VOCABOLARIO DELLA LINGUA AGNONES

 

 

 

                                            VOCABOLARIO DELLA LINGUA AGNONESE

                                                                             P

 

 

pcca [<pakka] s.f., 1)natica; 2)pezzo, parte: na pcca baccalena un pezzo intero di baccal, fig. donna alta, magra lenta; 3)anta, sportello, imposta.

paccun [pak]kawn] s.f., 1)pezzo di legno spesso; fig.:sc gn nu paccun sei alto e grosso ma lento nei movimenti; 2)grossa natica; 3)gonocero, insetto che emana un cattivo odore.

pacch [<pakk] s.m., 1)pacco; 2)natiche: tnajj la fccia a pacch d chur avere la faccia simile alle natiche; 3)parti, pezzi; 4)schiaffo: a r uaglun j min nu pacch e s stin zitt a r vicchj n j l po fe ai bambini gli tiri uno schiaffo e si stanno zitti ai vecchi non glielo puoi fare; cfr. pacctt.

pacchiaj [pakk<jeaj] v.tr., 1)riempire di schiaffi; 2)vivere lestrema miseria, soffrire la fame: ndimb d gurra m pacchiat in tempi di guerra abbiamo sofferto la fame.

Pacchiena [pak<kjna] s.m., pacchiana, contadina, donna nelle vesti tradizionali; fig.: massira snan l pacchianll questa sera si esibisce un gruppo folkloristico.

pacctt [pak<k$tt] s.m., pacco, pacchetto; cfr. pacch.

paciun [pa<tawn] agg., persona amante del quieto vivere.

pacinza [pa<tendza] s.f., pazienza, sopportazione: ch r vicchj c vuu la pacinza con gli anziani ci vuole pazienza; bot. Rumex patientia lapazio.

padila [pa<diwla] s.f., zona di varia estensione dove lacqua piovana non scorre e si ferma costituendo un bacino di raccolta: va pasc l vacch lla padila vai a pascolare le mucche alla padula, localit nei pressi del bivio per Rosello (CH).

paduven [padu<vn] agg., 1)razza di galline piuttosto grandi; 2)il padovano, SantAntonio di Padova; prov.: p lvart ru tabben ra mnojj ru paduven per toglierti il tabarro deve arrivare SantAntonio di Padova (13 giugno).

pagarjj [paga<rojj] s.m., tasse da pagare, tributi, imposte.

paghej [pa<geaj] v.tr., pagare; spesso agli agnonesi si rivolge il famoso detto: pega ca sci dAgnun paga che sei di Agnone, appellativo che scaturisce da un vetusto avvenimento; un tempo per raggiungere il paese si doveva attraversare il fiume, un contadino che possedeva una masseria l vicino, aveva costruito una passerella per facilitare il passaggio da un lato allaltro della riva. Durante linverno la struttura in tavole veniva spazzata via dalla piena del fiume, al che, il solerte contadino per recuperare le spese decise di far pagare il "passo" per lattraversamento. Una regola governativa di allora dispensava dal pagamento solo i forestieri. Un giorno, di buon mattino, un uomo a cavallo, dopo aver percorso il tratturo si avvicin alla passerella. Il contadino corse dalla masseria e lo ferm: Buongirn a sgnurjja pega ru pass buongiorno a signoria paga il passo. Il forestiero si mise a parlare in maniera raffinata: "Ma mi non devo mica pagare, perch mi son de Milano". Il padrone lo guard e gli rispose: l parul seca s d Mlen ma jojj ss parlatira larcansch, pega ca sc dAgnun le parole forse sono di Milano ma quella pronuncia la riconosco, paga che sei di Agnone. Oggi, anche nei paesi limitrofi se si deve pagare qualcosa si sente pi volte dire:pega ca sc dAgnun; vd. passatura.

pglia [<payya] s.f., paglia; fras.: tnajj pglia p cind cavll essere procace, prosperosa; mtt la pglia vciin a ru fuch mettere la paglia vicino al fuoco, la donna vicino alluomo.

pagliarula [paa<rewla] s.f., pecora pagliarola.

pagliarcc [paa<ritt] s.m., pagliericcio, giaciglio di paglia, grosso involucro di tessuto pesante riempito di scartocci di granturco che in passato veniva usato come materasso dalla gente pi povera.

pagliara [pa<jeara] s.f., costruzione simile ad un trullo costruita con pietre a secco, usata come ricovero dai pastori e dai contadini; dim.pagliarlla.

pagliar [pa<jear] s.m., masseria, casa di campagna: m narvaglj a ru pagliar ritorno alla masseria; anche puaglir.

pagliira [pa<$jra] s.f., fienile, locale dove si conserva il foraggio; fig.:s uia lla pagliira! Sono problemi!

pagluca [pa<iwka] s.f., pagliuzza, festuca; prov.: abbiad lla paglica e ru trev t cccia lucchj badi alle piccolezze e tralasci le cose importanti; anche paglccia.

pagliuchlla [pau<kella] s.f.bot., Setaria viridis panicastrella.

pagliul [pa<wol] s.m., specie di rastrello munito di denti sotto e sopra con manico ricurvo, che si adoperava durante la trebbiatura per separare la paglia dal grano.

pagnuttin [paut<tojn] s.m., briosce MISCISCHIA

pil [<pajl] s.m., pelo: cunde r pil nghur sapere ogni cosa di una persona, metterlo a posto; prov.:pil rusc nnd t mur ca n r cansc il pelo rosso, muori ma non riesci a capirne il carattere; quand nngu a pil d uatt arrgn pur l fratt quando nevica a pelo di gatto riempie pure le siepi.

pina [<pajna] s.f., pena, angoscia, dolore; fras.: nd pglia pina non preoccuparti; pna d cccia dolore di testa.

paura [pa<iwra] s.f., paura, spavento, fifa; fras.: t paura ma n ndrima ha paura ma non trema, detto ai bambini che non temono affatto chi li sgrida; sc brutt gn la paira sei brutto come la paura; Giunn snza paura chi coraggioso.

pajdjj [paj<dojj] v.tr., digerire: fatt na camniata ca paidsc fatti una camminata che digerisci; vd. dlggrjj.

pajjsc [pa<joj˧] s.m.p., terreni, campagne: m mtut tutt r pajjsc abbiamo mietuto tutte le terre.

pajjs [pa<j$js] s.m., paese; prov.: agnunisc e capracuttisc s la ruvina d r pajjsc agnonesi e capracottesi sono la rovina dei paesi; pvr a quir pajjs add arriva ragnunis guai a quel paese dove arriva lagnonese; gni munn pajjs ogni mondo paese.

palacciul [palat<twol] s.m., attrezzo formato da un piede di legno a Y, che reca un foro nella parte dritta dove vi si infila un palo di ferro, piatto ad unestremit e uncinato tondo allaltra, formando cos una croce decussata a foggia di X, sulla quale sedeva il ramaio per eseguire lavori di rifinitura e creazioni con accuratezza e precisione (in Colabella, Dizionario Bonefrano . . ., foto n. 260, p.263).

palangun [pala<gawn] s.m., lungo palo: j currtt appriss ch nu palangun gli corse dietro con un palo; fig.: ste mbustet gn nu palangun immobile come un palo.

palatur [pala<tiwr] s.f.p., sottili budella del maiale; prima s pulvan l palatur d ru purch fino a qualche tempo fa, anche le budella pi sottili del maiale si pulivano e si adoperavano per fare la salsiccia.

palzz [pa<latts] s.m., palazzo; prov.: spiart palzz carvnda candun c poco da spartire; tia ss palzz via trunn csra cadut possiedi i palazzi e vai trovando le catapecchie, di chi si lamenta di quanto di buono ha.

paleta [pa<lta] s.f., colpo di pala, quantit che pu essere rimossa o contenuta dalla pala; fig.: s palet sono botte.

palfirr [pal<fjerr] s.m., palo di ferro appuntito a un estremo e a zeppa allaltro, usato solitamente per tirar fuori le pietre.

paliaj [pal<jeaj] v.tr., 1)rimuovere con la pala: paleia la vtt lavare la botte spargendo palate di acqua mediante una pala di legno; 2)dar botte.

paliata [pal<jeata] s.f., percossa, successione di colpi, schiaffi, pugni: avtt na paliata numr un ebbe tante di quelle botte; acc. paliatun.

paltta [pa<letta] s.f., 1)paletta di legno adoperata in cucina per girare la pasta o altro; 2)paletta di ferro usata per prendere la cenere del fuoco; 3)chi racconta tutto di se e degli altri; vd. rnghra.

palir [pa<ljer] s.m.bot., Hordeum bulbosum orzo selvatico.

plla [<palla] s.f., 1)palla; fras.:arvllu l pall dllucchj rivoltare gli occhi; la plla dlluv il tuorlo delluovo; 2)testicolo: grattrs l pall stare senza far niente, fig. gesto di scongiuro (spec. quando passa un carro funebre o un prete) che consiste nel toccarsi i testicoli contando fino a diciassette; vd. vsccia, parznaqul.

palltta [pal<letta] s.f., 1)pillola, compressa; 2)bugia; 3)gol nel gioco del calcio: jn fatt tr palltt gli hanno segnato tre gol; vd. pinr.

pallettj [pallet<toj] s.m., palt, soprabito invernale: saccattet ru palltt p Psqua si comprato il palt per Pasqua.

pallun [pal<lewn] s.m., pallone; fig. balla, fandonia.

pallin [pal<lojn] s.m., 1)pallino nel gioco a bocce o del biliardo; 2)pallini delle cartucce del fucile.

palltt [lal<l$tt] s.f.p., 1)polpette di carne di maiale con uova, formaggio, mollica di pane raffermo, sale e pepe, cucinate al sugo, in bianco o schiacciate e arrostite; rappresentano il cibo rituale di Carnevale, San Martino e della festa del maiale; 2)palle di neve, di terra.

pallccia [pal<lutta] s.f., pallina, bilia di vetro con cui giocano i fanciulli: tjja scupenia tutt l pallucc ti debbo vincere tutte le palline.

palluner [pallu<nr] agg., persona che per celia o vanteria ha labitudine di spacciar frottole: ss stafftta t l vennita quir palluner quella notizia te lha raccontata quel bugiardo.

pallungill [pallun<d#jell] s.m.bot., Phisalis alkekengi alchechengi comune.

pallutt [pal<lwott] s.m., bimbo paffuto, uomo basso e cicciotto; dim. palluttll.

palluttlla [pallut<tella] s.f., polpettina di carne di vitello finemente macinata, bollita nel brodo, polpettina di formaggio e uova fritta in olio di oliva; sono due degli ingredienti della zuppa alla sant; vd. zppa.

plma [palma] s.f., ramoscello di ulivo benedetto nella domenica delle Palme; trad.p.: i giovani che volevano pronosticare, scoprire o escludere un amore, spargevano nel fuoco alcune foglie di olivo e recitavano le formule: Plma bndtta d allamr/s m v bbn sca fr; plma clda stt a ru pd/d allamr s m v bbn; prov.: plma mbssa, manucchj asstt domenica delle Palme piovosa, luglio asciutto (in Meo, Le Feste . . ., p. 42).

palmngh [pal<mang] avv., perlomeno, almeno, se non altro; poes.: palmngh lamur? Nun quir mmnd c tjj nndra almeno lamore? No lui in mente ha unaltra (in Meo, Sndmind. . ., p.32).

palummcc [palum<matt] agg., plumbeo, fosco, torbido; fras.: cil palummcc cielo nerognolo; vin palummcc vino non limpido; vd. truvd.

palummll [palum<m&ll] s.f.p., orecchini a cerchio con un diametro dai sei agli otto cm. composti da un elemento tubolare, liscio o leggermente sagomato, che andava assottigliandosi verso il gancio di chiusura; presentavano trasversalmente una catenina ornata con tre laminette traforate doro lucido, a forma di piccoli rombi o di stelle. Prendevano il nome di palombelle cio di farfalline per il loro continuo vibrare come le farfalle (in Trombetta, Mondo Contadino. . ., p.147).

pambl [pam<bal] s.f.p., rametti di ulivo con le foglie: l pambl p l pqura i rametti di ulivo che in inverno si danno da mangiare alle pecore.

pambanlla [pamba<n&lla] s.f.bot., Asplenium adiantum nigrum capelvenere.

panaiul [pana<jwol] agg., chi mangia abbondante pane.

panarzza [pana<rattsa<] s.f.bot., Senecio vulgaris erba calderina;

panattiar [panat<tjear] s.f., fornaio.

panattira [panat<t$jra] s.f., cassa per il pane; fig. mtt lla panattira portare in casa.

pandsca [pan<daka] s.f., pezzo, tocco, ritaglio: na pandsca d grass un pezzo di grasso.

panden [pan<dn] s.m., pantano, palude, acquitrino: m simbr nu rusp panden mi sembri un rospo di pantano, persona che sucscita repulsione per la sua rara bruttezza; prov.: ste mmis a mer, panden e pund rutt essere in mezzo a mare, pantani e ponti rotti, essere nei guai.

pandumjja [pandu<mojja] s.f., patimento, tribolazione, tormento: chse quand fnisc st pandumjja chiss quando finisce questa sofferenza.

paner [pa<nr] s.m., deretano piuttosto grosso; fig.: tnajj ru paner avere una grande fortuna.

panill [pa<njell] s.m., pagnotta di pane: j dul ru dnd e j s ftta la fccia gn nu panill d pen gli fa male il dente e gli si gonfiata la faccia come una pagnotta di pane; dim. panllcc, accr. panllun.

pantt [pa<nitt] s.m., panetta di farina di granone, consumata soprattutto, prima, durante e dopo le guerre mondiali.

pannaccer [pannat<tr] s.m., venditore ambulante di tessuti.

pannarcc [panna<ritt] s.m., infiammazione di uno dei diti della mano, giradito SOPRANNOME, VERIFICARE.

pann [<pann] agg., pendente, appeso, floscio, moscio: rcchj pann orecchie appese, persona buona a nulla, semplicione.

pannlla [pan<n&lla] s.f., il lembo di una camicia, la parte estrema di un vestito che esce fuori dai pantaloni o dalla gonna: pannlla dafur a chi gli esce il pannello fuori dallabito.

pannima [pan<nojma] s.f., indumento, panni; prov.: vistt d pnn rusc e mittt ch chi cansc vestiti di panni rossi e mettiti con chi conosci.

panncc [pan<nutt] s.m., 1)pezzuola di lino o di cotone, usata in passato per ligiene del neonato e della donna durante le mestruazioni; 2)mantello a mezza luna, di lana oscuro, guarnito quasi sempre con fettuccia di altro colore, che copriva la donna dalla testa fino alla cinta.

pannda [pa<nonda] s.f., macchia di olio o di grasso, fetta di pane unta allolio e condita con olio e sale: la pannda ch luoglj.

panunder [panun<dr] agg., chi si macchia di unto, chi si riempie di patacche.

panztta [pan<detta] s.f., addome, pancetta degli animali; fras.: na vuteta all panztt una gomitata agli addominali; panztta abbrtiata pancetta di vitello arrotolata.

panzut [pan<dziwt] agg., panciuto: sicch e panzut magro e panciuto.

papgna [pa<paa] s.f., 1)sonno breve; 2)naso grosso e rotondo.

papgn [pa<pa] s.m., 1)papavero, bevanda sonnifera che si dava ai bambini o ai malati consistente in un decotto di petali e semi di papaveracee da oppio (Papaver somniferum) che ha i petali di colore violaceo ed ha dimensioni leggermente pi grandi del pi diffuso papavero comune; 2)cazzotto, schiaffo sul naso.

papannnn [papan<n$nn] s.m., nonno; vd. nonn..

papariaj [papar<jeaj] v.tr. e intr., chiacchierare, ciarlare, cianciare a lungo e spensieratamente: chll fmmn stian paparjnn da mademen quelle donne stanno ciarlando da questa mattina.

paparlla [papa<r&lla] s.f., 1)ochetta; 2)rossore sulle guance: paparll rsc.

paparul [papa<rwol] s.m., 1)peperone: s fatt rusc gn nu paparul diventato rosso come un peperone; 2)soldi: c vun r paparul ci vogliono i soldi; 3)chiacchiere: s tutt paparul allaciit sono tutte chiacchiere di poco conto; dim. paparultt; vd. bbarbttun.

papun [pa<pewn] s.m., mostro immaginario che si nominava per intimidire i bambini e per farli desistere dal pianto; fil.: Fatt nu sunn snn v papn/v quir vicchj matt mbriacn/vicchj matt mbriacn ch vi facnn?/tutt r quatrariall vi rrsbglinn.

papill [pa<pjell] s.m., documento lungo, scritto prolisso: fr ch papill! accidenti che esposizione lunga!

papun [pa<piwn] s.m.p., terra bagnata e fango che si attaccano alle scarpe: niva arrasciuret p nind e ajj fatt r papun non si era riasciugato per niente il terreno e mi si appiccicata la terra ai piedi.

papil [pa<pojl] s.m., stoppino dei lumi a olio.

papmbl [pa<p$mbl] s.m.bot. (p. papmbl), Papaver rhoeas papavero comune, rosolaccio.

paptt [pa<p$tt] s.f.p., soldi, denaro: cacce l paptt tirar fuori i quattrini; vd. barbttun, spaputtej; anche paptt.

pappagll [pappa<gall] s.m., 1)pappagallo: fig. tonto, sciocco, che ripete le cose che dicono e fanno gli altri: ve facnn ru pappagll pAgnun fa facendo lo scemo per Agnone; 2)recipiente di cui si servono i malati di sesso maschile per orinare restando nel letto; 3) chiave a pappagallo, arnese del tipo della chiave inglese.

papucchiar [papuk<kjear] agg., chi racconta e vende chiacchiere, inconcludente, sconclusionato: s ccucchiat nguir papucchiar si unito a quel dispensatore di fandonie.

papucchj [pa<pwokkj] s.m.p., frottole, chiacchiere inutili, cose fatte male: accunde r papucchj raccontare fesserie.

parabbulsta [parabbu<lita] s.m., chiacchierone, parabolano, parolaio: chlla parabbulsta m s mssa lla cccia quella ciarlona mi ha stonato la testa.

paradis [para<dojs] s.m., paradiso; prov.: cind paradsra nz pun gdr tutto non si pu avere.

parafll [para<f&ll] s.f.p., chiacchiere con considerazioni frivole e malevoli, pettegolezzi.

parafllira [parafl<l$jra] s.f. e agg., donna chiacchierona e pettegola; t larraccundet chlla parafllira te lha raccontato quella ciarlona.

paraptt [para<patt] s.f., patta: stem paraptt e pec si usa dire quando si ristabilisce il perfetto equilibrio, si estingue un debito o si ricambia un favore in ugual misura; vd. pec.

parej [pa<rj] v.tr., parare, custodire, impedire, allontanare; fras.: pare l vacch impedire alle mucche di pascolare in terreni altrui; pare l msch scacciare le mosche; canz.: pra cumber pra cumber ca ru lup alla pqura ve in guardia compare che il lupo alla pecora va, che lamante va da tua moglie.

parnd [pa<r&nd] s.m., parente; par maniera affettuosa per salutare un parente; prov.: allurt d r parind s cuglin l mglj fglia ai parenti si infliggono le migliori fregature; trad.p.: dmnca d r parind penultima domenica di Carnevale, un tempo si coglieva loccasione per invitare a pranzo i parenti.

parndet [parn<dt] s.m., linsieme dei parenti di una persona o di una famiglia: sci ru sbrgn d ru parndet sei la vergogna del parentado.

parndzza [parn<detta] s.f., festa che precede il matrimonio e sancisce il fidanzamento ufficiale a cui partecipano i parenti stretti degli sposi; attualmente poche sono le famiglie che praticano questa usanza.

parula [pa<rewla] s.f., parola; fras.: na parula! quando una cosa risulta piuttosto difficile, complessa; magnrs l parul non pronunciare le parole per intero, abitudine molto ricorrente fra la gente dei nostri paesi; prov.: a parul d fssa ngi stin rspst alle parole dette dagli imbecilli meglio non rispondere.

parcchj [pa<rikkj] agg. pron. e avv., parecchio; s.m., coppia, pariglia: nu paricchj d vuv una coppia di buoi.

parlatura [parla<tiwra] s.f., parlata, vernacolo, modo di pronunciare, cadenza: tjj na parlatira tsta parla un dialetto aspro, pesante.

parlej [par<lj] v.tr. e intr., parlare, chiacchierare, conversare, vuotare il sacco, avere un rapporto di familiarit o di amicizia con qualcuno; fras.: prla mbrscia chi spiffera tutto senza riflettere; nz prla ch la sur ha interrotto i rapporti con la sorella; prov.: parle quand pscia la gallina parlare quando piscia la gallina, ovvero mai.

parttri [part<tarj] s.m., chi ha una quota parte su terreni o fabbricati: chlla chesa nz spart ca s dic parttri quella casa non si divide perch di dieci proprietari.

partita [par<rojta] s.f., 1)quantit di merce, partita; 2)incontro, gara; 3)gregge: tr partit d pqura le pecore di tre proprietari.

partjj [par<rojj] v.tr. e intr., 1)partire, fig. morire, impazzire: steva p partjj stava per morire; partut d cccia diventato pazzo; 2)fare la divisione: part partut quote parte gi assegnate; vd. spartjj.

parznqul [parts<nakwl] s.m., chi coltiva i terreni in base a un contratto di colonia o mezzadria; poes.: ru patrun strlch e ru parznqul il padrone saccente e il colono (in di Ciero, Strlamb . . ., p.15); dispr.: r parznqul i testicoli.

pasc [<pa] v.tr. e intr., condurre al pascolo, mangiare al pascolo: ra i pasc l vacch pu solo pascolare le mucche.

psma [<pasma] s.f., tosse che provoca difficolt respiratorie; sc cchiappeta na psma sei raffreddatissimo.

Psqua [<Paskwa] s.f., Pasqua; fras.: Psqua d la rusa la Pentecoste; fig.: ste gn na Psqua stare gioioso e spensierato; prov.: Natel ch ru sulun Psqua ch ru tzzun Natale con il sole Pasqua con il tizzone; quand Psqua vjj d majj quando Pasqua viene di maggio.

pasqualtt [paskwa<lott] s.m., asse da stiro con le punte rotonde e piu largo da una parte, adoperato dal sarto per stirare le maniche.

pasquarlla [paskwa<r&lla] s.f., Epifania; prov.: la jurneta a pasquarlla allnga d nu pss d gallnlla la giornata allEpifania pi lunga di un passo di gallina; ad Agnone la festa dellEpifania caratterizzata dal tradizionale bacio del Bambino.

pasqutta [pa<skwuetta] s.f., lunedi in Albis; al presente il luned di Pasqua si organizzano divertenti scampagnate o piacevoli gite, mentre non molti anni fa gli agnonesi si recavano sul monte Calvario per trascorrere una giornata allaria aperta fra parenti e amici (in Meo, Le Feste . . ., p.49).

passnd [pas<sand] s.m., passante dei pantaloni dove si infila il cinturino.

passarill [passa<rjell] s.m., passero: fe l fridd, cn armst schtta r passarill fa freddo, ci sono rimasti solo i passerotti.

passatura [passa<tawra] s.f., passerella, ponticello provvisorio, tavole messe da riva a riva su un piccolo corso dacqua; vd. paghej.

passatlla [passa<t&lla] s.f., gioco che consiste nellordinare una certa quantit di vino o di birra e nel farsela passare lun laltro secondo gli ordini di chi regola la partita padrn e stt, che fanno bere o tengono a bocca asciutta chi vogliono.

passun [pas<sawn] s.m., albero di olivo, palo in legno per recinzione, per sostenere pergolati o alberi da frutta, ecc.: pute r passun potare gli alberi di olivo.

passej [pas<sj] v.tr. e intr., 1)attraversare, superare, scavalcare, guadare: c pssa nu uatt ch la pzza mmcca ci entra senza problemi; fig. stia frisc a passe lcqua! ahi voglia a sormontare tali ostacoli!; trad.p.: passe alla rusa passare alla rosa (vd. vndatira); 2)trapassare; j passet da part a part gli entrato da una parte e gli uscito dallatra; 3)accettare, perdonare: cijja passe devo far finta di niente; 4)dare, cedere, nei vari giochi cedere la mano: j pssa pur l magniaj gli offre da mangiare gratis; 5)strofinare, applicare: ca psse nu nguind ci devi spalmare una pomata; 6)ridurre in poltiglia, passare: patate, verdure, pomodori, ecc.; 7)sembrare: passe p sciim far finta di essere scemo; 8)essere promosso: passet stt a ru bbangh non stato promosso; 9)andare avanti, mutare condizione: passet a fe ru midch ora fa il dottore; 10)vagliare, setacciare: passe la farina setacciare la farina.

passeta [pas<sta] s.f., 1)picchiata, colpo o seguito di colpi riconducibile allatto del percuotere: j t lajj ftta na passeta ch nu stajul lho picchiato di santa ragione con un randello; 2)breve applicazione o trattamento: na passeta d culur una mano di colore; 3)tanto, molto: nngu a ttta passeta nevica copiosamente.

passggiar [passd<d#jear] s.m.p., scherz. pidocchi o vermi del formaggio.

passell [passel<la] voce per allontanare i cani.

psta [<pata] s.f., pasta, maccheroni, pasta dolce; psta cascavll latte bollito, cagliato e ridotto in pasta per fare i caciocavalli; pasta d pen impasto lievitato di farina e acqua per fare il pane; la psta la liva aunn sflccia la pasta delle olive frante questanno tende a sfilacciare (schizzare) sotto le presse.

past [<pat] s.m., cibo, alimento, pasto: ch la scamrza ng facc past con la scamorza non mi sazio.

pastneca [pat<nka] s.f.bot., Pastinaca sativa pastinaca.

pastura [pa<tewra] s.f., cavezza che si lega alle zampe anteriori delle bestie mentre pascolano, per non farle allontanare: mtt la pastura a ru cavall mettere la pastoia al cavallo; vd. mbasturej.

pastcc [pa<titt] s.m., confusione, pastrocchio, imbroglio.

pastren [pa<strn] s.m., pesante cappotto invernale per uomo.

pasturlla [patu<r&lla] s.f., pastorale di Natale; trad.p.: il 21 novembre festa della Madonna delle Grazie, segna per gli agnonesi linizio delle festivit natalizie; durante le celebrazioni religiose, un tempo nella chiesa di San Pietro oggi in quella di San Marco, di cui la prima si tiene allalba, come da molti anni, viene eseguita la prima pastorale suonata da un gruppo di musicanti locali che si riunisce per loccasione. La melodia fu composta nella seconda met dell800 dal musicista agnonese Filippo Gamberale (Agnone 1825-1904), (in Meo, Le Feste . . ., pp. 173-175).

pataniall [pata<njeall] s.m. (f. patanlla), fig. bimbo paffutello, rotondello, uomo basso e grassoccio, bimba sana e ben nutrita, donna bassa e bene in carne; vd. zlltt.

patena [pa<tna] s.f., 1)patata, qualit locali: tnna, lnga, rscia, patanlla; fras.: paten abblet patate ricoperte di cenere; l paten tian prassia pglia le patate hanno molte foglie (parte epigea fuori dal terreno); variet locali: tnna, lnga, rscia, patanlla; ru pducchj d l paten la dorifora; prov. la patena ra sndjj la cambena la patata non deve essere seminata profonda (deve sentire il suono della campana); dim. pataniall (si danno in pasto ai maiali); 2)vagina; vd. ciccia.

patll [pa<t&lla] s.f., rotula del ginocchio; vd. spatllej.

patjj [pa<tojj] v.tr. e intr., soffrire, sopportare, provar dolore fisico e morale, far patire; nu uagliun patut un ragazzo che ha sofferto; prov.:p ru pccatur pat ru just per il peccatore subisce ci si comporta bene.

patrun [pa<trawn] s.m., 1)dominatore assoluto, proprietario, datore di lavoro; 2)nel gioco della passatella, uno dei due arbitri delle bevute; vd. passatlla.

patrnustr [patr<nwotr] s.m.p., peduncoli vertebrali: t s cndan r patrnustr ti si contano le vertebre, si dice a persona eccessivamente magra.

patretrn [patre<t&rn] s.m., il Padre Eterno; fig.: quir midch m smbra nu patrtrn quel medico mi sembra il padreterno.

patrunel [patru<nl] agg., che ha il padrone, affezionato ad una sola persona: ss cavll patrunel quel cavallo abituato solo al suo padrone.

patll [pa<tull] agg., pasciuto, grassoccio, tarchiato, massiccio: Dd r bndica ste patll patll Dio lo benedica ben pasciuto.

pazzarjja [patta<rojja] s.f., manicomio, casa di cura, ospedale psichiatrico; fig. ambiente in cui regna una gran confusione.

pazz [<patts] s.m. e agg., pazzo; prov.: pazz e pccrill Dda raita pazzi e piccini Dio li aiuta

pec [<pt] s.f. e agg., 1)pace, concordia di intenti, tranquillit; fras.: n fatt pec si sono rappacificati; pec e sunn si dice al piccino che sta per svegliarsi o l l per addormentarsi; 2)pari, patta: stem pec non avanzi nulla; vd. paraptt.

pela [<pla] s.f., 1)pala; fras.: la pela p nfurne e sfurne l pen la pala di legno per infornare e sfornare il pane; la pela pe fe candir la pala di legno per ventilare il grano; 2)recipiente che serve agli infermi per soddisfare i propri bisogni corporali senza alzarsi dal letto.

pen [<pn] s.m., pane; l pen sammaglicca il pane si appallottola perch crudo; pen cutt il pane cotto condito con poco olio e sale costituiva il pasto principale dei pastori transumanti; le pen mbuss all vin il pane bagnato al vino, la merenda di quando eravamo ragazzi; trad.p.: l pen nzra mtt mia sttspr secondo lantica tradizione il pane non si deve capovolgere perch si copre il volto di Dio, che rappresentato sulla pagnotta dalla croce tracciata o fatta simbolicamente prima di infornarla; s l pen csca ndrra sra vasce visto che il pane rappresenta il corpo di Cristo se cade per terra si deve baciare e rimettere sulla tavola; prov.: mazzet e panll fian r figlj bbll btte e panette fanno i figli belli; pen e snza mazz fian r figlj pazz pane senza percosse fanno i figli pazzi;pan e vin vnga e Dda ch m mandnga pane e vino venga e Dio che mi aiuti; pen accattet pen allanghet in tempi di carestia il pane comprato era un lusso.

pen d ru cuc [<pn d ru ku<ku] s.m.bot., Orchis morio orchidea minore, giglio caprino.

pen d srpa [<pn d <s&rpa] s.m.bot., Arum italicum gigaro chiaro.

pepa [<ppa] s.m., papa; il 19 marzo 1995 Papa Giovanni Paolo II ha visitato il Molise e la citt di Agnone; prov.: tr s r putind ru pepa ru r e chi nd nind tre sono i potenti il papa, il re e chi non a niente.

per [<pr] agg., 1)pari, uguale: ta mtt ch ru per sjja devi avere a che fare con persone che hanno la tua stessa condizione sociale; fig. fe ru per e sper regolarsi, vedere i pro e i contro; 2)parere, sembrare: m per!

pesa [<psa] s.f., legatura che presenta due cappi opposti, tipo lallacciatura delle scarpe; anche pastta.

pbblcuj [pbbl<kwoj] v.tr., divulgare, diffondere: l pbblcut ru prjt lla chisa lo ha reso noto il prete in chiesa.

pcgna [p<kaa] s.f., pennichlla, dormitina; vd. ccgna, pnca.

pccllet [pttl<lt] s.m., ciambella di pasta dolce lievitata. MISCISCHIA

pccndun [pttsn<dawn] s.m., scalpello per tagliare le pietre con precisione.

pcchet [pk<kt] s.m., peccato; prov.: chi tjj r dibbt rra paghe chi tjj r pecchia rra chign chi ha i debiti li deve pagare chi ha i peccati li deve piangere; s dic ru pcchet e n ru pccatur si dice il peccato e non il peccatore.

pcchia [<pekkja] s.f., chiazza, patacca: ru cavallcc tjj na pcchia gghinga mbrnda il puledro ha una macchia bianca in fronte; dim. pcchitlla.

pcchiat [pk<kjeat] agg., 1)picchiatello, di persona un po' tocca di cervello: nanz pcchiat d cccia un po' matto; 2)picchiettato.

pcchus [pk<kiws] agg., cavilloso, puntiglioso, piccoso: n l sapiva ca iv asc pcchus non lo sapevo che eri cos capriccioso.

pcciun [pt<tsawn] s.m., 1)piccione; fras.: qunda pccun stin ngiima a ru cambaner quanti piccioni stanno sul campanile; purte r pccun alla fgliata regalare i piccioni alla partorita, che secondo la credenza del popolo quando li mangia in brodo produce pi latte; fig. persona semplice, ingenua, che si fa facilmente raggirare; canz. la zita: due tortorlle e mezzo piccingin due tortorelle e mezzo piccioncino; 2) scarpa vecchia, malridotta; dim. pccingill.

pcciunira [pttju<n$jra] s.f., piccionaia; fig. raduno di ragazzi che fanno chiasso: friscat ch pcciunira! accipicchia quanti bambini!; vd. uagljnmra.

pdacchj [pe<dakkj] s.f.p., calcole, regoli del telaio, che, alzati o abbassati dalla pressione del piede di chi tesse, aprono o chiudono le fila dellordito.

pdgra [p<dagra] s.f., gotta, podagra.

pdel [p<dl] s.m., albero:nu pedel d nuc un albero di noci.

pdeta [p<dta] s.f., 1)colpo inferto con il piede; fig. raccomandazione: p ndre avita na bblla pedeta nghur per avere quel posto c voluta una buona raccomandazione; 2)impronta del piede: la pedeta d ru cgnel lorma del cinghiale; 3)rumore di passi: sarcansc lla pdeta si riconosce dal rumore dei passi; 4)passo: nz friccca d pedeta non si muove di un passo; 5)la superficie orizzontale del gradino.

pdcchus [pdk<kiws] agg., pieno di pidocchi, povero, miserabile, avaro, spilorcio: tjj tutt chll csra ca pdcchus possiede tutte quelle case perch avaro.

pdciin [pd<tajn] s.m., sostegno, appoggio; base in pietra collocata agli angoli della stanza su cui appoggiata la lmia, copertura le cui superfici sono incurvate ad arco; fig. angolo: pdciin d ru matarzz angolo del materasso.

pdmnda [pd<m&nda] s.f.p., fondamenta, basamento; scherz.: tjj l pdmnda vun ha i piedi grandi.

pdngun [pd<gawn] s.m., la parte basale del tronco di un albero comprese le radici: p spacche quir pdngun ra schmu sngu per spaccare la base di quel tronco deve sudare.

pdnzlla [pdn<dzella] s.f., marza, talea, rametto da innestare.

pdvlla [pd<v&lla] s.f.p., piedi mal ridotti, deformati.

pdun [p<diwn] pron., per ciascuno: d pdun un po' ciascuno.

pducchj [p<dwokkj] s.m., pidocchio, afide (delle ortive, fave, rose, fruttiferi), dorifora (delle patate): la chicchiara fe r pducchj chiacchierare a lungo e inutilmente, significa perdere tempo e denaro; nacciacchet d pducchj! ha conosciuto veramente la fame; fig. pducchj arrabbuttet povero insuperbito; vd. paten, plg, zzir.

pdul [p<dwol] s.m., pedule, la parte della calza che veste la pianta e il calcagno del piede: t s cavtut ru pdul d la clza ti si bucato il calcagno della calza.

pgliaj [p˰<jeaj] pv.tr. e intr., 1)mettere a fuoco, incendiare, bruciare: ru fuch pglia scattet il fuoco non arde come dovrebbe; 2)prendere, pigliare: s l pegliata se l presa.

pgnater [pˣa<tr] s.m., chi fa o vende pignatte.

pgniata [pˣ<jeata] s.f., 1)pentola, pignatta di terracotta con due manici dove di solito si fanno cuocere i fagioli sul fuoco; fig.: m simbr na pegniata fasciul a chi borbotta e si lamenta di continuo; ru dfitt d la pgniata r se ru cupirchi il difetto della pentola lo sa il coperchio; ru juch d la pegniata gioco della pentolaccia, nel quale i giocatori, con gli occhi bendati, tentano, uno dopo laltro, di rompere con un bastone una pentola sospesa in alto; 2)laterizio forato a forma parallelepipeda impiegato nella costruzione di solai; dim. pgnatlla, pgnatiall.

pgnul [pˣ<wol] s.m. e agg., 1)pinolo, i semi del pino contenuti nella pigna; 2)pignolo, meticoloso.

pjtt [p<j&tt] s.m., piatto: s mss quattruua a ru pjtt si sistemato bene; dim. piattin, accr. piattun.

pjj [<p&jj] agg., peggiore; fras.: p ste mglj stingh pjj per stare meglio st peggio; m pjj Sgnur! Speriamo che continui cos!; m pjj dctt quir ch s r purteva lcqua mai peggio disse quello che veniva trasportato dalla corrente, visto che peggio di cos non poteva andare.

pjnca [p<j$nka] s.f., piaga, lacerazione della pelle: na pjnca a na cssa una ferita vistosa ad una gamba; fig. macchia, chiazza.

pjnz [p<jundz] s.f., bigoncia: nu pjnz d must una bigoncia di circa 50 lt. di mosto; una bigoncia di uva; nu pjnz d stabbl una bigoncia (che si apre alla base) di letame.

pldracchj [pl<drakkj] s.m., asinello.

plej [p<lj] v.tr. (rifl. plars), 1)asportare peli o penne, tagliare a zero i capelli: schtta allasn n j s pila la cccia solo allasino non si pela la testa; 2)sbucciare, pelare: patate, pomodori, carote, ecc.; 3)spillare il denaro senza scrupoli: j plet r sld d la pnziun gli ha spillato i soldi della pensione; 4)provocarsi ustioni pi o meno gravi per accostamento o esposizione a calore eccessivo; fras.. s pleta na cssa ch lcqua d ru cuttrill si scottata una gamba con lacqua del paiolo; s peleta la lnga si scottata la lingua.

plnda [p<l&nda] agg., che scotta.

plun [p<lwn] s.m., abbeveratoio della fontana: ru plun ste smbr chiin dcqua labbeveratoio sempre pieno di acqua.

plgnill [plg<njell] s.m., piccolo pulcino; fig. ru plgnill d la mmma detto ai piccoli per vezzeggiarli.

plgiin [pl<d#ajn] s.m., pulcino; fras.: la jcca a scugniat r plgiin dalle uova della chioccia sono nati i pulcini; t sci mbuss gn nu plgiin ti sei bagnato come un pulcino finito nellacqua; canz. Thmma bblla thmma: natinitmma natinitmma r plgiin stt lla gnna; fig.: tnajj r plgiin ngnna avere il catarro bronchiale che fa emettere rantoli.

plir [p<ljer] s.m., origano; tipiche erano le donne in costume che venivano a vendere lorigano ad Agnone da Campochiaro.

plnia [p<linja] s.f., tabe, malattia del sistema nervoso che colpisce inizialmente le radici spinali posteriori e si estende progressivamente alle fibre dei cordoni posteriori del midollo spinale.

pluma [p<liwma] s.f., bioccolo di polvere, sottili filamenti che rivestono alcuni frutti; vd. lantta.

plus [p<liws] agg., peloso: ricch plus ricco peloso, chi in realt non lo .

pllastr [pl<latr] s.m., 1)pollo; la gallina ch n ftet smbr pllstra v chiameta la gallina che non ha fatto luovo sempre pollastra viene chiamata; fig. ragazza bella e giovane; 2)espettorato, catarro dei bronchi espulso dalla bocca mediante la tosse o il raschiamento di gola; quir vicchj t cccia cirt pllstr! quel vecchio espelle certi sputi di catarro!; 3)morto; c scut ru pllastr si suol dire quando in un incidente muore qualcuno; dim. pllastrill.

pll [<p&ll] s.f., 1)pelle; fras.: ftta la pll d la gallina gli si accapponata la pelle per freddo o emozione; ngzi d pll ngzi d cubbll chi alleva il bestiame costantemente a rischio perch gli animali per malattia possono morire; fig. j ftta la pll lo ha ucciso; 2)ubriacatura.

pllccrs [pllt<t&rz] v.rifl., picchiarsi, azzuffarsi, accapigliarsi; prov.: ru cun pllcciater prta smbr la pll scarceta il cane litigioso ha sempre la peggio.

pllcchia [pl<lekkja] s.f., 1)pelle floscia e cascante: chlla vcchia t ppis l pllcchj quella vecchia ha la pelle flaccida; 2)pelle grassa di copertura degli animali, carne scadente: ru macller m det d pllcchj il macellaio mi ha dato la carne di cattiva qualit.

pllnia [pl<linja] pinvasione dei pidocchi pollini, pidocchio di gallina DAM 1488, EDP 307,298; VINC 141, RIP169. retto bestie verificare.Mastronardi, Di Pasquo.

pllitr [pl<litr] s.m., puledro: la jumnda fatt nu pllitr ruscicchj la giumenta ha partorito un puledro rossiccio; vd. vannin.

plujja [p<lwojja] s.f., pioggerella.

pluslla [plu<s&lla] s.f.bot., Hiaracium aurantiacum pelosella.

plvizz [pl<vitts] s.m., bufera di neve; vd. splvin, spulvrzz; anche plvin.

plzntt [pldz<nett] s.m., piccolo paiolo di rame, con tre piedi ed un manico, che un tempo pi di oggi veniva usato per cucinare sul fuoco; fig. didietro: tnajj ru plzntt essere fortunato.

pmmadura [pmma<dewra] s.f., pomodoro: l buttglj d pmmadur le bottiglie di salsa di pomodoro; fig. bernoccolo, ematoma, bozzo: s ftta na pmmadura mbrnda si procurato un bozzo in fronte; volg. vagina; dim. pmmadurlla; vd. ciccia.

pmmadurlla [pmmadu<rella] s.f.bot., Solanum nigra erba morella.

pendandff [pendan<diff] s.m., pendentif, gioiello appeso alla collana e cascante sul petto.

pendaulva [pendau<liva] s.f., personaggio femminile della canzone thmma bblla thmma legato alla leggenda di Conte Maggio e Verde Oliva; vd. thmma.

pndun [pn<dawn] s.m., un appezzamento, una misura imprecisata di terreno lavorato spec. di vigna; per molti ru pndun misura meno di 100 mq e termina con un solco per lo scolo delle acque na rsra; vd. ordn.

pndlla [pn<della] s.f., puntina, specie di chiodo corto e sottile con testa grande e rotonda, che adoperano i calzolai per imbullettare le scarpe; vd. smigg.

pnca [<penka] s.f., pennichella, dormitina; dim. pnchlla; vd. ccgna, pcgna.

pnrun [pn<rawn] s.m., macigno di pietra munito di apposito gancio, legato ad un verricello turctur su due anelli di ferro crll pendenti da una trave; facendo girare il verricello mediante due barre l varr di legno infilate in appositi buchi, il macigno si solleva da terra fornendo una forte pressione su un tavolo chiangun sovrapposto alle vinacce, dalle quali uscir il mosto; vd. turctur, nzrt.

png [<pend#] s.m., 1)coppo, tegola curva leggermente conica; 2)mesenterio del maiale: ru pnge si mette nella salsiccia di fegato.

pngiaj [pnd#<jeaj] v.tr., comprimere, pressare.

pngiutt [pn<d#wott] s.m., cuneo per spaccare le pietre.

pngunlla [pgw<n&lla] s.f., 1)bella ragazza; 2)vulva; vd. ciccia.

pnnzzar [pn<nattsar] s.f.p., ciglia: l fmmn s pttan l pnnzzar dllucchj le donne si fanno le ciglia.

pnnazziaj [pnatts<jeaj] v.tr., battere, muovere le ciglia.

pnn [<p&nn] v.intr., pendere, penzolare, essere inclinato; fig.: l sacc jjj ch m pnn! lo dice chi ha molti problemi.

pnnllssa [pnnl<lessa] s.f., grosso pennello rettangolare usato dagli imbianchini.

pnntta [pn<netta] s.f., difetto, neo, pecca: jrtruveta la pnntta gli ha trovato il difetto.

pnnill [pn<njell] s.m., pennello, pennello per insaponare la faccia prima di radersi; dim. pnnllucc.

pnzz [p˒n$tts] s.f.p., lupini.

pnzej [pn<dzj] v.tr. e intr., pensare, riflettere, ideare; fras.: pinz a r dibbt mjja pensi ai miei debiti; pnze all pqura alla Puglia pensare alle pecore alla Puglia, a chi sta pensieroso; mttj num ng penzej non pensarci proprio, non si far mai.

pnzir [pn<dzjer] s.m., 1)pensiero, idea, modo di pensare; 2)preoccupazione, cruccio, angoscia; fras.: r pnzir fian ple la cccia i pensieri fanno perdere i capelli; vata a chi n ndjj pnzir beato colui che non ha pensieri.

ppgn [p<pe] s.f., capezzolo; vd. ppizzr.

ppliaj [pp<ljeaj] v.intr., 1)pigolare dei pulcini o degli uccelletti da nido; 2)suonare ripetutamente il clacson di un autoveicolo per chiedere strada; fig.: r ftta ppliaj lo ha fatto scappare.

ppizzr [p<pittsr] s.m., estremit, pizzo, punta, capezzolo; vd. ppgn.

pptta [p<p$tta] s.f., bambola; fig. donna dai lineamenti perfetti ma inespressiva.

ppparlla [pppa<r&lla] s.f., pipa,; fig., cannella, tubicino da dove fuoriesce lacqua.

pputt [p<pwott] s.m., pupazzo, fantoccio; fig.: persona che si comporta con leggerezza, uomo di paglia.

pqura [<p&kwra] s.f., pecora; fras.: pqura strpa pecora sterile; na mrra d pqura un gregge di pecore; prov.: mer a chlla pqura ch n mbuu la lena guai a quella pecora che non riesce a sopportare la lana, guai a quella persona che debole.

pqurera [pkw<rra] s.f., carne cucinata alla pecoraia. MISCISCHIA

pqurer [pkw<rr] s.m., pastore, pecoraio; canz.: ru pqurer quand v lla Puglia/dic lla mglj accngiam ru zzin/ch leca ch ru fil e ru dtel/ca quand arvingh jjj tarprt ljn/e mittc ru spech e pur la sglia/mjja accunge l scarp lla Pglia; prov.: pen cutt e piad assutt s la salut d ru pqurer pane cotto e piedi asciutti sono la salute del pastore; chign ru pqurer quand scicca rid quand s mgna la rctta piange il pastore quando nevica ride quando mangia la ricotta; quand l pqura vian lla Pglia tuglj la zppa e vallarpnn quando le pecore ripartono per la Puglia, bisogna riporre gli attrezzi della campagna perch linverno prossimo.

przza [p<rattsa] s.f., Pyrus pyraster pero selvatico.

prdnza [pr<d&ndza] s.f., perdita, danno, svantaggio; prov.: add ste ust ng ste prdnza dove c gusto non c scapito; vd. rfsta.

prdjj [pr<dojj] v.tr., perdere, restar privo, riuscire sconfitto, non trovare pi: fe pird e spicc liberarsi pur rimettendoci; prdut asn e capstr ha perso asino e capestro, non ha pi niente.

prpacchj [pr<pakkj] s.m., gioco di ragazzi in cui si faceva la conta, e chi veniva designato dalla sorte nascondeva un fazzoletto che gli atri dovevano cercare di ritrovare pronunciando la formula gridata: prpicchj e prpacchj ecc

prtta [p<retta] s.f., 1)interruttore a pulsante applicato allestremit di un filo elettrico; 2)fiasco di vino: cm caleta na prtta ci siamo scolati un fiasco di vino.

prill nellespr. a ru prill quando la famiglia andava in campagna, per esempio a mietere in un appezzamento esteso, la sera al rientro il capo famiglia chiedeva: add t arrviat? di solito gli veniva risposto: a ru prill, un riferimento inesistente che voleva significare abbiamo fatto quanto potevamo; vd. rdn.

prruzz [pr<rwotts] s.m., persona bassa e tarchiata; dim. prruzzll.

prtusa [pr<tewsa] s.f., asola, occhiello dove si introduce il bottone; anche bbrtusa.

prtull [pr<twall] s.m., arancia.

prugn [p<ru] s.m., prugnolo, Prunus spinosa, comune nelle siepi e nei boschi, con frutti a drupa nero-bluastri, di sapore aspro: lla Macchia gn lna fe l vin ch r prugn? in contrada Macchia nei pressi di Capracotta come debbono fare il vino, con le prugnole? Questo perch non vi sono vigne.

prziun [pr<tsawn] s.f.des., processione; prov.: la prziun add sc luch arrndra la processione da dove esce rientra.

przunll [prtsu<nell] s.f.p., persone piccole, generalmente riferito ad un piccolo nucleo familiare: saim tr przunll.

psand [p<sand] agg., pesante: n nfe arraia patrt ca tjj l mian psand non fare inquietare tuo padre perch con le sue mani grandi e robuste picchia forte; fig. noioso, insopportabile.

pscastr [p<skatr] s.m., porcellino, maialetto: auann cma crsc nu pscastr questanno dobbiamo allevare un porcello; vd. purch.

pscun [p<kawn] s.m., grossa pietra, macigno; vd. mrrcn, mrgia, murgiun.

pscnna [p˧<&nna] s.f., pisciata, quantit di urina da mandar fuori o gi emessa: tingh arpsta na pscnna sca m s ftta daciit non urino da lungo tempo e forse la pip si inacidita.

pscia [<pea] s.f., pesce; prov.: la pscia grssa sa magniata smbr chlla cnnna il pesce grande si mangiato sempre quello piccolo.

psciaiul [p˧ja<jwl] s.m., pescivendolo: mnut ru psciaiul d Vast venuto il pesciaiolo di Vasto.

psciarlla [p˧ja<r&lla] s.f., filo di acqua o di altro liquido che fluisce o cola: t cula ru sdaur a psciarlla grondi di sudore; tnajj la psciarlla bisogno impellente e frequente di orinare.

psciarill [p˧a<rjell] s.m., identificata nella zona di vico Orlando.

psciatur [p˧ja<tiwr] s.m., vaso da notte, pitale: proima tnvan ru psciatur sotta ru litt fino a qualche decennio fa nelle case il pitale si teneva sotto il letto; fig. cosa vecchia, sfasciata, che non serve: nu psciatur d mchna una macchina scassata.

psciaj [p˧<jeaj] v.intr., pisciare, far pip: quand sci net tuu jjj ggi psciava mbccia a ru mur quando sei nato tu io gi pisciavo vicino al muro, gi ero grandicello; prov.: va pscia lla pglia ca n nfia rmmur vai a pisciare alla paglia che non fai rumore; fig.: j psciat mmian lo ha mal pagato.

psciat [p˧<jeat] s.m., pip, urine: clla gn l psciat bevanda calda.

pscitta [p˧<j$tta] s.f., membro, pene; vd. cazz, clla, rjlla, sdajlla, squacciapaten.

psciutt [p˧<jwtt] s.m., 1)cannello di ghiaccio che si forma negli stillicidi di fontane, grondaie, ecc.; 2)pene.

psciuttll [p˧jut<till] s.m., piccolo pene, voce adoperata per vezzeggiare i bambini maschi: ru psciuttll d la mmma, d la nnna.

psclla [p<skolla] s.f., pozzanghera: cadut d chur dndr lla psclla caduto di sedere dentro la pozzanghera.

psej [p<sj] v.tr., pesare; prov.: n r pisa nscina vlngia non lo pesa nessuna bilancia, persona furba, astuta.

psl [<pesl] s.m. e agg., 1)soffitta, sottotetto; jit a ndurze tutt ammnd a ru psl andate a depositare tutto in soffitta; 2)pronto, vigile: statt rcchj psl stai con gli orecchi drizzati, stai attento; 3)psl psl con prudenza, cautela, attenzione: acchiapptr psl psl prendetelo delicatamente.

psliaj [psl<jeaj] v.tr., soppesare, sentire e valutare il peso di qualcosa; fig.: ggi rajj psliat gi ho capito di che pasta fatto.

psll [p<sell] s.m., pisello; fig.: j mnga ru psll un po scemo.

pslltta [psl<letta] s.f.bot., Lathyrus aphaca afaga.

psrlla [ps<rella] s.f., panchetta, sgabello di legno senza spalliera.

psriall [ps<rjeall] s.m., cosa pesante; fig. quir nu psriall quello pesa molto.

psspr [ps<sopr] avv., di sopra.

psstt [ps<sott] avv., di sotto.

pst [<p&t] s.f., 1)peste, pestilenza; 2)tanfo; 3)bambino insopportabile.

pstiaj [p<tjeaj] v.tr., pestare, premere, pigiare, ridurre in polvere, sminuzzare; fras.: t pist ngurp ti metto sotto i piedi; n mbstia ca m abbsch rivolto ad un bambino irrequieto: non battere i piedi ripetutamente per terra altrimenti hai le botte; s m pistn ru pid m stingh ma s m pistn ru cll. . . se mi pestano il piede resisto ma se mi pestano il callo reagisco.

pstill [p<till] s.m., pestello di legno che serve per tritare il sale nel mortaio, se pi grande si usa per schiacciare il pastone vrvun del maiale e quando si vendemmia per spingere luva dentro la pigiatrice e calcare le vinacce nel torchio; fig.: persona bassa e robusta, bambino piccolo e pieno di vita.

pstima [p<t$jma] s.f., postema, raccolta purulenta; fig. m ftta fe l pstima ngurp mi ha procurato tante amarezze.

ptccia [p<tatta] s.f., fig.: ragazza prosperosa, di forma ben sviluppata: fe lamur nghlla ptccia fidanzato con quel pezzo di ragazza.

ptira [p<tajra] s.f.p., forze, energie, vigore: puvrill jammangn l ptira! poverino gli mancano le forze!

ptculzz [ptku<letts] s.f.p., chiacchiere, fesserie, cose o fatti di poco conto.

ptpunght [pt<pugt] voce che indica il cadere di un corpo per terra.

ptter [pt<tr] s.m., chi fa peti, scoregge: t s sbrtiata la vina pttera si suole dire a chi scoreggia ripetutamente.

pttill [pt<till] s.m., 1) piccolo peto; 2)bambino piccolo e esile.

ptitt [p<titt] s.m., boccale di circa tre litri; poes.: lassa lla cavita ru ptitt e lascia alla buca accanto al caminetto il boccale (in Di Ciero, Strlamb . . ., p.64).

ptcc [p<t$tt] s.m., pezzetto di un qualsiasi oggetto; fras.: r fatt ptcc ptcc lo ha ridotto a brandelli; nu ptcc d tura un pezzettino di tavola; vd. cing.

ptica [p<t$jka] s.f., 1)bottega: fe chesa e ptica sta comodo perch ha tutto vicino; 2)patta; scherz.: aujj l ptich stian chus oggi le botteghe sono chiuse, si dice a chi ha i pantaloni sbottonati.

ptrer [p<trr] s.m., zona ricca di pietre; ru ptrer chiamata cos via F. A. Marinelli, vicolo che porta alla circonvallazione e alla Ripa, e che conduce alle chiese di SantAmico e San Pietro.

ptreta [p<trta] s.f., pietrata.

ptrsndr [ptr<sendr] s.m., prezzemolo: sci gn nu ptrsndr, stia mmis a tutt l mnstr sei come un prezzemolo, stai in mezzo a tutte le minestre.

pttet [pt<tt] agg., imbiancato, tinteggiato, pitturato; scherz.: Sand Lica r pttet San Luca lo ha dipinto, detto a persona brutta.

pttn [<p&ttn] s.m., 1)pettine; 2)pettine del telaio che tiene divisi i fili dellordito e serra fra loro le trame.

pttnel [ptt<nl] s.m., pettorale, petto degli animali.

pttnssa [ptt<nessa] s.f., pettine.

pttrel [pt<trl] s.m., striscia di cuoio che passa sul petto degli animali da soma e che, nei finimenti da tiro viene attaccata alle tirelle per trainare: lla csta attcca ru pttrel a ru mul in salita attacca il pettorale al mulo; mitt ru pettrel allasn e attaccjj appriss ru strasciin sistema il pettorale allasino e attaccagli dietro il carro rustico, fornito al posto delle ruote di due lunghe aste ricavate da tronchi dalbero e con un pianale di legno.

pttreta [pt<trta] s.f., lo spazio del vestito che si crea dal petto fino alla cintola, usato per racchiudere o nascondere frutta e altro: na pttreta d mila.

pusa [<pewsa] s.f., posa, deposito, sedimento: l vin tjj la pusa il vino ha la posa.

pzza [<p&ttsa] s.f., 1)pezzo di stoffa, rappezzo, toppa; fig.: truua smbr la pzza a culur trova sempre lespediente per discolparsi; 2) pezzo di terra: na pzza smndeta a fef un pezzetto di terra in cui sono seminate le fave; 3)forma di cacio: na pzza d chesc d quglj una forma di cacio con i vermi; vd. rdn..

pzzeta [pt<tsta] s.f., carne di pecora tagliata a pezzi e cucinata nel paiolo; sagra gastronomica che si svolge la prima domenica di agosto a Prato Gentile di Capracotta; vd. vcca.

pzzet [pt<tst] agg.: chiazzato, con chiazze colorate sulla pelle; prov.: figlj rusc e cun pzzet ravscia accdr appna net figlio rosso e cane chiazzato li dovresti uccidere appena nati, perch secondo una diffusa credenza sono cattivi.

pzzcand [ptts<kand] agg., forte, piccante, frizzante.

pzzchiaj [ptts<kjeaj] v.tr. e intr., pungere, pizzicare, beccare; fras.: j pzzca ngnna gli pizzica la gola; s t pzzca la vspra facc la cruc ch ru cundill secondo lantica credenza, per alleviare il dolore provocato dalla puntura della vespa bisogna disegnare sul pizzico una croce con un coltello; n mbzzchia luua ca t min ngima all mian non staccare gli acini di uva dal grappolo altrimenti ti d le botte sulle mani; ru uall pzzca il gallo pizzica; fig.: c rmast nu pizzch c rimasto male.

pzzchiata [ptts<kjeata] s.f., 1)quanto pu essere preso fra due o pi dita: c vuu nndra pzzchiata d sel ci vuole un altro pizzico di sale; 2)presa in giro con ironia, pizzicata: gn t tuglj la pzzchiata; dim. pzzcatlla.

pzzchill [ptts<kill] s.m., pizzico, pizzicotto: vesc a pzzchill bacio dato dai bambini accompagnato da due pizzicotti sulle guance.

pzzllla [ptts<lella] s.f., pezzolina, pezzuola: mittc na pzzllla frsca mettici una pezzuola fresca.

pzzlla [pt<tsella] s.f., dolce cialda natalizia; limpasto con farina di grano, uova, zucchero e bucce di arance grattugiate serve per fare delle striscette che vengono ordinate una alla volta nellapposito ferro rettangolare, posto in precedenza sui carboni ardenti; vd. firr.

pzzmngrill [pttsmn<grill] s.m., bambino piccolo, pelle e ossa ma vispo.

pzznd [pt<ts&nd] s.m. e agg., povero, pezzente: pzznd e prfdus pezzente e perfidioso.

pzzill s.m., 1)lippa: juche a mzzapzzill o pezztta; 2)piccola pizza ottenuta dai residui di pasta di pane recuperati nella madia; vd. lippa.

pzzuch [pt<tsiwk] s.m., 1)bastoncello ricurvo e aguzzo a unestremit con cui si fanno buchi nella terra per piantare semi e pianticelle; prov.: add arriv chind ru pzzuch dove arrivo infilzo il cavicchio, dove giungo mi fermo; 2)piolo di sostegno della scala, di una sedia; fig.: pzzuch d sggia piolo di sedia, persona bassa; 3)il piantatoio si identifica con il numero uno: rajj paghet nu pzzuch lho pagato un milione di lire; vd. zppill.

pzzut [pt<tsiwt] agg., appuntito, a punta, acuminato; prov.: trppa pzzuta ci ste la pupa, trppa caleta ci ste ru pepa secono la credenza popolare, se la gravida ha la pancia a punta nascer una figlia femmina, se ce lha scesa un maschio.

pzztta [pt<ts$tta] s.f., forma di cacio, piccola misura di terreno; vd. pzza, rdn.

pzztt [pt<ts$tt] s.m., 1)piccolo pezzo di legno, di pietra o di altro materiale; 2)regali: ja det ru pzztt gli ha fatto un regalo in denaro; gli ha dato una regala, lo ha corrotto.

piatter [pjat<tr] s.m., fabbricante o venditore di piatti.

pcca [<pikka] agg. e avv., poco, scarso, esiguo, contato; prov.: gni pcca gguua ogni briciola giova; pcca, malditt e subbt poco, dato in malo modo, ma subito, quando si deve dare o ricevere una cosa; loc. na pcca una certa quantit, alcuni.

picc [<pitt] s.m.p., 1)capricci stizzosi e di breve durata; 2)soldi: c vun r picc ci vogliono di soldi; vd. bbarbttun.

picchj [<pikkj] s.m., 1)picchio; 2)pretesto, cavillo, sofisma: nacchiappe picchj non cominciare con pretesti e lagnanze; 3)persona incaricata a seguire chi non vuole pagare i debiti.

piazz [<pjeatts] s.m., 1)pezzo: quand scumbnn nu fatt iavnzan smbr r piazz quando smonta qualcosa gli avanzano sempre i pezzi; 2)appezzamento di terra: aujj magniam a ru piazz oggi mangiamo nel nostro terreno, in aperta campagna; 2)unit in un complesso di animali: mgn vind piazz d vacch munge venti mucche.

pinr [<pjenr] s.m., penzolo, grappolo, filza; fras.: nu pinr duua, d mila, d pmmadur un grappolo duva, un penzolo di mele, di pomodori; fig.: nu pinr persona pesante, fig. noiosa.

pisch [<pjek] s.m., 1)macigno; 2)cilindro, tamburo di una serratura; ru Pisch appellativo di Pescopennataro (Is).

pitt [<pjett] s.m., petto; fig.: stritt d pitt tirchio, spilorcio.

piglianghur [pia<giwr] s.m., furbo, scaltro, dritto; impr.:vlla a pglinghur vai a quel paese.

pgna [<pia] s.f., dolce pasquale rotondo o a forma di cuore che la fidanzata dona allinnamorato; prov.: la pgna ch nz mbsqua nz cchi "la pigna" o si ha in regalo a Pasqua o mai pi. MISCISCHIA

pind [<pind] agg., pitturato, colorito, macchiettato: fasciul pind fagioli macchiettati; vd. lind.

pinr [<pir] s.m., pillola; vd. palltta.

po [<pio] voce per chiamare i pulcini: po po; vd. cill cill.

pimb [<pjomb] s.m., 1)piombo; 2)al verde, senza niente; fras.: ste pimb a nu pul nel gioco del tressette con le carte napoletane significa non tenere nessuna carta di un seme; ste pimb non avere un soldo.

piomcc [pjo<m&tts] s.m., uomo grande, cicciuto, pingue.

pppa [<pippa] s.f., 1)pipa; fig. lamento lungo e noioso: tattaccheta na pppa ha parlato a lungo; 2)masturbazione maschile, sega; fig.: fars l pipp perdere tempo; vd. pugntta, sica, spchun.

pit ptlla [<pit p<t&lla] voce del gioco fanciullesco non pi praticato, in cui un ragazzo o una ragazza toccava a turno i piedi di altri fanciulli seduti, recitando a ritmo la seguente filastrocca: Pit ptlla/ch lr s bblla/Snda Mria ru scarctur/pit pccun mnit a juc/figlj d rr figli d rr/artra ss pd ca tcca a t; il piede su cui cadeva lultima parola veniva tirato indietro e cos a continuare; chi rimaneva per ultimo pagava un pegno.

pitt [<pitt] s.m., peto, scoreggia; fras.: r fasciul fian fe prassia ptta i fagioli fanno fare molte scoregge; fig.: parle a ptta dsn parlare dicendo cose improprie, corbellerie.

pttra [<pittra]s.f., strato sottile di pasta alluovo tirata con il matterello che, opportunamente tagliata, serve a ottenere vari tipi di paste alimentari.

pula [<piwla] s.f., graticolato di pali sopra il quale si manda la vite, pergolato.

pizza [<pittsa] s.f., pizza, focaccia; fras.:fglia paten e pzza randgn verze, patate e pizza di granone; la pzza scgna pizza azzima, fatta senza lievito.

pizz [<pitts] s.m., pizzo, estremit, cima, angolo; fras.: s vid ru pizz d la sttgnna si vede il lembo della sottana; a nu pizz a un angolo; fig.: mtt a pizz risparmiare, accantonare.

pggia [<p$dd#a] s.f., voce per ordinare agli animali da soma di non muovere le zampe: pggia rusc.

poggiapid [podd#a<p$jd] s.f., appoggio di legno, su cui dopo la ferratura, viene raspato lo zoccolo del cavallo.

pica [<pojka] s.f., pica; prov.: dctt ru curv lla pczza s n nfatjj t miagn cazz disse il corvo alla pica se non lavori non mangi.

pid [<p$jd] s.m., piede, cespo; fras.: pid lggir piede leggero; pid ciupp zoppo ad un piede; nu pid d nzaleta un pide dinsalata; fig.: mogliaddjja j scappn r pid s uej non voglia Dio muore sono guai; smbra ca ra fe nu pid drgan sembra che deve fare unopera darte; mbuste r pid tener duro sulla decisione presa; teria r pid portare sfortuna, per impaurire i bimbi si suole dire: r murt t vin a teria r pid; scherz.: p fart gruss a mtt r pid allcqua per diventare grande devi mettere i piedi nellacqua; dim. pducc; accr. pdun.

pid d gallina [<p$jd d gal<lojna] s.m.bot., ranunculus acris ranuncolo comune.

pid d uatt [<p$jd d <uatt] s.m.bot., Antennaria dioica bambagia selvatica.

poidumen [pojdu<mn] avv., dopodomani; vd. appoidumen.

pila [<pojla] s.f., vasca in pietra con coperchio di legno per conservare lolio: dndr lla pila luglj s mandjj strlamb dentro la pila lolio si conserva limpido e lucente; dim. plzza.

pip dcqua [<p$jp <dakkwa]s.m.bot., Polygonum hydropiper poligono acquatico.

pir [<pojr] s.m., pero; pera, qualit locali: San giunn, raiul, cannlla addurand, duglinisc, zuccarina, spaduna, Sand Nchula, d Natel, muscarll, pira daciit, Sand Pitr, mntra, butina, spaduna d virn, curet (curato), cccia dasn, vscula, spin, d virn.

pita [<pojta] s.f., piet, compassione, tenerezza per gli infelici: t fe mnjj na pita de chure ti fa tenerezza; prov.: chi poita uiaj chi ha piet degli altri avr guai.

plg [<pold#] s.m., 1)pulce; fig.: nu plg d crstian un bambino piccolo; pur r pulg tian la tsc anche le pulci hanno la tosse, si dice quando i bambini vogliono comportarsi da adulti; 2)pidocchio delle piante; vd. pducchj.

plm [<p$lm] s.m., palmo, la distanza che intercorre tra lestremit del pollice e quella del mignolo; fras.: a nu plm da ru chur mjja pun fe chll ch vun ad un palmo dal mio didietro (lontano da me) possono fare quello che vogliono; ch nu plm d lnga dafur con un palmo di lingua fuori.

pmba [<pomba] s.m., irroratrice, macchina manuale, per lo pi a stantuffo con la quale si irrorano le piante; pompa di gomma per innaffiare le piante; pompa idraulica per attingere liquidi; canna da travaso; vd. calztta, udlla.

pmc [<pomt] s.m., pietra pomice; fig.: nu pmc pesa notevolmente.

pnda [<ponda] s.f., 1)punta; m s jleta la pnda ru nus mi si gelata la punta del naso; fig.: d pnda caparbio, puntiglioso; impr.: t s pzza scche la pnda la lnga ti si possa seccare la punta della lingua, rivolto a chi pronuncia vituperi e maldicenze; 2)mal di punta la pnda: pleuropolmonite; med. p.: per guarire il mal di punta si faceva scaldare un soldo di rame che avvolto ad una pezzolina si posava sulla parte dolente e si copriva con un bicchiere, tale calore serviva a sciogliere la sierosa pleurica; loc. na pnda un tantino, un po'; vd. ndcchia, nzgna, scrjja.

pnd [<pond] s.m., ponte; pond d firr il ponte di ferro, sul fiume Verrino e vicino al casino Tirone; pndabbll ponte sul fiume Verrino allimbocco della fondovalle omonima; pnd Scatzza sul fiume Verrino, ai piedi della costa Marella; pnd d la salgccia la grande opera sul fiume Verrino che collega localit Madonnella a c.da Vecchiarelli; ru pnd d ru uallun ru Cirr il ponte sul torrente Cerro; ru pnd Sand Jrch, ru pond forapqura, ru pond d ru Vrrin sulla ex strada statale 86, a partire dal torrente Cerro fino al fiume Verrino.

pnn [<p$nn] s.m., 1)panno, panno di lana paesano pesante tessuto al telaio; 2)velo che si forma sulla superficie di un liquido: ru pnn d l latt il panno del latte; ru pnn d l vin il panno di muffa che si forma sul vino.

pnn [<ponn] v.tr., porre, collocare, mettere; porre sul capo un recipiente, qualcosa da trasportare; a ch aura ma ponn? a che ora dobbiamo mettere le pagnotte di pasta di pane dentro la mslla? era la domanda che le donne rivolgevano al fornaio il giorno prima di recarsi al forno per cuocere il pane; canz.: vaglj lla fnd l pannima a lave/ ngndr lamur mauta a sciacque/m pnn (mi colloca la conca con i panni sulla testa) m spnn cundnda m fe/m strgn a ru chur e m v vascej.

pppa s.f., gemma.

prca [<p$rka] s.f., 1)scrofa; 2)quantit di terreno arato delimitata da due solchi: ajjr facmm na prca d trra p smnde ieri arammo un pezzo di terra per la semina; vd. rdn.

prta [<p$rta] s.f., 1)porta; prov.: uia e mrt arrit lla prta guai e morte dietro la porta; scherz.: mentre bollivano le sagne nel paiolo si diceva ai bambini: chiudit la prta ca scappn l sagn chiudete la porta che scappano le sagne, i pargoli ignari correvano verso luscio e lo accostavano; 2)porta di accesso alla citt; i nomi delle "porte", cos come le chiese, vengono menzionati dagli agnonesi per individuare laccesso al paese e il rione, pur se si conservano solo la porta di San Nicola e larco Semiurno; le porte di accesso alla Citt di Agnone erano sette: porta SantAntonio, porta San Nicola, porta San Pietro o porta Roma, arco Semiurno o porta Napoli, porta SantAmico, porta Annunziata, porta SantEmidio (in Porte e Portali di Agnone, Calendario della Tipografia San Giorgio, anno 1998); vd. purtll.

psma [<p$sma] s.f., amido; prov.: fum, pducchj e psma e panttira snza pen fumo, pidocchi e amido e madia senza pane, come sembrare e non essere.

posopin [poso<pjan] s.m., tartigrado, lento, indolente: ss pospian cmba millnn quel tipo moscio e spensierato campa mille anni.

pss [<p$ss] s.m., passo; prov.: fatt ru pss cchi lungh d la cssa ha fatto il passo pi lungo della gamba.

psta [<p$ta] s.f., 1)fare la posta a qualcuno, sorvegliarne le mosse; 2)bullette per inchiodare i ferri agli zoccoli degli equini; 3)ufficio postale; 4)sito di sosta per gli armenti transumanti; vd. Snda Lucia.

ptr [<p$tr] s.m., padre; patrm mio padre; patrt tuo padre.

ppupp [ppu<ppu] s.f., 1)pop, voce fanciullesca di cacca; 2)escl. sono tutte chiacchiere.

prina [<prajna] agg., gravida, incinta; poes.: la mglj puvrlla chva prina allura sabburtiva p la pina la moglie poverina che era incinta stava abortendo per la preoccupazione (in Nero, Poesie . . ., p. 15).

prassiaj [pras<sjeaj] avv., molto, assai; vd. frica.

prtca [<pratka] s.f., esperienza, conoscenza, competenza; prov.: frza d ggivn e pratca d vicchj forza di giovani ed esperienza di anziani.

prchuca [pr<k&wka] s.f.bot., percoca; fig. bella ragazza; volg. vagina; vd. ciccia.

prcuch [pr<kwok] s.m., pesco; fig. semplicione, buono a nulla; vd. prizzch.

prghej [pr<gj] v.tr., pregare, di chi resto a fare o accettare qualcosa o vuole prima esserne a lungo pregato; fras.: chi v Crist o ch s r priga modo di negare qualsiasi aiuto; n vaglj a prghe r snd lla chisa m prigh a ttj non vado a pregare i Santi in chiesa figurati se prego te.

prjpt [pr<j&pt] s.m.p., preamboli, serie di frasi, discorsi lunghi: n nfe tnda prjpt non fare sproloqui.

prjt [<pr&jt] s.m., prete, sacerdote; fras.: mglj nucchj d prjt ndrra meglio unocchio di prete per terra, si dice quando cade del vino; rcchj d prjt pasta alimentare, conchigliette; jjj a spuglia ru prjt arrivare allultimo momento; anche prut.

prjtuzz [prj<twtts] s.m., prete piccolo di statura, sacerdote poco apprezzato.

prmatcc [prma<titt] agg., di frutta o di ortaggi che maturano in anticipo.

prnspra [pr<n$spra] s.f., peronospora, malattia della vite.

prscia [<pr&a] s.f., necessit o desiderio di far presto: muu r crstian vian tutt d prscia oggigiorno le persone vanno tutte di fretta; vd. mbrscia.

prsel [pr<sl] s.m., escoriazione, piaga, ferita: s fatt nu prsel a ru vrcc si procurato una scorticatura al braccio .

prsndatrm [pr&s&nda<tarm] s.m., aspro rimprovero, ramanzina: madmen j fatt nu prsndatrm questa mattina ha subito un brutto rimprovero; vd. rza.

prsnd [pr<s&nd] s.m., pezzo di lombata di maiale; i contadini quando si uccideva il maiale lo regalavano a parenti e amici: purte ru prsnd a ru cumber regalare un pezzo di lombata di maiale al compare.

prsndus [prsn<diws] s.m. e agg., presuntuoso: ciucc e prsndus ignorante e presuntuoso.

prsndsa [prsn<dosa] s.f., gioiello circolare in filigrana, che per la costante di un giro marginale di piccoli triangoli in oro lucido, accostati luno allaltro in ritmica sequenza con i vertici verso lesterno, sembrava una stella . . . Essa veniva poggiata sul petto, bene in vista, splendida, con al centro due piccoli cuori, simboli damore, o una nave, simbolo del viaggio da intraprendere in due con la vita matrimoniale (in Trombetta, Mondo contadino . . ., p. 148).

prsicc [pr<sitt] s.m., bruciaticcio, lodore acuto di cosa che brucia; pzza d prsicc puzza di cosa bruciata.

prssa [<pr&ssa] s.f., pressa idraulica per spremere le olive, macchina per imballare fieno e paglia.

prsutt [pr<sutt] s.m., prosciutto; canz. dei maggianti ru cutramajj: Signra patrna dacc ru prsutt / s nd cundill daccr tutt; scherz.: Salvatur salvattt slva luss d ru prsutt Salvatore salva tutto salva losso del prosciutto.

prttca [<pr&ttka] s.f., pertica, bure dellaratro; fras.: la prttca p ru stiglj la pertica intorno alla quale si crea la bica di fieno; la prttca p la salgccia la pertica piuttosto sottile su cui viene posta ad essiccare la salsiccia; fig. persona alta e magra; vd. vura.

przzca [<pr&ttska] s.f.bot, Prunus persica pesco; pesca; fig. bella ragazza; dim. przzchlla; vd. prchuca.

przzchill [prtts<kill] voce rivolta ai bimbi con affettuosa tenerezza.

prist [<ptjet] s.m., prestito; prov.: s ru prist fss vun s prstss pur la mglj se il prestito fosse cosa buona si presterebbe anche la moglie; chi prsta ng n rsta a chi presta non gli rimane niente.

prizzch [<prjettsk] s.m., pesco; vd. prcuch.

prdr [<pr$dr] v.intr., prudere, procurare solletico, dar prurito; fig.: j prud gli sorge improvvisamente unidea fantastica, bizzarra.

prim [<pr$jm] v.intr., interessare, stare a cuore, spesso in frasi negative: ch m n prim d iss che me ne importa di lui.

prin [<projn] agg., 1)imbronciato, angustiato, crucciato; fig.: ru timb ste prin nn schtta e nn cripa il cielo annuvolato, immobile, tetro; 2)ingrassato: smbra ca proin gli cresciuta la pancia e assomiglia ad una donna incinta.

prita [<pr$jta] s.f., pietra; fras.: ch j d magnia proit d scium? Visto che non hai un lavoro, che le dai da mangiare pietre di fiume?; jtte la prita e annascnn la mian buttare la pietra e nascondere la mano; chiagnvan pur l prit la vjja piangevano tutti per il forte dolore; cch c tnim na prita p dun rif. al cimitero dove ognuno di noi prima o poi dovr andare.

prit [<projt] s.m., il competente incaricato per unindagine tecnica: p spartjj la trra sra chiame ru prit per dividere i terreni bisogna incaricare un perito.

prucc n n [<prutt <ne <ne] voce per chiamare le pecore; vd. n n.

prucssiun [pruts<sjewn] s.f., processione: la prucssiun d r curnut la processione dei cornuti, che, secondo la credenza popolare si tiene la notte di San Martino; vd. perziun.

puccll [put<till] s.m., asinello; anche pucc.

puffun [puf<fawn] s.m., carbone del granturco.

puff [<puff] agg., ammuffito, andato a male, frutto bacato: l nuc s puff le noci sono ammuffite; fig.: tnajj r dind puff avere i denti cariati; vd. fuff, mcut.

pugntta [pu<etta] s.f., masturbazione maschile; fig.: msa pugntta persona bassa di statura; vd. pppa, sica, spchun.

pulnda [pu<l&nda] s.f., polenta con farina di granone; prov.: la pulnda prima abbtta e pu allnda la polenta prima sazia e poi manda di corpo; vd. frascarill.

pulgiarula [puld#ja<rewla] s.f.des., tasca applicata allinterno a destra, e in corrispondenza dellapertura della gonna, nella quale il pi delle volte le popolane infilavano la mano per grattarsi le pulci.

pulmnjja [pulm<nojja] s.f., polmonite; poes.: Anglmarjja murtt d pulmnjja Angelomaria mor di polmonite (in Nero, Poesie . . ., p. 31).

pulpt [<pulpt] s.m., pulpito, pergamo, fig. persona pesante e monotona: a vdajj pur da chi pulpt vjj la prdca devi vedere anche da quale pulpito viene la predica, quando si sente parlare contro i vizi da chi ben lontano dallesserne esente.

pulput [pul<piwt] agg., polposo, di consistenza carnosa.

pumbej [pum<bj] v.tr., pompare, irrorare: pumbe la vgna irrorare le viti con un preparato di acqua, zolfo, calce e solfato di rame.

pumbtta [pum<betta] s.f., piccola pompa, clistere.

pumtt [pu<mitt] s.m., da Pommer, razza di cani da compagnia, detti in Italia volpini di Pomerania; fig., persona molto piccola di statura; dim. pumttll.

pundll [pun<dill] s.m., scalpello di acciaio che serve al muratore per forare muri; dim. pndllucc; vd. scarapill.

pundina [pun<dojna] s.f., merletto lavorato a uncinetto, puntina.

pungchej [pund#<kj] v.tr., pungere, pizzicare; fras.: ru ualen pngca nghur ru vuu il bifolco punge il didietro del bue; sajtta gn pngca la rddica! accidenti come punge lortica!

pungchus [pund#<kiws] agg., che punge, spinoso.

pul [<pwl] s.m., palo; fras.: la vrneta tatun appzzita re pial p la vgna linverno nonno appuntisce i pali per la vigna.

purch [<pwrk] s.m., porco, maiale; fras.: ru purch sacciid d mangnza il maiale si ammazza quando c la luna mancante; a qunda vian auunn r purc? Quanto costano questanno i maiali?; ste accavll a nu purch essere a cavallo ad un maiale, non stare al sicuro, stare l l per cadere; l mglj mila s l magnn r purc le cose migliori le ha chi non lo merita; quand ru purch ste satll arvlda ru trucch quando il maiale ben sazio rivolta il trogolo; la fsta ru purch la festa del maiale (in Meo, Le feste . . ., p. 19); vd. pscstr; dim. purchtt.

puorchspin [pwrk<spojn] s.m., riccio.

pur [<pwr] s.m., paio, coppia: nu pur d cascavll un paio di caciocavalli, fig. un seno prosperoso.

purr [<pwrr] s.m., porro, piccola escrescenza carnosa, di aspetto calloso, che viene per lo pi sulle mani; secondo i rimedi di med. p. si eliminano con qualche goccia di un succo generalmente bianco e di aspetto lattiginoso contenuto nelle enformiacee, piante chiamate in dialetto tutmjj titimaglio.

pust [<pwt] s.m., posto in pietra per sedersi, posto di botte, puoste de ru torchie verificare.

pupattun [pupat<tawn] s.m., fantoccio, fig., persona grande e goffa.

pupattlla upat<t&lla] s.f., 1)pezzolina di stoffa a m di succhietto contenente zucchero che viene posta in bocca al neonato; 2)bambolina; fig. bambina graziosa e delicata.

pupll [pu<pill] s.m. (f. puplla), piccino, m simbr ru pupill net d saira mi sembri il piccino nato ieri sera, detto a chi si comporta da bambino ma adulto.

puppr

purccchia [pur<kakkja] s.f.bot., Portulaca oleracea portulaca.

purcarjja [purka<rojja] s.f., porcheria, sudiciume, oscenit, sconcezza, cosa fatta male.

purclla [pur<t&lla] s.f., scrofa, fig., donna sporca, scurrile, di malaffare; scherz.: sc bblla gn ru chur d la purclla sei bella come il sedere della scrofa.

purcllera [purtl<lra] s.f., porcile, stalla destinata ai maiali.

purcher [pur<kr] s.m., chi alleva e vende i maiali.

purchtt [pur<kitt] s.m., 1)porcellino; 2) onisco: purchtt d SandAndni maialino di terra; 3)med. p.: ru purchitt per alleviare il mal di gola, si premeva fortemente sul polso della persona affetta e si legava con due giunchi, al seccarsi di questi ultimi corrispondeva la guarigione.

purcgn [pur<ti] agg., chi non schizzinoso, di facile contentatura nel mangiare: jjj so purcgn m magn tutt caus io non sono schifiltoso, mangio tutto.

purtlen [purt<ln] s.m., portiere, chi presta opera di custodia e vigilanza di un edificio.

purtlla [pur<tella] s.f., portella, porticina: la purtlla d la vtt, d ru casciun la portcicina della botte, del granaio; accr. purtllun.

purtll [pur<till] s.m., spazio circostante la porta di accesso al paese: ru purtll Sand March, ru purtll Sand Pitr; vd. prta.

pscia [<pua] agg., che non sa di niente: gn ncqua pscia non ha nessun sapore.

puseta [pu<sta] s.f., trad. p.: fino a circa mezzo secolo fa, quando la processione attraversava le vie cittadine, vi era lusanza di sostare con la statua del santo dinanzi gli altarini ornati dai devoti pi rappresentativi; la breve fermata serviva per far riposare i portatori dellimmagine sacra, ai quali sovente venivano offerti dolcetti e vino.

pustgliun [put˰<ewn] s.m., uomo ritto e fermo come un palo, rigido e inespressivo, impalato.

putjj [pu<tajj] v.tr., potere; fras.: ng pzz jjj non ci posso andare; n r pzz non ce la faccio a sopportare il suo peso; puzz st bbun possa tu stare sempre bene; impr.: t puzz sciurjj possa tu ammuffire; puzz crepe possa tu crepare; puzz murjj possa tu morire; puzz passe nu uiaj possa tu passare un guaio; pzzss mbis possa tu essere impiccato; s r pzza accatte d mdciin se li possa comprare di medicine (rif. a soldi mal guadagnati, truffati); t pzza afferrer ru tcch ti possa colpire unaccidente; t pzza afferrer le mel d Sand Denet ti possa colpire lepilessia; t pzza afferrer ru malfrite ti possa colpire una paralisi; t puzz rmb l css possa tu romperti le gambe; puzz i sbatt mbccia a nu mur possa tu sbattere contro un muro.

putej [pu<tj] v.tr., potare, tagliare i rami delle piante, recidere: la vgna s puta d mangnza la vigna si pota quando con la luna mancante.

puttanzi [putta<nitsj] s.f.p., comportamenti ambigui, trasgressioni, peccati amorosi.

puttena [put<tna] s.f., prostituta, mala femmina; prov.: chi puttena Ciuplltta chi prostituta "Ciuplltta", a colei la quale non si perde occasione per addossare le colpe; accr. puttanun, dispr. puttanzza, dim. puttanlla: farfallina di color nero a cui i ragazzi infilano lo stelo di grano o sim. nel didietro.

pzza [<puttsa] s.f., cattivo odore, tanfo; fras.: pzza gn nu cun murt puzza come un cane morto; pzza d vacch puzza di mucche; chiuu e pzza d chesc piove e puzza di cacio; vd. culir, tmba.

puzz [<putts] s.m., pozzo: s jttet a ru puzz si buttato nel pozzo.

puzzulnd [puttsu<l&nd] agg., fetido, sudicio, fig. fetente, cattivo.