; fras.: arcacce l lina trasportare la legna fuori dal bosco; a qunda l mittn auunn l lina? quanto costa questanno la legna?; l lina d chiupp fan una sciareta la legna di pioppo brucia facilmente; prov.: lina tnn pen sciurit e vin daciit s ru spargn d la chesa legna tonda, pane ammuffito e vino daceto sono il risparmio della casa; n lina n nfe fuch una legna non fa fuoco, lunione che fa la forza.

lamatura [lama<tiwra] s,f., frana, smottamento: ru pagliarill s r purtet la lamatura il piccolo pagliaio stato trascinato dalla frana.

lambadina [lamba<dojna] s.f., lampadina; scherz. fiasco, damigiana di vino da cinque lt.

lambarul [lamba<rwl] s.m., lampada a olio; dim. lambarulitt.

lambascun [lamba<ewn] s.m.bot., Allium nigrum cipollazza; vd. cpullun.

lambasciun [lamba<awn] s.m.bot., Leopoldia comosa lampagione.

lamb [<lamb] s.m., lampo; prov.: quand lmba scmba qund tuna chiuu quando tuona piove quando lampeggia no; fig.: majj calet nu per d lmb ho bevuto un paio di bicchieri di vino; m tarriva nu lamb ora ti tiro uno schiaffo.

lambdiaj [lambd<jeaj] v.imp., susseguirsi di lampi; vd. allambej.

lambiaj [lamb<jeaj] v.imp. e intr., lampeggiare; fig.: j lambjvan lucchj gli brillavano gli occhi.

lammcchus [lammk<kiws] s.m., ragazzo che ha sempre il moccio che pende fuori dalle narici.

lammicch [lam<mikk] s.m., moccio, muco nasale; fras.: j cula ru lammicch gli cola il naso.

lantta [la<netta] s.f., peluria di lana che si accumula sotto i letti; vd. pluma.

langur [la<gawr] s.m., languore, sensazione di vuoto e stato di prostrazione: langur a ru stmmach appetito.

langhiaj [lang<jeaj] v.intr., respirare con affanno, ansimare, boccheggiare.

langurus [la<d#w<riws] agg., languoroso, stato di struggimento e di abbandono.

lanzun [lan<dzewn] s.m. e agg., persona vistosamente alta di statura ma lenta nei movimenti.

lapijj [la<pjejj] s.m. e agg., persona noiosa, seccante, inattiva: m vjj la friv a fata nguir lapijj mi viene la febbre se penso che devo lavorare con quellindolente.

lppa [<lappa] s.f.bot., Concalys platycarpos lappola, erba che si attacca.

lappiaj [lapp<jeaj] v.tr., mangiare con avidit; vd. allupnit.

larducchj [lar<dwkkj] s.m., pezzo di grasso di animale: damm la carn vuna n mavscia de nu larducchj dammi la carne buona non quella grassa.

largh [<larg] s.m. e agg., largo; fras.: chir ch s nn ut n fatt l largh allldr quelli che sono emigrati hanno fatto spazio agli altri; cchi largh ch lungh persona molto grassa; vd. allarghej.

lariul [larju<la] loc., a lariul, alla rinfusa, alla carlona: capll a lariul capelli in disordine.

lasch [<lask] agg., rado, diradato, non folto: l fef la smnde cchi lasch le fave le devi seminare a una certa distanza luna dallaltra; vd. allaschej.

lascirt [la<ert] s.m., lacerto, pezzo di carne di vitello fra il girello e il sottocoscio.

lassej [las<sj] v.tr., 1)lasciare; abbandonare; fras.: ve facnn lssa e pglia chi lascia una persona e ne trova unaltra, chi si fidanza poco e spesso; nd lssa d pedeta non ti molla mai; prov.: Crist r fatt e r lasset si dice di persona poco intelligente, un po abbandonata a se stessa; 2)affidare: ru citr r sc lasset alla ziana il bimbo lo hai lasciato alla zia; 3)cedere: j lasseta ttta la rrbba gli ha ceduto lintera propriet; 4)s.f., lasciata: ogni lasseta prduta non bisogna mai rinunciare ad un occasione propizia perch difficilmente si presenta unaltra volta.

latt [<latt] s.m., latte; fras.: mtt a quagla l latt far cagliare il latte; fig.: fe cale l latt di chi lento, moscio; dnd d latt dente di latte; t pzza la vcca d latt sei piccolo; fil.: muscialtt pan e latt ch t magnst ajjr sra? pan e pra cci cci ca nn lvr cci cci ca nn lvr ladulto sedeva a cavalluccio sulle ginocchia il piccino, prendeva fra le proprie le manine e gliele portava al viso, sfregando dolcemente le guance mentre scandiva i versetti; alle ultime due espressioni accelerava il ritmo e dava dei buffetti sul visino del piccolo.

latt d gallina [<latt d gal<lojna] s.m.bot., Ornithogalum umbrellatum latte di gallina, anche ciupllun gghingh.

latter [lat<tr] s.m., lattaio, chi lavora il latte; poes.: ru latter cummtt smbr ch cqua e sir il lattaio sempre a contatto con acqua e siero (in Meo, P tutt , p. 54).

laudej [law<dj] v.tr., lodare: la Madnna sclaudeta sia lodata la Madonna, il pi delle volte diventa bestemmia aggiungendo ad inizio di frase mannggia.

lupa [<lawpa] s.f., arnese con pi uncini di ferro impiegato per ritirare il secchio dal pozzo.

lura [<lawra] s.f.bot., Laurus nobilis alloro: na frscia d lura una foglia di alloro.

luta [<lawta] s.f., fango, loto, melma; impr.: ng mangh la luta ch capis non sei nemmeno il fango che calpesto; vd. lira.

lavannera [lavan<nra] s.f., lavandaia, donna che per mestiere si assumeva lincarico del bucato per conto delle famiglie pi abbienti; canz.: lavannera strscia strscia tu sc neta p lave ma s n nzia lave n nd pu martaj.

lavatura [lava<tiwra] s.f., broda della pasta; vd. vruda.

lavatur [lava<tiwr] s.m., lavatoio pubblico adoperato dalle donne per lavare gli indumenti a mano: ru lavatur d la fnd Sand Rcch il lavatoio della fonte di San Rocco.

lavej [la<vj] v.tr. e rifl. lavrs, lavare, lavarsi; fras.: nz leva mangh la fccia persona sudicia, sporca; prima d parle d m sra lave la vcca prima di parlare male di me si deve sciacquare la bocca.

lavzz [la<v&tts] s.m.p., acqua pantanosa che si crea in seguito allo scioglimento della neve: ru crs ste chiin d lavzzar il corso ridotto ad un pantano di neve sciolta.

lazzer [lad<dzr] s.m., cetonia dorata, coleottero frequente nei rosai.

lena [<lna] s.f., lana, vello; fras.: nu glimmar d lena un gomitolo di lana; vnn la lena lla firia San Giunn i contadini di Agnone vendono la lana tosata il 24 giugno, in occasione della fiera di San Giovanni; la mglia d lena m pngca la maglia intima (di lana) mi provoca prurito; prov.: rmmur d furcva snza lena rumore di forbici senza lana.

lbbr [<l&bbr] s.m., lepre: scppa gn nu lbbr corre come una lepre; prov.: taspttss asc nu lbbr! lo dice chi attende con calma.

lbbrtta [lb<bretta] s.f., libretto di lavoro su cui si incollavano le marche assicurative, libretto postale: allarrvata d la lbbrtta la nura e ru figlj cagniarn la crina appena arrivato il libretto postale la nuora e il figlio cambiarono atteggiamento nei confronti del genitore.

leccachur [lekka<kiwr] s.m. e f., leccaculo.

leccajzza [lekka<j$ttsa] s.m. e agg., 1)schifoso, sudicio; 2)chi mangia gli avanzi degli altri; fig. poveraccio, malandato, malmesso; vd. jzza.

leccamss [lekka<muss] s.m., schiaffo, manrovescio dato sul naso e la bocca: ch nu leccamss r sfarfitt d sangu con uno schiaffo gli feci uscire il sangue dal naso; vd. scaffun.

leccasapun [lekkasa<pawn] s.m., schiaffo dato sulla faccia; vd. scaffun.

lcchej [lk<kj] v.tr., 1)leccare; la vcca lcca ru vtill la mucca lecca il vitello; prov.: chi camina lcca e chi n s scca per avere profitti bisogna essere scaltri; 2)adulare, lisciare, ungere: j lcchet chir du sld con astuzia gli ha carpito quei pochi soldi che aveva.

lccheta [lk<kta] s.f., 1)leccata; 2)spalmata, piccola quantit di materia disposta uniformemente su una superficie: na leccheta cmind pochissimo cemento spalmato; dim. lccatlla.

lcchnarjj [lkkna<rojj] s.f.p., leccornie, ghiottonerie, ingordigie: ss garzjlet va trunn schtta lcchnarjj quel bimbo un po allergico al mangiare cerca solo ghiottonerie; vd. allcchnrs.

lcchtt [lk<kett] loc., a lcchtt, 1)ad hoc, che sembra fatta apposta per quelluso o effetto; 2)mtt a lcch&tt imporre una regola, tenere a freno.

lccin [lk<kojn] s.m. e agg., 1)ghiotto, ingordo; 2)leccapiedi, galoppino elettorale.

lcgna [l<tea] s.f., orbettino.

lcna [<letna] s.f., Prunus domestica susino, susina; fig. s lcna! sono gol! sfott che nel gioco del calcio si rivolge al tifoso della squadra perdente; vd. vrlngcca.

lffun [lf<fawn] s.m., peto che non si sente; vd. lffa, luffiaj.

lgzza [l<gattsa] s.f., legaccio; trad.p.: veri e propri legacci con fili colorati, che la fidanzata preparava e regalava allo sposo per legare le calze allaltezza del ginocchio, quando indossava i pantaloni alla zuava.

lgg [<l&dd#] v.tr., leggere; fras.: scriv ca pu ligg scrivi che poi leggi, battuta scherzosa e arguta da parte di coloro che non pagano i debiti; nza nn lgg e nn scrivr analfabeta.

lgg [<ledd#] s.f., 1)legge; prov.: la lgg ftta a cappill d prjt la legge non ha versi, non ha regole; 2)la lgg: gioco della passatella.

lggttma [led<d#ittma] s.f., quota di eredit attribuita per legge a alcune categorie di successori.

lgnula [lˣ<ewla] s.f., cavezza con nasiera per legare e guidare i bovini: sciuglj l lgnul e vabbruve l vacch sciogli le cavezze e fai bere le mucche.

lmin [l<majn] s.m., fiammifero: miss fuch ch nu lmin ha appiccato il fuoco con un fiammifero.

lmt [<lemt] s.m., terreno sodo perch non coltivato da lungo tempo: tr tmbra d trra a limt tre tomoli di terra abbandonata.

lmia [<l&mja] s.f., volta, copertura le cui superfici sono incurvate ad arco: lmia a vtt volta a botte, in pietra o in mattoni rossi pieni; per modellare la lmia in pietra si riempiva lintera stanza di terra; vd. vlda.

lmsna [l<mosna] s.f., elemosina; fras.: fars cacch lmsna fare un favore, aiutare, fig. concedersi di tanto in tanto agli uomini; s n ut p la lmsna fallito.

lnda [<l&nda] s.m. e agg., 1)liquida, lenta; 2)la lnda lasciare andare, slegare, concedere libert: jn deta la lnda e nz caput cchi cubbll gli hanno dato troppa libert e non si capito pi niente.

lndej [ln<dj] v.tr. e intr., mollare, desistere: lndet d mne ru vind il vento sta diminuendo gradualmente.

lndra [<lendra] s.f.bot., Hedera helix edera.

lnga [<lega] s.f., lingua; fras.: lnga arruteta lingua affilata; lnga lungh linguacciuto; mucccrs la lnga pentirsi di aver detto qualcosa oppure non dire un segreto; impr. t s pzza scche la lnga ti si possa seccare la lingua, si dice a chi sputa sentenze e dispensa maldicenze; scherz.: sdut sttlla lnga ha sudato sotto la lingua, detto a chi lavora poco; prov.:la lnga nd uss ma rmb lssa la lingua non ha osso ma fa male; ajjtam lnga snn t mzz aiutami lingua senn ti taglio, lappello di chi fa molte parole e pochi fatti; ucchj e lnga ve Nzardgna con occhio e lingua si va in Sardegna, per sapere basta guardare o chiedere.

lnga d cun [<lega d <kwn] s.f.bot., Cynoglossum creticum lingua di cane.

lngccia [l<gutta] s.f.. lingua piccola; fig. lingua serpentina: lngccia arruteta chi critica con estrema malizia.

lnza [<l&ndza] s.f., 1)fettuccia di stoffa; 2)striscia di terra.

lqutzza [lkw<tittsa] s.f., sostanza molle, cremosa, liquido scorrevole: sbrat a magnrt ru glet ca s fatt gn na lqutzza sbrigati a mangiare il gelato perch si sta sciogliendo.

lsca [<leska] s.f., fetta piuttosto spessa; fras.: na lsca d pen una fetta di pane doppia; na lsca dund una grossa fetta di lardo.

lsciaj [l˧<eaj] v.tr., lisciare, accarezzare, levigare; fras.: lescia ru pil per antifrasi, bastonare, picchiare di santa ragione; fig.: acchiappe la lscia procedere senza limiti senza alcun controllo; vd. accarzzej.

lscir [l<er] s.m., luogo ricco di lastre di pietra lisce e piane; anche luscir.

lsna [<lesna] s.f., avarizia, risparmio alleccesso: tjj r sld ma fe la lsna ha i soldi ma taccagno.

lsseta [ls<sta] s.f., lessata di legumi che si preparava in occasione della festa del calendimaggio (cuotramjj), al presente solo qualche famiglia la assortisce il 17 gennaio, festa di SantAntonio Abate (in Meo, Le feste . . ., pp. 19 e 62).

lst [<l&t] avv., subito subito, velocemente, prontamente: lst lst; vd. mbrscia.

ltanjja [lta<nojja] s.f., litania monotona e fastidiosa, cantilena, lamentela insistente: m attcca la ltanjja adesso inizia la cantilena; vd. lgna.

ltem [l<tm] s.m., letame; vd. stabbl.

lttchiaj [ltt<kjeaj] v.intr., litigare, questionare; prov.: chi lttca vng chi litiga la spunta sempre; lsn lttcan e l varlra s sfascin i potenti litigano e la gente paga le conseguenze; ch r spusalzi e ch la mrt s fnisc gni lit di solito in occasione di matrimoni o funerali si riconciliano i parenti.

lttcin [ltt<kojn] s.m., attaccabrighe, piantagrane; vd. catllus.

lttra [<lettra] s.f., lettera; fig.: n nzapjj d lttra essere analfabeta.

lttira [lt<t$jra] s.f., lettiera, il materiale che, nelle stalle, serve di giaciglio agli animali, costituito dalla paglia dei cereali, da strame, ecc.; fig.: n ftta na lttira hanno sparso tutto per terra.

luch [<lewk] avv., l, l ; fras. : luch ngiima lass; luch dapid laggi; vd. ll.

leuchabbll [lewkab<ball] avv., laggi; vd. dapid; anche locabbll.

leuchammnd [lewkam<mond] avv., lass; vd. llammnd; anche leuchammnd.

leuchllj [leukl<laj] avv., un po lontano rispetto al luogo da dove si parla; vd. ellllj.

lum [l<wm] s.m., sarmento di vitalba, ritorta per legare fastelli: nu lum pattacche l cpp una ritorta per legare le fascine; vd. magliaj.

lur [<lewr] pron., loro, essi.

lvin [l<vojn] s.m.p., semi, di zucchine, pomodori, cetrioli, arance, mandarini, ecc..

Lbbra [<libbra] s.f., appellativo della Madonna della Libera, la festa si celebra lotto settembre nella chiesa di San Pietro Celestino o di Maiella (in Meo, Le feste . . ., pp. 153-155).

lbbra [<libbra] s.f., antica unit di misura di peso, ancora in uso in alcune regioni italiane con valore allincirca di 300 gr., negli stati esteri i valori oscillano dai 350 ai 500 gr; fras.: n mbisa na lbbra pesa poco; fig. n ndnajj na lbbra d frza essere affiacchito.

licc [<litt] s.m., 1)filo; r licc: i fascetti di lacci attaccati a due bastoncelli, ditole, che formano nel telaio la cosiddetta licciata; fig.: p nu fil e nu licc per poco, per un pelo; 2)nellespr.: mene ru licc o ru lipp legare con uno stelo di grano il mannello mietuto per non farlo scomporre dal vento.

licch [<likk] s.m., 1)lecco, pietruzza a cui giocando a vuca si cerca di avvicinarsi il pi possibile; nel gioco delle bocce o del biliardo, il pallino; 2) loc. nu licch piccola quantit di una cosa impastata: nu licch pulnda, nu licch d cmind un tantino di polenta, un po di cemento; vd. vuca,

litt [<ljett] s.m., letto: ru prim litt il letto del matrimonio; fig.: quiss n mur a ru litt! di persona che in continuo pericolo di vita per quante ne combina; prov.: a litt stritt clcat mmis se il letto stretto coricati in mezzo, se sei in difficolt prendi quello che puoi; ru litt s chama Rusa chi ng drm c sarpusa il letto si chiama Rosa chi non dorme ci riposa; dim. lettucc, lttarill.

livt [<ljevt] s.m., lievito; fig. cacca, persona insopportabile, antipatica; vd. cacnna, crisc.

lign [<li] s.m., lignaggio, stirpe o discendenza: c sit d lign ci siete di famiglia.

limb [<limb] loc., limb lamb per poco, per un pelo; ste tr limb e lamb stare in serio pericolo di vita, in bilico.

lind [<lind] agg., lindo; loc., lind e pind, pulito, abbellito, elegante: r figlj vin smbr lind e pind i figli sono sempre puliti e ordinati; vd. pind.

lindr [<lindr] s.m., lendine, uovo del pidocchio delluomo; un tempo quando ligiene lasciava molto a desiderare si diceva: nghep c tia lindr e pducchj hai in testa lendine e pidocchi.

lppa [<lippa] s.f., lippa, gioco fanciullesco consistente nel far saltare un legnetto appuntito alle due estremit, battendolo con un bastone e quindi nel percuoterlo a volo per mandarlo il pi lontano possibile; vd. mazzapzztta, pzzill.

luc [<liwt] s.f., luce, luce elettrica; fras.: jn stuccheta la luc gli hanno staccato la corrente elettrica; appccia la luc ca ma ste tnda nn lla schtruta! accendi la luce, perch dopo morti dobbiamo stare tanti anni alloscuro.

lum [<liwm] s.m., lume; fras.: lum a ptruoglj lume a petrolio; fig. auunn m ngll ru dic lum questanno alla sfilata delle ndcce porter sulle spalle un ventaglio di dieci torce.

luna [<liwna] s.f., luna; fras.: s fe ru quart la luna arman accusc se fa il quarto di luna resti cos, si dice a persona che si messa in una posizione strana; fig.: n ste d luna non essere di buon umore.

lup [<liwp] s.m., lupo; prov.: ognun allart sjja e ru lup all pqura ognuno al suo mestiere ed il lupo alle pecore; chi pqura s fe ru lup s la mgna chi troppo buono sar sempre sopraffatto.

ll [l<la] avv., l, cchi ll pi in l, ll ll l.

llapp [l<lapp] avv., indica luoghi imprecisi, generici; lappAgnun per Agnone, lapp ru munn per il mondo.

llapperl [llapper<la] avv., l per l, sul momento.

lbbr [<l$bbr] s.m., labbro; lbbra pttet rossetto sulle labbra; quand mgna sbatt l lbbra quando mangia sbatte le labbra.

lcc [<l$tt] s.m., 1)laccio, spago; 2)sedano: na frscia d lcc p ru bbrud una costa di sedano per il brodo; 3)laccio doro, il tipico lungo filo doro porta fortuna lasciato pendere sul seno in tutta la sua lunghezza.

lcc dcqua [<l$tt <dakkwa] s.mbot., Apium nodiflorum sedano dacqua.

lcch [<l$kk] avv., come un allocco; rrviat lcch lcch.

lffa [<l$ffa] s.f., 1)vento che esce dallintestino senza alcun rumore; fil.: pil plffa chi ftta chsta lffa l ftta ru chur ftnd e a mbuzznuta ttta la ggnd; 2) castagna, dolce tipico dei matrimoni e delle comunioni: pallottine di farina, olio e zucchero cotte al forno e affogate al cioccolato; 3)fungo: lffa d lup loffa di lupo, vescia; vd. fgn, lffun.

lima [<lojma] s.f., lima: sn accucchat la lima e la rspa si sono accoppiati due caratteri divergenti; fig.: lima srda chi agisce abilmente e in silenzio.

lira [<l$jra] s.f., melma, fanghiglia; vd. luta.

lira [<lojra] s.f., lira, moneta in uso fino a dicembre 2001, quando ha lasciato il posto alleuro.

liscia [<loja] s.f., lastra di pietra, che un tempo si adoperava per coprire i tetti; fras.: sagn a liscia d titt sagne tagliate a rombi grandi; ru ud la liscia Guado Liscia, rifugio che dista circa otto chilometri da Agnone e fa da bivio alle strade che conducono a Capracotta, Pescopennataro e Rosello; vd. tav. top.

liva [<lojva] s.f., olivo, oliva; qualit di olive locali: lvun, lvtta, pugliisa, lcciin, crascula, salgna; fras.: r pedal d liva gli alberi di olivo; scglj la liva togliere le foglie dalle olive; purte la liva a ru trappit portare le olive al frantoio; prov.: quand arriva Snda Catarina tutt l fmmn a cglj la liva quando arriva Santa Caterina (25 novembre) tutte le donne a cogliere le olive; poes.: ru bbucch, ru ngiin e la scaltta, tum ru cundadin mgn l ramng lo zaino, luncino, la scaletta, calmo il contadino stacca gli acini dai rametti (in Meo, Sndmind . . ., p. 56); canz.: p cglj la liva c vuu ru ngiin cuoglj prima l ciarmaglj e pu l ciim per cogliere le olive ci vuole luncino cogli le ramaglie dalla base alle punte; vd. trappid.

lpp [<l$pp] s.m., 1)orlo, bordo; 2)scarpata, ciglio: l crep n accavallet ru lpp le capre hanno varcato la scarpata.

luccapplla [lutkap<p&lla] s.f., lucciola; fig.: j fan luccappll lucchj abbagliato, allucinato, anche di occhi che cercano di resistere al sonno.

lucgn [lute<] s.m., lagnanza, espressione di risentimento e di insoddisfazione: a gni cusa c truua nu lucgn ad ogni cosa trova un ostacolo.

luciina [lu<tsojna] s.f.bot., Quercus ilex leccio.

luff [<luff] s.m., fianco, lombo; vd. ssllffuj.

luffiaj [luff<jeaj] v.intr., fare peti silenziosi; vd. spttiaj.

lglia [<lua] loc., manne p l chiav la lglia mandare a zonzo, mandare una persona dove non c nessuno che laspetta.

lullun [<lul<lewn] agg., fiacco, molle, apatico.

lulljja [lul<lojja] s.f., fiacchezza, debolezza.

lumbrnna [lum<br&nna] s.f., merenda: fa fe la lumbrnna a r uaglun fai fare merenda ai ragazzi.

lumngill [lumn<d#ell] s.m., limone.

lumm [<lumm] s.m., lombo, ciascuna delle due parti muscolose ai lati della colonna vertebrale.

lungh [<lug] s.m. e agg., lungo; fras.: l nuttet s lngh si dice linverno quando la notte molto lunga; sim parind a lungh siamo lontani parenti, fra parenti non andiamo molto daccordo; prov.: l fmmn tan r capll lungh e l jdizi crt le donne hanno i capelli lunghi e poco giudizio.

luch [<lwok] s.m., 1)luogo, posto, zona; fras.: ru luch p fe la chesa il terreno dove costruire la casa; fig.: ciartruv ru luoch! si dice a chi tenta di ritrovare una cosa perduta; 2)loculo: ru luch a ru cambsnd il loculo al cimitero; iss ste a ru luch la vrt lui morto, giace nel loculo.

lugljra [<lwora] s.f.bot., Olium temulentum zizzania.

lupniaj [lupn<jeaj] v.tr., mangiare con avidit con appetito;vd. allupnit.

luscrta [lu<&rta] s.f., lucertola; scherz.: t miagn l cud d luscrta? mangi le code di lucertola? si chiede a chi dimagrito molto o a chi sempre pelle e ossa; prov.: a chi r pzzchat la srpa t paura pur d la luscrta chi stato morso dal serpente ha paura anche della lucertola.

luscijja [lu<ojja] s.f., liscivia, fare il bucato con la liscivia; anni or sono si utilizzava il miscuglio di cenere e acqua bollente, il ranno.

lustr [<lutr] agg., lucido, rilucente, limpido; loc., lum e nllustr tra lusco e brusco, quando la luce incerta, come nel crepuscolo.

lutt [<lutt] s.m., lutto; fras.: purte ru lutt le donne indossano il vestito nero, gli uomini il bottone nero appuntato sul petto e la cravatta nera; lutt stritt lutto che si porta un anno (o per sempre) ed riservato ai parenti diretti; mis lutt si porta sei mesi e non ci si veste completamente di nero; suu chlla nz miss ru lutt! espr. di meraviglia adoperata quando una donna non porta il lutto dopo la dipartita di un parente caro.

 

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