VOCABOLARIO DELLA LINGUA AGNONES

 

 

                                                       VOCABOLARIO DELLA LINGUA AGNONESE

                                                                  

 

 

D

dafur [da<fewr] avv. e prep., fuori; fras.: s n la fnisc t cacc dafur se non la finisci ti caccio fuori; tjj la pannlla dafur ha un lembo di camicia fuori dai pantaloni, dalla gonna; ste dafur vive fuori.

daglj [<da] v.tr., battere, colpire ripetutamente: daglj l firr battere il ferro; a volte negli opifici si vedevano pi fabbri battere lo stesso ferro con martellate precise e sincronizzate; vd. vatt.

dammjj [dam<majj] s.m., danno, cattiva azione; fras.: l vacch n ut a dammjj le mucche hanno pascolato e danneggiato i terreni di altri; n nfe nu sld d dammjj non arreca alcun danno.

dammggena [dammd<d#na] s.f., damigiana: na dammggena d msa slma una damigiana di cinquanta litri; dim. damggianlla; anche ramggena.

dapid [da<pjed] avv., dappiedi, nella parte inferiore, in basso, ai piedi: la trra dapid a ru scim la terra gi al fiume; vd. eccabbll, locabball.

dapuj [da<pwj] avv., dopo, appresso; vd. dpp.

darss [da<rass] avv., 1)lontano, staccato, a distanza; escl. darss usjja Sgnur! lontano sia per lamore di Dio!; 2)molto, assai: j pjcj darss accidenti come gli piace.

dass [<dass] avv. e cong., siccome, poich, giacch; dass ca c ut zjnt tuu ng jjj visto che ci andato tuo zio tu non ci andare.

duua [<dawa] s.f., doga della botte.

davndr [da<vendr] avv. e prep., dentro: j pjcj a fe r srvzi davndr le piace fare la casalinga; s n ndjj l vin cira pescie davndr! come pu riempire il vaso se di vino non ne ha.

dduu [<ddiw] agg.num.card., due.

Ddjja [<Ddojja] s.m., Dio; fras.: ngrzia d Ddjja in grazia di Dio; qunda grzia d Ddjja quanta grazia di Dio; nnm d Ddjja formula augurale usata quando si inizia un lavoro: in nome di Dio; lssa fe Ddjja ch Sand gruss ci pensa Dio che il supremo; Dd c n scmba e lbbra Sgnur! Dio ce ne scampi e liberi Signore!; mogliaddjja! non voglia Dio!; sciabbndtt Ddjja! Dio sia benedetto!; s Dda vuu se Dio vuole, lo dicono abitualmente le persone anziane affidandosi alla volont di Dio; trad.p.: Dd t bndica, tavssa fe ru malucchj lespr. Dio ti benedica, si aggiunge di solito dopo aver elogiato le qualit fisiche e morali di una persona, per evitargli il malocchio.

ddubbtt [ddub<b$tt] s.m., organetto a due bassi.

dej [<dj] v.tr., dare: a chi de e a chi prmtt a chi da e a chi promette, persona espansiva.

dcimbr [d<tembr] s.m., dicembre; prov.: la niv d dcimbr c mtt r dind la neve di dicembre non si scioglie facilmente.

dctt [d<k$tt] s.m., decotto: dctt d biema, d mlva decotto di biada, di malva.

dcqu [d<kwa] avv., di qua; vd. capcqu.

dfnza [d<f&ndza] s.f., difesa, luogo di montagna chiuso e tutelato; prov.: ru lup d la dfnza chll ch fe l pnza chi disonesto pensa che lo siano anche gli altri.

dfitt [d<fjett] s.m., difetto, inferiorit, malformazione, imperfezione; fras.: ru citr net ch ru dfitt il bimbo nato con un handicap; ru bbass j fe nu dfitt drit la gonnella gli fa difetto dietro; prov.: o d lumm o d pitt tutt tin nu dfitt o di schiena o di petto tutti hanno un difetto.

djvr [d<j&vr] s.m., diavolo; fig.: s n ut a csa ru djvr se n andato molto lontano e fuori mano; fe ru djvr e pjj uscire dai limiti del giusto o del conveniente, esagerare.

djana [d<jiana] inter., diamine, accidenti: ch djina ! che diamine !

dlur [de<lawr] s.m. p. dlur, dolore, sofferenza, doglia: la vcca tjj r dlur la mucca ha le doglie.

dlcuj [dl<kwj] v.tr. e intr., dileguare, disperdere, svanire: s dlcut sparito.

dlggrjj [dldd#<rojj] v.tr., digerire; vd. paidjj.

dll [del<la] avv., di la; fig.: ste cchi dll ch dcqu in fin di vita.

dllazzej [dllat<tsj] v.tr. e rifl. dllazzrs, agitare, sbattere, muoversi, dibattere dei liquidi nei vasi: n nfe dllazze la dammggena ca s ndrvda l vin non agitare la damigiana altrimenti il vino si intorbida.

dmmullej [dmmul<lj] v.tr., smollare, immergere in acqua i panni prima di metterli in bucato.

dnd [<d&nd] s.m., dente; fras.: j chicc r dind ma n r sld detto a chi avaro; dind d mul denti grandi; fig.: tnjj ru dnd avvlnet avercela con qualcuno; c sc miss ru dnd ci hai provato gusto; fcchie r dind chiedere un prezzo alto; prov.: chi tjj r dind n ndjj l pen chi tjj l pen n ndjj r dind a ognuno manca qualcosa; scherz.: Frang v fatia, m fe mel ru dnd; Frang v magnia, trticcht e m m n vngh m passet ru mel d dnd; vd. znna.

dndel [dn<dl] s.m., dentale, il supporto nel quale infisso il vomere dellaratro.

dndnn [dn<d&nn] v.tr. e intr., intendere, rendere consapevole, cosciente, avvertire di una cosa nel bene e nel male, volgere la propria attenzione: r miss mal a dndnn lo ha influenzato in negativo; vd. arrndnn.

dnnd [d<n&nd] avv., davanti: dnnd a ru pagliar davanti la masseria; t l dich dnnd e nn drit te lo dico davanti e non dietro.

dnnuccej [dnnut<tj] v.tr., distruggere, danneggiare, stritolare; poes.: la fatjja lssa m v dnnuccej il lavoro mi vuole rompere le ossa (in Meo, Sndmind . . ., p. 10); vd. sfascej.

dpzzej [dpt<tsj] v.tr., spezzare, fare a pezzi, spec. carne di maiale.

drpuj [dr<pwj] v.tr. e intr., dirupare, gettare dallalto di una rupe, precipitare a valle: s drput abbll p l schial e rotolato gi per le scali.

dritt [d<ritt] agg., dritto, intelligente, svelto, scaltro.

druua [d<riwa] s.f., navicella di legno che contiene la spola, adoperata per far passare i fili della trama tra quelli dellordito con moto di va e vieni.

drit [d<r$jt] prep. e avv., dietro: t sc mssa la mglia chll dnnd drit hai indossato la maglia al contrario.

drrupatur [drrupa<tiwr] s.m., precipizio, dirupo; vd. rtglj.

dscutt [d<skwtt] agg., stracotto, di vivanda troppo cotta.

dsfatt [d<sfatt] agg., pi che maturo: l prchuca sn dsfatt le pesche sono troppo mature; vd. fatt.

dsfida [d<sfojda] s.f., sfida, rivalsa, dispetto: sn miss a dsfida lo fanno per ripicca.

dspra [d<sopra] avv. e prep., sopra, su, pi in alto.

dstt [d<sott] avv. e prep., sotto, gi, pi in basso.

dssaccuj [dssak<kwj] v.tr., sciacquare il bucato, lavare i panni in acqua limpida.

dssgniaj [dssˣ<eaj] v.tr., deturpare, sfigurare: r putiv dssgniej lo potevi sfregiare; vd. sfaccej.

dstin [d<tojn] s.m., destino, fatalit: iva dstin! era destino!; poes.: ru dstin s prsnda calm o arraiat ru jurn ch stet sgniat il destino si presenta calmo o inquietato nel giorno prestabilito (in Meo, P tutt . . ., p. 38).

dtun [d<tawn] s.m., pollice della mano, alluce del piede: majj squaccet ru dtun d ru pid mi sono schiacciato lalluce.

dtel [d<tl] s.m., ditale; bot., Digitalis ferruginea digitale.

dtill [d<till] s.m., 1)mignolo; 2)ascella; scherz.: z Natandgn faciiva l ptta sott a ru dtill zio Donatoantonio ponendo il cavo di una mano sotto lascella e movendo laltro braccio (piegato) sotto e sopra riusciva a produrre un suono simile a quello della scoreggia.

dvachej [dva<kj] v.tr., svuotare, estrarre parte del contenuto; vd. vjtuj.

dvliaj [dv<ljeaje] v.tr., umiliare, disprezzare, offendere; prov.: chi trpp s dvila ru chur mstra chi troppo umile viene calpestato.

diavrll [dia<vrill] s.f., peperoncino; vd. jvrill.

dicr [<ditr] v.tr., dire; fras.: ca l dic tuu! che lo dici tu!; na vuc dcnn lo dicono tutti; ch mnnan a dicr da capllj? che fanno sapere i parenti allestero?; nnavim nn ch fe nn ch dicr non possiamo farci nulla; ssmma addcr fammi sapere.

didditt [diddit<ti] s.m., insetticida; vd. flitt.

dtta s.f., cosa detta, riferita da altri, il ripetere molte volte una cosa perch una persona la faccia; fras.: dtta p dtta ca ru pepa st Rruma! per sentito dire che il Papa sta a Roma!; c vuu la dtta? mica te lo devono sempre ripetere?

dur [<diwr] agg., sensibile al solletico: n m fe ticch ticch ca so dur non mi fare il solletico perch ne soffro; vd. ticch ticch.

diuu [<diw] avv., una quantit indeterminata: bbll duu un bel po; just duu un pochino; vd. d.

ddda [<dodda] s.f., dote; fras.: apprzze la ddda fare la stima della dote, di solito i genitori di lei tentavano di fargli attribuire un valore elevato e i genitori di lui miravano a svalutarlo; arrmbnn la ddda in alcuni casi si faceva solo una scrittura privata sottoscritta dai genitori degli sposi, in altre circostanze interveniva il notaio per porre un vincolo da applicare in caso di abbandono o di decesso della sposa; s ci accadeva, il corredo o il valore corrispondente in terreni, fabbricati o denaro, doveva essere restituito alla famiglia di lei; caria la ddda trasportare la dote, qualche decennio fa, la dote veniva caricata sugli animali o portata dalle donne in bella mostra nei canestri di vimini; spann la ddda esporre la dote per farla ammirare a parenti e amici; mmma avtt la dudc mia madre ricevette in dote dodici capi per ogni articolo di biancheria: 12 paia di lenzuola, 12 sottane tessute, 12 asciugamani, ecc.; canz.: chi t l ditt a t ca ndingh ddda tingh l casc chiin d rrbba.

dit [<dojt] s.m., dito; prov.: dlur d dit nscun j pita per il dolore a un dito nessuno prova commiserazione; l dita d la mian nz scc cos come le dita della mano le persone non sono tutte uguali; fig. nu dit d vin un po di vino; fil.: 1)min mnill/scir danill/lungh lunghen/accicca pducchj/e lcca murtel; si inizia dal mignolo toccando, a turno, tutte le dita; 2)qust ve ccatte la crn/qust larprta/qust la chuc/qust lassggia/e qust larraccnda a tatll al contrario, si inizia dal pollice fino al mignolo che viene preso e trastullato dolcemente; dim. dtucc.

dpp [<d$pp] avv., dopo; vd. puj, dpuj.

d [<du] avv., con senso indeterminato, quantit minima, numero relativamente esiguo; fras.: d mila, d sld un po di mele, qualche lira; vd. diuu.

dumej [du<mj] v.tr., domare, ammansire, rendere docile: prima s areva ch l vacch dumet fino a circa un ventennio fa si arava con le mucche preparate a farlo; fig.: r dum jojj! prima o poi avr ragione del suo carattere e del suo modo di fare.

dn [<dun] s.m., don, titolo nobiliare e di rispetto usato ancora oggi per i preti e qualche nobile professionista; scherz.: liva ru dn e aumnda la pega elimina il don e aumenta la paga, cos rispondono alcune persone che per gioco o sfott vengono chiamate dun seguito dal nome.

durmjj [dur<mojj] v.intr., dormire; prov.: chi drm n mbglia psc chi dorme non piglia pesci; fig.: m s ddurmit nu pid mi si intorpidito un piede; durmjj allrta avere molto sonno, fig. essere semplicione, dimostrare lentezza e apatia.

 

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