VOCABOLARIO DELLA LINGUA AGNONES

 

                                                                         VOCABOLARIO DELLA LINGUA AGNONESE

 

 

C

cacgn [ka<ka] agg. buono a nulla, semplicione. PRONINCIA

cacalen [kaka<ln] agg., pauroso, fessacchiotto, moscio: s spuset quir cacalen si sposato quel babbeo.PRONUNCIA

cacamnnzza [kakamn<nettsa] s.m. e agg., intrigante, ficcanaso, onnipresente; prov.: s ng ste cacamnnzza nz p fe la parndzza detto a chi non manca mai.VOCE

cacnna [ka<kanna] s.f. cacata: la cacnna la vcca macigno simile ad uno sterco di mucca che si pu ammirare al belvedere La Ripa; vd. livt, strunz.VOCE

cacariaj [kakar<jeaj] v.tr. e intr., 1)balbettare; 2)verso della gallina quando fa luovo.

cacarlla [kaka<r&lla] s.f., diarrea, sciolta; fras.: cacarlla a fischj diarrea inarrestabile; ndimb d cacarlla ng stin strgntiur d chiur in caso di pericolo bisogna fuggire; fig. paura, fifa; vd. scilda, sprimt.Testo pulsante

cacarill [kaka<rjell] s.m. e agg., 1)fiocchetto di neve: fe r cacarill cadono sporadici fiocchetti di neve; 2)pauroso, fifone; vd. nngurll.

cacascch [kaka<sikk] s.m. e agg., tirchio, taccagno, avaro.

cacastt [kaka<sott] agg., pauroso, timoroso.

cacatur [kaka<tiwr] s.m., cacatoio, il bagno in pietra che si usava un tempo; prov.: fccia mjja a ru cacatur lo dice chi subisce unumiliazione vergognosa e inaspettata; fig. di cosa danneggiata, rovinata, in pessimo stato.VOCE

cacavsc [kaka<v$] s.m. bot., frutto della rosa canina di colore rosso: na rcchia cacavsc.PRONUNCIA

caccusa [kak<kawsa] pron., qualcosa: dimm caccusa dimmi qualche cosa.

caccavun [kakka<vawn] n., Caccavone, lattuale Poggio Sannita.

caccv [kak<kav] s.m., paiolo, caldaio di rame; dim. caccavill .

caccavlla [kakka<v&lla] s.f., 1)pentola di rame o di alluminio; 2)strumento musicale tradizionale costituito da un barile ricoperto ad unestremit da una pelle di capra, al centro della quale vi una canna che sfregata con la mano produce un suono cupo, nel Basso Molise chiamato bbuf; 3)cosa malandata, vecchia, obsoleta: na caccavlla d mchna un coccio di macchina.

caccej [kat<tj] v.tr., cacciare, mandar via, tirar fuori, estrarre; fras.: t caccj lucchj e t r mtt mmin ti cavo gli occhi e te li metto in mano; majj cacceta na uljja ho esaudito un desiderio; n caccej non vuole tirar fuori i soldi; l pira nn caccet il pero non ha frutti; cacce r rusp di sfogo lungamente represso; fe ru cccia e fcca sentir dire e raccontare ad altri; vd. arcaccej, vjtuj.VOCE

cacciaj [katt<jeaj] v.tr., andare a caccia; fig. in cerca di ragazze.

cacch [kak<ke] agg., qualche; cacch vlda qualche volta.

cacchedun [kakke<diwn] pron., qualcuno.

cacchiatura [kakkja<tiwra] s.f., la zona del corpo umano dove si innestano gli arti inferiori, la base dei rami che partono dal tronco: a ru pdel s rtta na cacchiatira allalbero si rotta una biforcatura.PRONUNCIA

cacchiul [kak<kjwol] s.m., 1)il rametto sviluppatosi dallapertura di una gemma; 2)cappio per la cattura di volpi, lepri, ecc.; fig. ajj captet a ru cacchiul sono caduto nella trappola.PRONUNCIA

cacchjntt [kakkj<n$tt] s.m., giovanotto s fatt nu bbll cacchjntt diventato un bel giovanotto; anche cacchiun.VOCE

cacciachiuv [catta<kjwov] s.m., cacciachiodi.

caccialibbr [katta<liebbr] s.m.bot., Reicardia picroides caccialebbra.

cacciamanill [kattama<niell] s.m., camicino per neonati.VOCE

caccitta [kat<t$tta] s.f., provvista furtiva, cogliere di nascosto la frutta daltri da parte dei monelli: cm ut a fe na caccitta d crescia allurt d Ndgn siamo andati a cogliere di nascosto le ciliege allorto di Antonio.PRONUNCIA

caccun [kat<tiwn] s.m., cagnolino, cucciolo: la chena fatt tr cacciunill la cagna ha partorito tre cuccioli.PRONUNCIA

cacciunill [kattu<njell] s.m., 1)piccolo cane; 2)canaiolo, qualit di uva; vd. uua.

cacciun [kat<twon] s.m., sorta di leva per infilare uno per volta i cerchi alla botte.PRONUNCIA

caccuvill [kakku<viell] pron., qualcuno.

cachej [ka<kj] v.tr. e intr., defecare; fras.: i cachet nghep gli simpatico, rientra nelle sue grazie; n mgna p n ngachej avaro; fig.: a cachet na rglinna uaglun ha avuto molti figli; prov.: s Chula n ngacheva n muriva a cosa avvenuta facile parlare; vd. arcachej.

cachet [ka<kt] s.f., cacca, feci.

cachzzar [ka<k&ttsar] s.m. p., cispe; vd. caccc, ngacazzet.

cacippa [ka<tappa] s.f., inciampo, sgambetto: a gni cusa va trunn na cacippa intralcia ogni cosa.

caccc [ka<k$tt] s.m., 1)residuo solido del secreto lacrimale: cachcc allucchj; 2)sterco, escremento di capra o di pecora a forma di pallina: cachcc d crepa, d pqura; fig. persona piccola; dim. cacaccll; vd. scamrchia, scaramucchj.

cadjj [ka<dojj] v.intr., cadere; fras.: cadut lungh lungh ndrra cadere allimprovviso, rovinosamente; cadut a sps sajj caduto con tutto il suo peso; impr.: t pzzan cadjj l mian ti cadano le mani; prov.: sc cadut da ru litt? a chi si alzato in anticipo rispetto allorario abituale.

cafun [ka<fewn] s.m., cafone, ancora oggi ci si chiama in senso dispregiativo il contadino; dispr.: chi murt? nu cafun chi morto? un contadino; prov.: dd cus nz pun dume: ru liup e ru cafun d SandAndgn impossibile domare il lupo e i contadini della parrocchia di SantAntonio; dispr.: cafuncc, cafuncc amer.

cafjj [ka<f$jj] s.m., caff.

cagg [<kadd#] s.m., contadino, ragazzo, fidanzato:i sira vditt ru cagg ieri sera vidi il fidanzato.

cggia [<kadd#a] s.f. bot., Robinia psedoacacia robinia.

cagliavun [kaa<vawn] s.f., zolla, pezzo di terra compatta; fras.: ch la scca sn fatt tutt cagliavun con la siccit si sono formate zolle durissime; fig.: ru citr gn nu cagliavun il bimbo pasciuto e rubicondo; vd. tmba.PRONUNCIA

cagn [<ka] s.m., 1)avvicendamento, sostituzione; fras.: de ru cagn sostituire, cambiare il turno; tajj purtet ru cagn ti ho portato gli indumenti puliti; 2)loperazione di permuta della moneta.

cagniaj [ka<jeaj] v.tr., cambiare, mutare; prov.: chi cgna la vjja vcchia p chlla nuua se chll ch lssa e n nze chll ch truua chi cambia la strada vecchia per quella nuova sa quello che lascia e non sa quello che trova; cagnia lucchj p la cuda cambiare rimettendoci; sjja cagnia pppa p pppa m tingh pppa mjja se devo cambiare una cosa ne deve valere la pena; cagnia rggistr cambiare il modo di fare; cagnia lcqua a r lpin andare a pisciare; vd. arcagniej.

cagnzz [ka<$tts] s.f.p., nellespr.: cagnia l cagnzz cambiare le carte in tavola.

caifss [kaj<fass] s.m., caifasso, uomo assai bruto e truce, dal nome del sommo sacerdote di Gerusalemme Caifas che Dante colloca nella bolgia sesta del cerchio ottavo dellInferno:quand m spartita la rrbba ci ftta lttchia quir caifss quando abbiamo diviso la propriet ci ha fatto litigare quel disgraziato.

cainet [kaj<nt] s.m., cognato: caintt tuo cognato; caintm mio cognato.

cajun [ka<jawn] s.m., specie di canestro intessuto con rametti di salice, che appeso al soffitto e riempito di fieno o di paglia, veniva usato come mangiatoia per pecore e agnelli.

cajula [ka<jewla] s.f., gabbia per uccelli.

cajin [ka<jojn] s.m., caino, traditore.

cajnza [ka<jodza] s.f., grande scodella: s magniata na cajnza maccarun ha mangiato una scodella di maccheroni.VOCE

calabbris [kalab<br$js] s.m. e agg., calabrese, testardo.

calactt [kala<tett] s.m., bicchiere di vino: s fatt setttt calactt ha bevuto sette o otto bicchieri di vino.

calamstr [lala<mitr] s.m. des., filo con cui si lega la matassa.

calandrlla [kalan<dr&lla] s.f., calandra, uccello degli Alaudidi simile allallodola.

calavreca [kala<vrka] s.f., bracalone, chi porta i pantaloni, le brache calate, persona sciatta e trasandata; dispr. calavrachun.

calcapisa [kalka<p$jsa] s.m., passo della strada battuta da muli, asini o cavalli; poes.: ru calcapisa d r mul il calpestato dei muli (in Di Ciero, Strlamb . . ., p. 26).

calchera [kal<kra] s.f., carbonaia, cumulo di legna a forma di cono, coperto di foglie verdi e terra, sottoposto a combustione per circa venti giorni, da cui si ottiene il carbone.

calej [ka<lj] v.tr. e intr., scendere, mandar gi; fras.: a caleta d sul quando tramonta il sole; s vin c chela quel vino si fa bere, buono; j l caleta glielha detto apertamente; vd. arcalej.

calgiaj [kald#<jeaj] v.intr., tirar calci.

calgnir [kald#<njer] s.m., impasto di cemento e sabbia; fig. miscuglio.

calgiater [kald#ia<tr] s.m., che tira calci; mul calgiater mulo che ha il vizio di sferrare calci.

clla [<kalla] s.f., riscaldata: s ftta na clla si riscaldato un po vicino al fuoco.

callarun [kalla<rawn] s.m., grande caldaia per bollire liquidi o cuocere vivande: ru callarun dllcna il calderone con gli acini di uva da far bollire; fig.: ma fe ru callarun dobbiamo riunire tutto in un calderone.

callarer [kalla<rr] s.m., artigiano che costruisce caldaie e altri recipienti di rame; prov.: callarer dAgnun calderaio di Agnone, appellativo attribuito agli agnonesi, che testimonia come la tradizione del rame sia antichissima.

callarlla [kalla<r&lla] s.f., 1)secchio di metallo o di plastica dove mette la calce il manovale; 2)caldaia pi piccola.

call [<kall] s.m. e agg., caldo; fras.: fe l call fa caldo; ru firr s vatt quand call il ferro si batte caldo; accr. callcc.

callera [kal<lra] s.f., caldaia di rame per far bollire liquidi o cuocere vivande (bottiglie di salsa di pomodoro, uva, mosto, ecc.):la callera d tr salm la caldaia di rame della capienza di tre quintali; prov.: la mglj n ftta callera ch sarcgna la moglie non come la caldaia che si pu cambiare.

callgg [kal<lidd#] s.m., aria grave e calda, fumo afoso: fe crt bbtt d callgg di tanto in tanto compare il caldo umido.

calltt [kal<litt] s.m., 1)testa calda, persona irrequieta, esaltata; 2)nellespr. arriva calltt calltt arriva comodo comodo, caldo caldo.

callus [kal<liws] agg., persona che non soffre il freddo.

calir [ka<lojr] s.m., ghiro.

calvansta [kalva<nita] s.m. e agg., esaltato, testa calda: iss e nu tuzz d pen ma ru frut calvansta lui un bonaccione ma il fratello irrequieto e mezzo matto.

clza [<kaldza] s.f., calza: fe la calza sferruzzare; prov.: s mss l calz rsc ha combinato il matrimonio; dim. calzarill, calztt.

calztta [kal<dzetta] s.f., tubo di gomma per travasare; nellespr.: tria la calztta vendere a caro prezzo; vd. pmba..

calzun [kal<dziwn] s.m., calzoni, pantaloni; fig.: calrs r calzun essere disponibile; s n sc prina ra cagnia calzun se non resta incinta deve andare con un altro uomo; dim. calzuntt, calzntt.

camstra [kamatra] s.f. des., catena di legno per appendervi il paiolo.

cambanera [kamba<nra] s.f., pecora con la campana al collo che funge da riferimento per il gregge e il pastore; vd. pqura.

cambaner [kamba<nr] s.m., campanile, fonditore di campane; Agnone ricca di svettanti ed antichi campanili.

cambanlla [kamba<n&lla] s.f., 1)anello di ferro infisso al muro delle case, che un tempo serviva a legarvi gli animali da soma in attesa di essere scaricati; 2)piccola campana; 3)anellino di ferro situato nella parte posteriore del basto dove solitamente attaccata una fune; 4)nellespr.: mbare a cambanlla imparare a memoria.

cambanill [kamba<niell] s.m., 1)campanello: r cambanill nghiur le palline di sporco che si formano fra i peli del sedere; 2)ugola; 3)bot. Calystegia sepium vilucchio bianco; vd. cambanill.

cambej [kam<bj] v.tr. e intr., campare, mantenersi in vita, tirare avanti; prov.: chi ngzia cmba chi fatjja s mur il commercio rende molto di pi di un semplice lavoro; puzz cambe cndnn augurio di lunga vita.

cambena [kam<bna] s.f., campana; Agnone conosciuto come il paese delle campane, vanta la pi antica fonderia del mondo risalente allanno Mille e di propriet della famiglia Marinelli; fras.: l camben sna sndjj a ccchia per dare un giudizio bisogna ascoltare insieme le persone coinvolte; sc stunet gn na cambena sei stonato come una campana; prov.: cambena a lungh maltimb a curt se la campana si ode da lontano il maltempo sta per arrivare; vuu pasc e cambena suna far correre il mondo come vuole; a cambena msiurn a mezzogiorno in punto; mettere i tipi di suono rivolgermi a Armando Marinelli o Romolo Ferrara. E confronta con EDP p. 89.

cambsnd [kamb<sand] s.m., cimitero; il cimitero di Agnone fu costruito nel 1849; fig. persona malandata, ridotta in pessime condizioni di salute.

cambiun [kam<bjewn] s.m., in tono ironico: buono a nulla, gaglioffo, sfaticato.

cambmilla [kam<bomilla] s.f., camomilla; cambmilla salvtca matricaria inodora, quella comune lungo le scarpate, nei prati e negli incolti che non viene raccolta.

cmbra [<kambra] s.f., camera; dim. cambrccia, cambrlla.

cambrun [kam<brawn] s.m., camerone; fig. persona alta e grossa: gn nu cambrun .

cambr [<kambr] s.m. des., grasso, carne: magnia d cambr mangiare la carne.

camnatura [kamma<tiwra] s.f., maniera di camminare, andatura; fig.: n m pjcj la camnatira non un tipo affidabile.

camniaj [kam<njeaj] v.intr. camminare; prov.: chi camina lcca e chi n s scca per ottenere qualcosa bisogna attivarsi.

camscula s.f., gil, panciotto; trad.p. uno degli indumenti del costume tradizionale contadino (in Meo, Le ndcce . . ., p. 55).

camiscia [ka<moja] s.f., camicia.

canalcchj [kana<likkj] s.m., canaletto.

canavill [kana<vjell] s.m.bot., piante appartenenti al genere melilotus della famiglia delle leguminose, i meliloti hanno un potente apparato radicale e grande rusticit; raramente vengono utilizzati in loco per loperazione di scottatura del maiale, mentre in passato avevano un largo uso; anni fa spec. nelle contrade viciniore al fiume Verrino, una volta ordinati in fascetti si usavano per costruire le ndcce che la Vigilia di Natale si bruciavano davanti la masseria (in Meo, Le ndcce . . ., p. 39).

candun [kan<dawn] s.m., macigno, masso.

cand [<kand] loc., accanto, vicino; cand cand rasente, al margine.

candej [kan<dj] v.tr., cantare; prov.: quand ru chiur cnda ru midch cripa se si sta bene non si ha bisogno del medico.

candir [kan<djer] v.tr., un tempo si diceva: ma fe candir, dobbiamo ventilare e spulare il grano, infatti dopo la trebbiatura con gli animali, allo spirare del vento, il grano e la pula si separavano perch sollevati in alto con una trdnza - forca a tre o quattro rebbi - e un apposita pala di legno: s n mina ru vind nz p fe candir se non soffia il vento non possiamo separare il grano dalla pula.

candina [kan<dojna] s.f., cantina, osteria: prima lummn s mbriacvan p l candin un tempo non molto lontano, spec. nelle feste paesane, le bettole erano piene di ubriachi.

cndra [<kandra] s.m., vaso di terracotta simile ad unanfora che serviva per conservare i liquidi, lo strutto, la salsiccia o altro; oggi viene usata come arredo.

canduneta [kandu<nta] s.f., colpo inferto con una grossa pietra.

canduzz [kan<dwotts] s.m., tozzo di pane duro, pezzo di pane tagliato allorlo dove c pi crosta: ngambgna m prt nu canduzz d pen in campagna mi porto un cantuccio di pane; dim. canduzzll; vd. curll.

canela [ka<nla] s.f., il tubo discendente della grondaia: la Canela Villacanale, la contrada pi grande di Agnone.

caniaj [kan<jeaj] v.tr., trattar male, con cattiveria: canjjja la scra tratta male la suocera.

canstra [ka<n&tra] s.f., canestro fatto con canne spaccate e intrecciate.

cnga [<kaga] avv., subito, in breve tempo: cnga c vin l per l ci vanno.

cangllej [kangl<lj] v.tr., cancellare, sopprimere.

cangill [kan<gjell] s.m., 1)cancello; 2)debito del cliente che il negoziante segna su un apposito quaderno; f. canglla grata di ferro, inferriata.

canistr [ka<njetr] s.m., canestro fatto con rametti di salice scortecciati: purte a magnia a r mttur ch ru canistr un tempo si portava da mangiare ai mietitori con il canestro; dim. canstrll.

cnna [<kanna] s.f., 1)misura lineare per la legna equivalente ad una lunghezza di 4.24 m, larghezza 1.12 m, altezza 1.06 m, ottenendo mc 5.03; mezza canna mc 2,51: m purtet dd cann d lina mi ha portato due "canne" di legna; 2)na cnna d prit 10 mc di pietre; 2); bot. Arando donax canna gentile.

canncca [kan<nakka] s.f., collana.

cannila [kan<najla] s.f., candela; fras.: sn ut trunn ch la cannila si sono cercati, di persone che hanno difetti in comune; s frut gn na cannila si consumato come una candela; mandnjj l cannil reggere il moccolo.

cannarun [kan<narawn] s.m., pasta, cannerone; dim. cannarngll tubettini.

cannarut [kanna<riwt] s.m., mangione, abbuffone.

cannarin [kanna<rojn] s.m., esofago, canna della gola: m strgn ru cannarin mi stringe la gola.

cannaruzztt [kannarut<tsett] s.m., pasta, tubetto.

canneta [kan<nta] s.f. des., recipiente cilindrico di dieci litri, in metallo o legno per misurare i liquidi; na canneta duglj ovvero 7 litri e mezzo di olio. Verificare cannata di vino o di olio

cannlla [kan<n&lla] s.f., 1)cannella della botte, spina; 2)tubo della fontana; 3)beccuccio di legno di una bottiglia usato spec. dai contadini per bere.

cannllura [kannl<lewra] s.f., Candelora; trad.p.: nel mondo contadino considerata giorno di marca e serve a pronosticare levoluzione meteorologica dellannata agraria:Cannllura chiara/abbril e majj cm jnner/s fe sul o sularill/s nandr \quarnda jurn d nvirn Candelora chiara /aprile e maggio come gennaio/se fa il sole o il solicello/ci sono altri quaranta giorni di inverno. Cannllura /virn e scut fur/arrspnn San Bias/virn angra tres/c n ste nndra rngnda/c n stin nandr quarnda/p mnjj la staggun ntta/ra mnjj la Flpptta/p lvart ru tabben/ ra mnjj ru Paduven/ma p ste cchi schiur na mnjj r mttiur. Candelora/siamo fuori dallinverno/risponde San Biase/linverno ancora non entra/ce n un altro pezzo/ci sono altri quaranta giorni/per venire la stagione netta/deve arrivare San Filippo (26 maggio)/per toglierti il mantello/deve giungere SantAntonio di Padova (13 giugno)/per stare al sicuro/deve arrivare il periodo della mietitura.

cannzzeta [kannt<tsta] s.f., steccato di canne.

cannill [kan<njell] s.m., 1)matterello, spianatoio; 2)cannucce a bocca di flauto che tempo addietro i mietitori infilavano alle dita della mano sinistra per proteggersi da eventuali colpi di falce; 3)rocchetti di filo adoperati per la tessitura.

cannccia [kan<nutta] s.f.bot., Phragmites australis cannuccia.

cansc [ka<no] v.tr., conoscere, venire a sapere, apprendere; prov.: p cansc nu crstian t ca magnia nu tumbr d sel nzimbra per conoscere una persona ci devi stare insieme; vd. arcansc.

canuscnza [kanu<&ndza] s.f., conoscenza, presa di contatto: sira facirn la canuscnza ieri sera ufficializzarono il fidanzamento.

canzun [kan<dzawn] s.f., canzone: t dingh r sld ndaccnd l canzun ti d i soldi non ti racconto le canzoni; fig. atto o discorso che si ripete con esasperante monotonia: smbr la stssa canzun.

capabbll [kapab<ball] avv., gi, in basso; vd. dapid.

capaddzi [kapad<dotsj] s.m., capo, capobanda.

capammnd [kapam<mond] avv., su, verso su; fig.: s n ut capammnd se n andato nel Nord Italia.

capazun [kapa<tsiwn] s.f., buone intenzioni, buone idee.

capec [ka<pt] avv., 1)indica il dubbio, la probabilit, forse, probabilmente: capec ca c vingh forse ci vengo; 2)capace; fig. persuadersi, capacitarsi, rendersi conto: d la mrt d figljm n m n facc capec della morte di mio figlio non me ne faccio una ragione.

capej [ka<pj] v.tr., capare, scegliere: cape r randgn togliere i cartocci alle pannocchie del granturco; fino a qualche anno fa la spannocchiatura rappresentava un giorno di festa; vd. arcapej, randgn, scglj.

capcanel [kapka<nl] s.m., convito che a compimento di una nuova casa, il proprietario offre ai muratori e a quanti hanno contribuito alla sua realizzazione: massira faciim ru capcanel.

capchur [kap<kiwr] agg., capovolto, alla rovescia; fig.: capsc smbr l cus capchur comprende sempre le cose al contrario.

capcqu [kap<kwa] avv., di qua, verso qui; vd. dcqu.

capcull [kap<kwoll] s.m., 1)parte posteriore del collo: na bbtta tra niuc e capcull un colpo alla noce del collo; 2)insaccato di carne di maiale, ricavato dal capo e dal collo della bestia.

caplscia [kap<lia] s.f., capelli ben pettinati, lisci, ordinati; scherz.: t sc ftta na caplscia ru uatt ngiima c pscia .

capll [kapel<la] avv., verso l, lontano: s n ut capll andato allestero.

capllajst [kaplla<jet] avv. lontano, distante; fig. allestero.

capll [ka<pell] s.m., capello; fras.: capll a lccnna d vcca capelli tanto lisci che sembrano leccati da una mucca; fatt r capll alla Umbrt tagliati i capelli come re Umberto II figlio di Vittorio Emanuele III; fig.: j ftta mtt r capll allrta lo ha fatto preoccupare molto; prov.: capll lungh e jdizi crt le donne: capelli lunghi e cervello corto.

capllin [kapl<lojn] s.m., capellini, pasta lunga e sottile: r capllin ch ru brud p la fglata i capellini in brodo per la partorita.

caplcchra [kap<lukkra] s.f., capriola: r uaglun fin l caplcchr i ragazzi fanno le capriole.

capschil [kap<skjel] s.m., pianerottolo che in una scala si interpone alle rampe di scalini.

capsiaj v.tr., calpestare, premere, schiacciare: tiuu ng mangh la mmrda ch capis tu non sei nemmeno la cacca che io calpesto.

capstrun [kap<tiwn] s.m.p., radici avventizie nelle viti giovani; vd. arrzziaj.

captej [kap<tj] v.intr., capitare, accadere, succedere; fras.: ng pzza capte mangh ru ccchi nmich d la trra non ci possa capitare nemmeno il pi nemico della terra; capte c puj ti pu succedere; vd. arcaptej.

captun [kap<tewn] s.m., capitone: p la vjria ajj accattet nguill e captun per la Vigilia di Natale ho comprato anguille e capitoni.

captimb [kap<tjemb] s.m., inizio dellautunno: a captimb ma smndej allinizio dellautunno dobbiamo seminare.

captir [kap<tojr] s.m., stoffa che tira da un lato.

captnn [kap<tunn] s.m., capitombolo; vd. accaptunnrs.

capzza [ka<pettsa] s.f., fune, cavezza; fras.: la jmnda stuccheta la capzza la giumenta a spezzato la cavezza; tria lasn a capzza tirare lasino a cavezza; fig. sc na capzza sei un birbone, un furbacchione; dim. capzz, capzzll, capzzlla.

capzziaj [kapt<tsjeaj] v.tr., dondolare della testa tipico degli animali, fig. oscillare il capo per disapprovazione o malcontento, ciondolare del capo quando ci si appisola: ru mul capzzjjja il mulo dondola la testa.

capcchj [ka<pikkj] s.m.bot., Rhus cotinus scotano.

capstr [ka<pitr] s.m., capestro: sc prdut asn e capstr hai perso tutto.

capjj [ka<pojj] v.tr., 1)capire, comprendere; fras.: gn capsc! come capisci!; chi capsc sfuggsc chi capisce evita; chi capsc patsc chi capisce soffre; chmmu ng nndra, ng nndra ca ng chep quando una cosa non centra col discorso in atto; cazz capsc e ctca n capisce quello che gli conviene; 2)entrare in un luogo, in uno spazio, in un recipiente.

captch [ka<p$tk] s.m. e agg. des., cocciuto, caparbio, zuccone.

cppa [<kappa] s.f., mantello di lana paesana pesante, molto ampio, tagliato a forma di ruota, con bavero alto agganciato al collo, di colore nero (pi diffuso) blu o marrone; capo usato sia dalla classe signorile che da quella contadina dei paesi di montagna; la sera della Vigilia di Natale i portatori di ndcce indossano la cappa capo essenziale del costume tradizionale contadino (in Meo, Le ndcce . . . p. 54); prov.: pen e cppa nz lssan miaj pane e cappa non si lasciano mai; dim. capparlla, capptlla; vd. mandellina, tabben.

cappill [kap<pjell] s.m., cappello: n cccia p ss cappill non testa per questo cappello, disse il cappellaio, n cappill p st cccia non cappello per questa testa, rispose lacquirente dopo aver sentito il prezzo; prov.: la lgg ftta a cappill d prjt la legge fatta a cappello di prete; dim. cappllcc.

cappccia [kap<putta] s.f.bot., Brassica oleracea capitata cavolo cappuccio; vd. fglia.

caprnatira [kaprna<tiwra] s.f. des., capruggine, incavo praticato sulla parete interna delle doghe delle botti, a poca distanza dalle estremit, per inserirvi il bordo del fondo.

capuzzill [kaput<tsjell] s.m. e agg., smargiasso, bravaccio, spavaldo.

caraciin [kara<tojn] s.m., fico secco; fil.:bblla bblla Gin ca t dingh l caracin balla balla Gino che ti d i fichi secchi.

caracnd [kara<kund] agg., conservato con premura, con cura: ru vstit m r tingh caracnd vasc e rpunn il vestito ben custodito nellarmadio, lo uso solo qualche volta.

carafun [kara<fewn] s.m., boccione; fig.: nz carafun ch sabbttan non sono caraffe che si gonfiano, di cose che hanno una certa difficolt ad essere realizzate; vd. carafina.

carafina [kara<fojna] s.f., bottiglia di vetro: na carafina d vin una bottiglia di vino; vd. carafun.

carastus [kara<tiws] s.m., chi vende a prezzi esorbitanti; carastus e ng ndra cuvill troppo caro perci non ci compra nessuno.

carbgn [kar<bo] s.m., foruncolo.

cardet [kar<dt] s.m., tessuto di lana cardata: cuprta cardeta coperta di lana cardata.

cardll [kar<dill] s.m., cardellino; dim. cardllcc.

carddjja [kard<dojja] escl. di meraviglia stupore o disappunto; cong. quantunque, bench, sebbene.

carufa [ka<rewfa] s.m., buco, apertura, ferita profonda: s lvet ru dnd j rmsta la carufa si tolto il dente e gli rimasta la ferita.

cariamurt [karja<mwort] s.m. e agg., becchino; fig. privo di vitalit, moscio.

cariaj [ka<rjeaj] v.tr., portare da un luogo allaltro, caricare, trasportare; fig.: caria cqua ch l rcchj costretto a lavorare molto per necessit, accumulare sempre di pi.

carus [ka<riws] s.m., capelli rasati a zero.

carzz [ka<ritts] s.m., imbroglio, fregatura; j fatt nu carzz! gli ha fatto pagare un prezzo altissimo.

carmn [<karmn] s.f., appellativo della Madonna del Carmine; la festa in onore di Maria SS. del Carmelo si celebra il 16 luglio nella chiesa dellAnnunziata (in Meo, Le Feste . . ., p. 121).

carn [<karn] s.f., carne; fig.: mca j psan l chrn! Rivolto a persona magrissima e che si muove con agilit; carn ch crsc rif. ai bambini in crescita; ftta carn d purch ha arraffato tutto; mtt carn a ccr attizzare la discussione, fare molte cose; prov.: la carn dul add s tglia il dolore di chi ce lha; carn ctta narve a ru macill non sempre si pu tornare indietro.

carnel [kar<nl] agg., carnale, dello stesso sangue; fras.: ru frut carnel, ru frut cuciin carnel il fratello, il cugino diretto.

carnvel [karn<vl] s.m., Carnevale; trad.p.: Carnvel chmmu sc murt/la nzaleta tniv allurt/ru prsutt tniv appis/Carnvel pzzss mbis Carnevale perch sei morto/linsalata avevi allorto/il prosciutto tenevi appeso/Carnevale possa essere impiccato; Carnvel pazz pazz/s vnnut ru matarzz/e la mglj p dspitt/s vnnut l sais mbitt Carnevale pazzo pazzo/si venduto il materasso/e la moglie per dispetto/ si venduta le mammelle, Carnvel s ngrapccia/ va trunn la salgccia/salgccia e prsutt/s ndia cundill dammr tutt Carnevale fa i capricci/va trovando la salsiccia/salsiccia e prosciutto/se non hai il coltello dammelo tutto.

carcchia [ka<r$kkja] s.f., colpo dato con larticolazione delle dita: na carcchia nghep un colpo in testa dato con le nocche delle dita.

carfan [ka<r$fan] s.m.bot., Dianthus deldoides garofano minore; Dianthus ameria garofano a mazzetto; carofaniall Epilobium montanum garofano di montagna, Silene inflata silene.

carpchiat [karp<kjeat] agg., butterato, pieno di pustolette e piccole cicatrici: fccia, mian carpchiat faccia, mani butterate.

carpn [<karpn] s.m., carpino; carpn gghngh: Carpinus betulus carpino bianco; carpn nir: Ostrya carpinofolia carpino nero.

carpngna [karp<nea] s.m., persona forte e magra.

carpjj [kar<pojj] v.tr., carpire, estirpare, portar via; vd. scarpjj, sciuppej.

carratur [karra<tur] s.m., arnese per incavi ed incastri.

carratira [karra<tiwra] s.f., incavo a canale, scanalatura.

carrzza [kar<rattsa] s.f., 1)piccola scanalatura che si fa in una parete per incassarvi un cavo, un tubo, ecc., traccia; 2)andana, risultato della falciatura a mano con la falce fienaia; 3)sistema non pi in uso per ordinare i covoni nel campo (usato un tempo maggiormente nelle c.de SantOnofrio e Montagna) poco usato; i fasci di spighe disposti coricati rimanevano nel campo per poco tempo (la prima fila toccava con le spighe a terra e in caso di maltempo veniva danneggiata poi laltra sopra al contrario ngruc e nuc, per un minimo di quattro file equivalenti anche a 70 o 80 covoni, se la carrzza si sistemava sullaia si potevano raggiungere anche sei file; vd. rlla, carrchla.

carrer [kar<rr] s.m., botte di media grandezza; dim. carrarill caratello.

carrtta [kar<retta] s.f., carro a due ruote spinto a mano o trainato da un solo quadrupede; fig. veicolo in cattive condizioni.

carrill [kar<rjell] s.f., sfilatura, sfrangiatura di abiti, calze e tessuti: a st clza j s fatt nu carrill da ngiima e dapid questa calza si sfilata da sopra a sotto; vd. scarrllet.

carrucchiar [karruk<kjear] s.m. e agg., tirato nello spendere, spilorcio, tirchio.

carrchla [kar<rukla] s.f., 1)arnese di legno con la parte superiore rettangolare, a forma di culla e con la parte inferiore composta da una serie di stecche infisse e curvate a mo di gabbia, che si metteva una da un lato una dallaltro del basto per trasportare i covoni; 2)bica di dieci covoni a forma di piramide (uno solo tocca con le spighe a terra) che si ordinava nei campi in attesa di essere caricata e trebbiata; vd. carrzza, rlla.

carruzz [kar<wotts] s.m., treruote; fig. mezzo di trasporto malandato.

crta [<karta] s.f., carta; fras.: ru vizi d l cart il vizio delle carte da gioco; de cart gestire, comandare; prov.: r sld d crta s r magnn r surg i soldi accumulati saranno consumati con piacere dagli eredi.

cartll [kar<t&lla] s.f., cartella ; ammne l cartll fare i bigliettini con i nomi dei proprietari e affidarsi alla sorte, questo quando una divisione non bonaria; fig.: tnajj l cartll sotta r pid chi rapido nel muoversi.

cartina [kar<tojna] s.f., strisciolina di carta per preparare a mano la sigaretta: nu pacchtt cartin e un d trnget frt un pacchetto di cartine e uno di tabacco forte; vd. trenget.

cartuscll [kartu<&ll] s.f., carte, documenti.

carucc [ka<rwott] s.m., 1)pezzo di pane con crosta; 2)ciocco; fig. bimbo tondo, grassottello; vd. ciucc, scaruccej..

carusej [karu<sj] v.tr., tosare: caruse l pqura tosare le pecore.

carvun [kar<vawn] s.m., carbone.

carvuner [karvu<nr] s.m., carbonaio.

carvunlla [karvu<n&lla] s.f., carbonella.

casaclla [kasa<kalla] s.f., nellespr. s scriat a casaclla se n andato lontano.

casariaj [kasar<jeaj] v.intr., andare in casa altrui per curiosare e ficcare il naso nei segreti: da quand s murt ru marit ve smbr casarjnn da quando morto il marito va spettegolando per le case.

casarin [kasa<rojn] s.m., piccolo casolare di campagna; vd. casin.

cascavll [kaka<vall] s.m., caciocavallo, formaggio a forma di grande pera ottenuto con latte di mucca; il nome sembra scaturire dal fatto che viene appeso a cavallo di una pertica. Trad.p.: juche a cascavll giocare a caciocavallo, gioco che si svolgeva nel periodo di Carnevale; al presente conservato solo nelle contrade: Marzovecchio, Colle Tocce, Ciccotondo e Mucciafra e si gioca il primo maggio, quando in contrada Marzovecchio si svolge una festicciola di recente istituzione dedicata alla Madonna di Fatima; una vera e propria partita fra due squadre composte da un numero variabile di giocatori che, scelto il percorso e fatta la conta, lanciano una ruota di legno (diametro circa 20 cm, spessore di 4 cm), munita di un piolo centrale che fa da impugnatura; chi arriva primo al traguardo stabilito, si aggiudica il caciocavallo. Forse il gioco anticamente si praticava con un caciocavallo di legno; vd. fgn.

cascavglia [kaka<via] s.f. bot., Prunus domestica prugna, variet piccola e tardiva giallo verdognola: nu pdel cascviglj un albero di prugne; vd. vrlngcca.

cascbbngh [kab<bag] s.m., mobile di poco pregio, andante; lve quir cascbbngh alla cuciina togliere quel mobile scadente dalla cucina.

cascgn [ka<e] s.m. bot., Sonchus oleraceus crespino comune; Sonchus asper crespino spinoso; fig. mlva e cascgn mischiare buono e cattivo.

cscia [<kaa] s.f., cassa: la cscia l pen, d l pannima la cassa del pane, dei panni; cscia da murt cassa da morto.

casciun [ka<awn] s.m., cassettone di legno per immagazzinare cereali; oggi sostituito dal granaio moderno in mattoni.

casciira [ka<$jra] s.f., grata di tavolette appesa al soffitto per farvi stagionare il formaggio.

casctt [kaitt] s.m., scatola di cartone, recipiente di metallo: casctt cunsrva scatola di conserva.

caslla [ka<s&lla] s.f., spazio vuoto allinterno di salami, salsicce, bottiglie di pomodori pelati: gn vun r sprsciat p n nfa fe l casll insaccare bene i salami per evitare spazi vuoti.

casrill [kas<rjell] s.m., salvadanaio.

casun [ka<sewn] s.m., casone: ru casun a r Stffr il casone a Staffoli.

casin [ka<sojn] s.m., piccola casa di campagna signorile o contadina; ru casin alla Marlla il casino a C.da Marella.

cassej [kas<sj] v.tr., 1)cassare, cancellare; 2)rimanere vuoto: n casset non ha mangiato a sufficienza.

casslla [kas<s&lla] s.f. bot., Taraxus officinale tarassaco comune; chiamato pscia a ru litt.

castgna [ka<taa] s.f., Castanea sativa castagno; castagna salvtca: Aesculus hippocastanum ippocastano.

castagnula [kata<ewla] s.f., nacchera, castagnetta.

castrej [ka<trj] v.tr., castrare, asportare le ghiandole genitali di un animale; fras.: castre l castgn inciderne la buccia prima di arrostirle perch non scoppino sotto lazione del calore; nellespr.: rcchj castr orecchi rizzati, furbo, astuto; vd. sanapurcll, sanej.

castret [ka<trt] s.m. e agg., castrato, maschio della pecora che ha subito la castratura.

catafurchj [kata<fworkj] s.m., 1)sprofondo; 2)catapecchia, abitazione squallida: bbta dndr a quir catafurchj abita in quella misera casupola.

cataina [ka<tajna] s.f., catena del fuoco; tingh r piad fridd r p ppnn lla catina ho i piedi tanto freddi che li puoi appendere alla catena del fuoco; trad.p. diffusa credenza che muovendo la catena del camino si facciano tribolare i morti (in Amicarelli, Tradizioni . . ., pp. 121-122).

catll [ka<tall] s.m., forse appellativo di San Cataldo (10 maggio); trad.p.: la tradizione popolare conserva un detto legato ai giorni che vanno dal 10 al 13 maggio; vengono chiamati rispettivamente: catll, catalltt, catallun e tatun a cui sono abbinati i quattro Santi mitrati, San Nicola, San Placido, SantEmidio e San Cristanziano; inoltre rappresentano una previsione meteorologica, infatti, se piove in questi giorni, continuer il maltempo per quaranta giorni e fino a San Giovanni Battista (24 giugno), se bel tempo risplender il sole (in Meo, Le Feste . . ., p.74).

cataplsm [kata<plasm] s.m., impasto curativo, impiastro; fig. persona noiosa, molesta, cagionevole di salute.

catartta [kata<ratta] s.f., passaggio praticato nel pavimento di un locale.

catarina [kata<rojna] s.f., ripetizione, cantilena: smbr la stssa catarina cosa ridetta, rifatta molte volte; dim. catarnlla.

catrr [ka<tarr] s.m., catarro, raffreddore.

catena [ka<tna] s.f., tasca interna alla giacca: cccia r sld dlla catena tira fuori i soldi dalla tasca interna della giacca.

catllus [katl<liws] s.m., persona sempre pronta ad attaccar lite con tutti: quir catllus chi attacca lite anche per futili motivi; lttcin.

catnill [kate<njell] s.m., saliscendi per porta e portone; i saliscendi dei portoni a volte sono muniti di una catenella per aprirli dal primo piano; vd. frritt.

catrvia [ka<t&rvia] s.f., caterva, un sacco, gran quantit.

catill [ka<tjell] s.f. bot., 1)Arctium tomentosum bardana; 2)il riccio del seme della scabiosa arvale, pianticella campestre che nasce fra le stoppie e si attacca agli abiti di chi vi cammina; fig. persona fastidiosa, importuna, litigiosa.

catrsta [ka<trata] s.f., catasta: na catrsta d lina d crca una catasta di legna di quercia; vd. scatrastej.

cattiv [kat<tojv] agg., cattivo, malvagio: cattiv gn l vlin cattivo come il veleno; fig.: ste cattiv sta male in salute.

catunz [ka<twonz] s.m., persona rozza e sgradevole per natura: catunz d Prtavnnnd spregiativo affibbiato agli abitanti di Pietrabbondante.

cuda [<kawda] s.f., 1)coda; prov.: s n ut ch la cuda mmis all css se n andato con la coda tra le gambe; camnia ch la cuda treta camminare altezzoso; fia gn ru cun ch s n fe ciappera la cuda fai come la cagna, che per non farsi coprire dal cane si protegge la natura con la coda, chi non vuole fare una cosa cerca scuse; 2)cote per affilare, pietra abrasiva stretta che il contadino durante la falciatura del fieno, colloca nel portacote (corno di mucca con un po di acqua dentro agganciato al cinturino); vd. curn.

cuda d srg [<kauda d <srg] s.m., gattuccio, sega stretta e pieghevole, a lama libera e con manico ricurvo; serve per tagliare l dove una sega comune a telaio non potrebbe entrare.

cuda d cavll [<kawdadeka<vall] s.f.bot., Equisetum arvense equiseto dei campi.

caulacchiun [kawlak<kjewn] s.m., giovane alto e grosso.

cusa [<kawsa] s.m., cosa: l caus lngh piglin vzi di cose che durano a lungo ed in particolar modo dei fidanzamenti.

cavallun [kaval<lawn] s.m., donna forte, robusta, che ha troppo del virile.

cavll [ka<vall] s.m., 1)cavallo: cavll ndmmn cavallo indomo; prov.: la rjja ve a cavll e arvjj allappid la rabbia va a cavallo e torna a piedi; 2)arnese di legno a guisa di cavallo, con alla testa una base di ferro, su cui si siede il ramaio per battere il rame; dim. cavallcc.

cavalltt [kaval<lett] s.m., utensile di legno con la base rettangolare che sostiene un piano ovale, adoperato dal sarto per stirare il giromanica; anche cicc.

cavatll [kava<t&ll] s.f., fossette per piantare pomodori, fagioli, ecc.

cavatill [kava<tjell] s.m., gnocco: cavatill e palltt d purch gnocchi e polpette di carne di maiale al sugo, sono il pranzo tradizionale di Carnevale e San Martino.

cavej [ka<vj] v.tr., scavare, fare una buca; fras.: cave l paten dissotterrare le patate; cave ru fuss parcalze lin scavare un fosso per sotterrare lagnello; fig.: sn cavet lucchj hanno litigato di brutto.

cavcchia [kavek<kja] s., nodo fatto allestremit di una corda in modo da formare un laccio che si chiude quanto pi la corda viene tesa.

cavtuj [kav<twj] v.tr., bucare: nu dnd cavtut un dente bucato; fig.: mian cavtut mani bucate, spendaccione.

cavcchj [ka<vikkj] s.m., buco; ru cavcchj ru chiur il buco del sedere, perno dellaratro DUBBIO.

cavut [ka<viwt] s.m., buco: ru cavut la chiav il buco della chiave; prov.: ru srg a un cavut mur bisogna avere pi soluzioni; fig. qunda s n fe p nu cavut! quanti sacrifici si fanno per la bocca, per mangiare, si usa dire quando si insaccano le salsicce o quando si prepara la salsa di pomodoro.

cazz [<katts] s.m., pene, membro: cazz mbrncchj sempliciotto, babbeo; vd. clla, pscitta, rjlla, sdajlla, squacciapaten, trtur, vrra.

cazziana [kat<tsjeana] s.f., nellespr.: quand vjj? nzand cazziana apstl quando viene? mai o quando si ricorder.

cazziata [katts<jeana] s.f., sgridata, lavata di capo, strigliata: na cazziata nummr iun una lavata di capo numero uno.

cazzmrr [katts<marr] s.m., involtino, torcino; il ripieno di animelle, aglio, prezzemolo e peperoncino viene messo nellomento e avvolto nelle budella di agnello, si cucina bollito e ripassato al sugo o arrosto alla brace; vd. magliatill.

cazznalun [kattsma<lewn] s.m. e agg., lungone, semplicione, sprovveduto: cazzun amrchen fesso patentato; anche cazzun.

cazztt [kat<ts$tt] s.m., pugno; vd. buffttun, faitt, lccamuss, schzzun, sgrgnun. Gi sistemati

cchi [k<kju] avv. e agg., pi; fras.: cchi ll pi la, nn cchi basta, cchi mull pi morbido.

cbbrna [tb<b&rna] s.f., volg. vagina; vd. ciccia.

cbbiaj [tb<bjeaj] v.tr., applicare la malta di sabbia e cemento su un muro, otturare un buco; vd. arcbbiaj.

cecagallin [tekagal<lojn] s.f. bot., Coronilla emerus cornetta, dondolino.

ccgna [t<kaa] s.f., pennichella, pisolino: na ccgna vciin a ru fuch un sonnellino vicino al fuoco; vd. pnca, pcgna.

cecalup [teka<liwp] s.m.bot., Centaurea cyanis fiordaliso.

ccarula [tka<rewla] s.f., ferita, cicatrice; des. spiraglio o forellino del collo dei fiaschi da cui esce laria; vd. rattrcc..

cecarcchj [teka<r$kkj] s.m., volg. cieco.

cccglj [tk<ka] s.f., fioccaglie, orecchini di forma rotonda.

cccllun [tttl<lewn] s.m., ciccione, persona molto grassa.

ccchtt [tk<kett] s.m., ramanzina, predica, rimprovero; sacchiapptt nu ccchtt si busc un richiamo.

ccliaj [tt<ljeaj] v.intr., 1)sfrigolare, sfriggere; fras.: la vssura ccla il rumore dei grassi messi a struggere in padella; l must ccla il rumore del mosto che fermenta; m ccla na rcchia sentire dentro lorecchio uno sfrigolio; 2)togliere di mezzo, uccidere, morire; vd. clij.

ccner [tt<nr] s.m., recipiente di terracotta usato dai contadini per mettervi il vino da consumare in campagna; fig. panciuto, grassoccio; vd. ccna.

ccrca [t<ts&rka] s.f. bot., Lathyrus sativus cicerchia; ccrca slvatca Lathirus silvester cicerchione.

ccrcchj [tt<rekkj] s.m. e agg., tondo, rotondo, fig. rif. ai bambini, paffuto, rotondello.

ccrill [tt<rjell] s.m.bot., Tribulus terrestris tribolo.

ccrill [tt<rill] s.m. p., 1)piccola escrescenza carnosa della pelle; 2)palline di lana che si formano sugli indumenti; fig.: m fian r ccrill luocchj mi luccicano gli occhi; vd. crill.

cchej [t<kj] v.tr., cecare, accecare: alla ccheta alloscuro; prov.: cchet a chi ng p vdajj rivolto a chi prova invidia; loc. lla ccheta alloscuro; vd. schtruta.

cchura [t<kewra] s.f.bot., cichorium inthibus cicoria; trad.p.: il Sabato Santo, dopo la benedizione delle case, le massaie sedute intorno al focolare pulivano la cicoria campestre, che le contadine delle contrade e dei paesi limitrofi, la mattina del Venerdi Santo portavano a vendere richiamando la folla al grido: cchura, cchura (in Meo, Le Feste . . ., p.48).

cchita [t<kiwta] s.f. bot., Conum maculatum cicuta.

cciutt [t<twott] s.m., dolce di Carnevale, striscette di pasta di pane lievitate, fritte e inzuccherate; vd. ciabbutt.

ccquleta [tkkw<lta] s.f., cioccolato, cioccolata calda (cioccolato, cacao, caff e zucchero) che si offre a colazione in occasione di comunioni o matrimoni.

cfica [t<f$jka] s.f., ciufeca, bevanda, spec. di caff o vino, pessima di sapore; ss cafjj na cfica quel caff di pessimo gusto.

cgliatura [t˰a<tiwra] s.f., ostentazione di severit, disdegno o superbia nellatteggiamento del volto specialmente quando si corrugano le sopracciglia: tnajj na brtta cgliatira essere cipiglioso.

cgnel [tˣ<l] s.m., cinghiale.

cgniaj [tˣ<jeaj] v.tr., lasciare il segno perch troppo stretto, segno procurato da una cinghiata; fras.: l calz m cgnan le calze mi lasciano il segno perch hanno le molle troppo strette; la vrda cgna il basto stringe e lascia il segno.

clij [t<ljej] v.tr., perire, soccombere, morire: clit morto; vd. ccliaj.

clla [<t&lla] s.f., pene: clla jleta moscio in tutti i sensi; dim. cllccia, accr. cllun; vd. cazz..

cller [tl<lr] s.m. des., cantina.

cllet [tl<lt] agg., legume con parassita; volg.: mene l cllet possedere sessualmente le donne.

clliaj [tll<jeaj] v.intr., gironzolare, divertirsi, andare in cerca di ragazze:ve schtta clljnn ama solo divertirsi.

cllin [tl<lojn] s.m. e agg. f. cllina, giocherellone, ragazza vispa che cerca giovani: ru citr cllin il bimbo giocherellone.

cllucc [tl<lutt] s.m., 1)uccellino; fig. voce per chiamare teneramente un bimbo; 2)piccoli dolci ripieni di marmellata.

cllutt [tl<lwott] s.m., pezzetto di pasta di farina pi o meno lungo e rotondo.

clma [<telma] s.f., piccola quantit di grano, farina o altro contenuta in un sacchetto; majj ngulleta na clma d gren ho portato un piccolo sacchetto di grano; vd. muccglia.

cmarul [tma<rwol] s.m.p., punte di verdure, cime.

cmc [<temt] s.f., cimice; trad.p.: il Sabato Santo nel momento in cui si scioglievano le campane, si praticava un chiaro rito di purificazione, si battevano i materassi recitando la formula: cimc e pducchj ndrra cimici e pidocchi per terra.

cmndej [tmn<dj] v.tr., infastidire, dar noia, seccare.

cmndus [tmˣ<diws] agg., scocciatore, molestatore: figlit cmndus tuo figlio d fastidio continuamente.

cnda [<tenda] s.f., cintola, cintura: na cnda d niv neve alta fino alla cintola; vd. ngnda.

cndura [n<diwra] s.f., appellativo della Madonna della Cintura, la festa si celebrava la prima domenica di settembre nella chiesa di San Nicola di Bari (in Meo, Le feste . . ., pp.151-152).

cndr [<tendr] s.m., centro, centrino rotondo lavorato a uncinetto.

cndrlla [tn<drella]s.f., bulletta che i calzolai mettevano sotto le scarpe dei contadini: l scarp ch l cndrll le scarpe con sotto le bullette di ferro; vd. appsta; accr. des. cndrun grosso chiodo; vd. psta, vtarlla.

cndrneta [tndr<nta] s.m., cinghiata, colpo inferto con il cinturino.

cndrin [tn<drojn] s.m., cinturino.

cngun [t<gawn] s.m., cepperello, ramo di albero; poes.: nu cngaun d pdel ch s fcca all custit un ramo di albero che si infila alle costole (in Di Ciero, Strlamb . . ., p.19).

cngnmra [tnd#<namra] s.f. e agg., cose non necessarie, soprappi: r uaglun vin trunn schtta l cngnmra i bambini vogliono cose sfiziose per giocare e leccornie da mangiare.

cngner [tnd#<nr] s.m., chi raccoglie stracci.

cngialiaj [tnd#al<jeaj] v.tr., sgualcire, sciupare; fig. strapazzare come un cencio.

cngiun [tn<d#awn] .m., cencio, straccio: fratt nu cngiaun tuo fratello non vale nulla; dispr.:nu cngiun mammucc un moccioso.

cngunlla [tgw<n&lla] s.f., cose di poco valore, cianfrusaglie, soldi spiccioli: n marde tutt s cngunllra ca l prd p l vrz non darmi in resto gli spiccioli perch li perdo nelle tasche.

cnicch [t<nikk] s.m., malora, rovina, miseria: manne tutt a cnicch manda tutti in rovina; fig.: jjj a cnicch nel gioco del biliardo, andare a perdere mandando la propria palla sui birilli.

cninn [t<ninn] agg., piccolo; fras.: ru citr cninn il bimbo piccolo; ru ptr cninn il padre basso di statura; vd. nich.

cnicia [t<nojta]s.f., cinigia, cenere calda con qualche favilla.

cplla [t<polla] s.f., 1)cipolla; variet locali: gghinga, rscia, ggilla, ciuplltta; vrza d cplla le foglie; cplla mascr quella che produce seme (da noi non viene raccolta poich per la propagazione si usano le piantine comprate); cplla fmmna quella normale da consumo; fras.: fig. la cplla marvjj ngnna la cipolla non la digerisco; p fars la chesa s magniat pen e cplla per costruirsi la casa ha fatto sacrifici; 2)inciampo: acchiappe na cplla; 3)ringrosso delle giunture delle dita dei piedi; 4)crocchia, acconciatura femminile dei capelli; 5)grosso orologio da tasca, orologio che funziona male o vecchio; 6)lappendice espansa e bucherellata posta in cima al collo dellinnaffiatoio; vd. tupp.

cppa [<teppa] s.f. p. cpp, stecco, ramoscello o arbusto privo di foglie, fascine: du cpp p fe vll ru cuttrill le fascine per far bollire lacqua del paiolo; fig.: cppa scca donna magrissima; vd. cipp.

cppun [tp<pawn] s.m., 1)parte inferiore delle piante legnose; 2)ceppo su cui i macellai tagliano la carne; 3)grosso pezzo di tronco per sostenere lincudine; fig. persona magrissima.

cppliaj [tp<pl<jeaj] v.tr., mangiucchiare, mangiare limitandosi a pochi bocconi: la vcchia cppljjja la vecchietta mangia poco quanto niente.

cpptill [tpp<tjell] s.m., stecchetto; nellespr.: caus fatt a cpptill cose rabberciate, fatte alla men peggio.

cppul [tp<pwol] s.m., peduncolo, gambo del frutto: l crescia ch ru cppul le ciliegie con il picciolo.

cpullcci [tpul<latt] s.m.bot., Cagea villosa cipollaccio.

cpuller [tpul<lr] s.m., 1)grillotalpa; 2)appellativo attribuito agli abitanti di Isernia; 3)venditore di cipolle; 4)chi inciampa spesso; vd. ciambun.

cpullun [tpul<lewn] s.m.bot., Muscari comosum cipollazza.

cpullina [tpul<lojna] s.f.bot., Alium rosem cipollina; allium schoenoprasum aglio di serpe; vd. lambascun.

cqulattira [tkwlat<t$jra] s.f., caffettiera; fig. automobile piccola, vecchia e sgangherata; volg. vagina.

cqurun [tkw<rawn] s.m., grassone, trippone.

cquriaj [tkwr<jeaj] v.tr., sgualcire, sciupacchiare, arricciare, strapazzare: cquriat nu tratur d pannima ha sgualcito un tiretto di indumenti; fig.: j la dtt na cquriata gliela diede una strapazzata.

crascill [tra<ell] s.m. f. crasclla, peperoncino a forma di ciliegia.

crasciul [tra<wol] s.m. e agg., cerasolo, del colore del vino quando simile al rosso ciliegia.

crca [<ts&rka] s.f. bot., Quercus pubescens quercia, roverella; fig.: na crca dum un uomo forte e robusto.

crcass [tr<kass] s.m., tessuto di cotone bianco e blu (tinto con lindaco) che veniva ottenuto in casa con il telaio; era adoperato dai contadini per farsi confezionare i pantaloni da usare durante i lavori estivi.

crcllut [trtl<liwt] s.m. f. crcllita, persona dai capelli scompigliati, disordinati, arruffati.

crchej [tr<kj] v.tr., chiedere, cercare.

crescia [t<ra] s.f. bot., ciliegio, ciliegia; variet di ciliegie locali: curgnul, dolg, d furl, gghinga, melccia, mrain, nira, Sand Middi, tsta prov.: l chicchiar s gn l crescia cchi t n miagn e cchi t n vulsc magniaj per alcune persone, ciarlare a lungo piacevole.

crmnia [tr<m$nia] s.f., dimostrazione eccessiva, per lo pi solo esteriore e insincera, di cortesia, rispetto, stima; fras.: fe crmni fare cerimonie; s d pca crmni non so fare le cerimonie.

crill [t<rjell] s.m. p., piccole palline che si formano sugli indumenti, lo sporco fra le dita dei piedi; prov.: cipp cipp e crill si dice al posto di tante chiacchiere. vd. ccrill, cipp.

crn [<t&rn] v.tr., cernere, passare allo staccio la farina, separare.

crggn [t<r$dd#n] s.m., grossa candela di cera.

crina [t<rojna] s.f., nellespr.: t na brutta crina ha una faccia sospetta, infida, ambigua.

cerolica [tero<l$jka] s.f., celluloide, materia plastica dura e flessibile.

crriglj [tr<ri] s.m. des., schiamazzo, gridio.

cruill [tr<wjell] s.m., cervello: j sn magniat ru crvill r surg diventato scemo; prov.: p chss ru munn bbill ca dvrs ru crvill il mondo bello perch le persone non la pensano tutte alla stessa maniera.

crvllitt [trvl<litt] s.m. e agg., pazzoide, bizarro, stravagante.

crvun [tr<vewn] s.m., grosso serpente.

csura [t<sewra] s.f., cesoia.

cessavuv [t&ssa<vuov] v&s.m.bot., Ononis spinosa bonaga, arrestabue

css [<t&ss] s.m., water, gabinetto.

cstgna [t<tua] s.f., donna bassa e grassoccia, donna con capelli scompigliati, disordinati; poes.: la cstgna sappccca p r papucchj la donna piccola e grassoccia cerca liti per un nonnulla (in Meo, Sndmind . . ., p. 44).

ct [t<ta] s.f., citt.

ctret [t<trt] s.m., citrato di magnesia effervescente, usato con laggiunta di acqua per preparare una bevanda.

ctt [<tett] avv., di mattina presto, subito: arrzzat ctt alzati presto.

cuc [<tewt] s.m., diavolo, demonio: la ramira r ciuc la ramiera dei Cerimele (forse dallambiente oscuro e angusto dove lavoravano).

cvlzza [tv<lettsa] s.f., cortesia, galanteria.

cvil [t<vojl] agg., civile, garbato, cortese; nellespr.: l part cvil i genitali.

chema [<kma] s.f., pula, tritume; la plvr d la chema la polvere della pula; vd. trit.

chep [<kp] s.m., 1)capo, persona al vertice di unorganizzazione: mglj a ss pst d vtt n chep d chesa meglio essere calastra di botte n capo di casa; 2)ciascuna delle due parti terminali di un oggetto che si estende in lunghezza, di un periodo: da chep appid lann dallinizio alla fine dellanno.

chesa [<ksa] s.f., 1)casa; prov.: chesa vcchia ng mngan surg si dice quando si trova quasi tutto ci che si desidera; m cijja mtt d chesa e d ptica mi ci debbo mettere dimpegno; chesa chisa n mina tradmind casa chiusa non crea pericoli; mel a chlla chesa add lum n ng tres guai a quella casa dove manca la presenza di un uomo; mglj a ss pst d vtt nn chep d chesa meglio essere calastra di botte che capo famiglia; a ogni chesa c ste na cruc in ogni casa c un problema; p SandAndrjja ognun alla chesa sjja il 30 novembre, festa di SantAndrea segna per i contadini linizio dellinverno e del rientro; tia s palzz via trunn csra cadut chi ha tutto e non sa cosaltro vuole; 2)ritorta di gambi di grano con cui si legano i covoni.

chesc [<k] s.f., cacio, formaggio; fras.: chesc d pqura formaggio di pecora; arpnn p chesc vicchj conservare inutilmente; chesc e uua formaggio e uva (si mangiano durante la vendemmia).

chchruzz [kk<rwotts] s.m., dolce di Pasqua, ciambella di pasta di pane con sopra alcune uova crude disposte simmetricamente e delle piccole strisce di pasta incrociate; fig. persona bene in carne.

chcucc [k<kutt] s.m. e f. chcccia, Cucurbita maxima zucca, zucchino; fig.: la cccia ch n mbrla chiameta chcccia la testa che non parla chiamata zucca; fig. donna grassoccia, cicciotta; dim. cuchccll.

chgliun d uatt [k˰<ewnd<watt] s.m.bot., Capsella bursa pastoris Bursacchina, borsa pastore.

chlg [<k&ld#] s.m., 1)calce; fras.: accunge la chlg p pumbe la vigna preparare la calce per pompare la vigna; mbusse la chlg mescolare acqua alla calce viva per ottenere calce spenta; 2)calci, pedate; fig.: chlla mina chlg di donna che non fedele al marito.

chlla [<kella] agg. e pron., quella, colei.

chllit [kl<lajt] nellespr.: m chllait! dai sbrigatevi!

chll [<kell] v.tr., danneggiare, guastare, sciupare: s chlda la mchna si rotta la macchina; vd. child.

chlccia [k<l&tta] s.f., ghirlanda, corona, cerchia; poes.: la njja s frmeta cchi ngiima ch bblla chlccia a ru mnd la nebbia si fermata pi sopra che bella corona al monte (in Di Ciero, Strlamb . . ., p. 55).

chluccej [klut<tj] v.intr., produrre un rumore secco e crepitante, cosa che crocchia sotto i denti; trad.p.: quand chlccia ru stip e mel sign quando scricchiola larmadio segno premonitore di disgrazie; fig.: s chluccet nu fisch d vin si scolato un fiasco di vino.

chmmuj [km<mwoj] avv. e cong., perch.

chncchia [k<nokkja] s.f., conocchia; prov.: vian a ccchia gn ru fus e la chnocchia vanno sempre insieme; trad.p.: in contrada Villacanale, fino agli anni Sessanta del secolo passato, la sera della Vigilia di Natale si praticava il rito d la chncchia, una tradizione di buon auspicio per la fertilit e lamore. I giovani, muniti di una conocchia a testa, si recavano nelle case delle ragazze adocchiate per lasciarle questo arnese tipicamente femminile. Se la prescelta e i suoi familiari gradivano lomaggio, aprivano il portone in segno di promessa di matrimonio, accoglievano festosamente il gruppo di amici e gli offrivano noci, castagne, ostie e pizzelle (in Meo, Le Feste . . ., p.182); fig. l css j fian l chncchj le gambe trimpellano, vacillano.

chruj [k<rwj] v.tr., curare, accudire, vigilare; fig.: chru la liva aggiungere potassa alle olive verdi raccolte a novembre; liva chruta olive indolcite; chru l pannima lasciarle i panni a mollo e sciacquarli pi volte.

chssa [<k&ssa] s.f., la cassa che contiene il pettine nel telaio per tessere.

chssa [<kessa] agg. e pron. f., quella.

chssun [kes<sawn] s.m. des., cosciale di lana.

chsta [<keta] agg. e pron. f., questa.

chstmuj [k˧t<mwoj] v.tr., consumare, mangiare.

chtrra [ke<tarra] s.f., 1)chitarra; 2)telaio su cui teso un certo numero di fili, che serve per ricavare da una sfoglia di pasta gli spaghetti alla chitarra; fig. volg. vagina.

chtgna [k<toa] s.f. e agg., 1)mela cotogna Cydonia vulgaris, Pyrus cydonia; 2)botte, colpi in testa dati con le nocche delle dita: quand timb d chtgna chi scppa n vrggna quando corrono le botte conviene svignarsela; vd. schtugniaj.

chtrun [k<trawn] s.m., terreno tipico di SantOnofrio, acquasalsa ecc., molto pesante e asfittico, difficile da lavorare poich possiede unelevata percentuale di argilla e limo; si attacca agli attrezzi se bagnato, quando asciutto si spacca con grosse fenditure l scrtt; nu chtrun ch c p fe l pgniat un terreno argilloso adatto per fare le pignatte.

chtruj [k<trwoj] v.tr., bacchiare, percuotere con una grossa mazza gli alberi da cui si raccolgono i frutti maturi; fras.: ut a chtru l niuc andato a bacchiare le noci; s miss a chtru cqua si messo a piovere forte; impr. quir ch t cutra mbccia a ru muss quello che ti colpisce sul naso.

chur [<kewr] s.m., cuore; t r dingh ch tutt ru chur te lo d con tutto il cuore; r tingh dndr a ru chur ce lho nel cuore; prov.: bbin a ru chur e vlin a r dind bene al cuore e veleno ai denti, un modo per educare i figli; la vcca prla p n mbrdjj lus ma ru chur se ch pina patsc la bocca parla per non perdere luso ma il cuore che soffre.

chuu [<kew] s.m., chiovolo, caviglia di ferro o di cuoio che mantiene il collegamento del giogo alla stanga del carro o al timone dellaratro; vd. crull.

chiacchiariaj [kjakkja<rjeaj] v.intr., chiacchierare, parlare.

chiachill [kja<kjell] s.m., babbeo, sprovveduto, sempliciotto.

chiagnus [kja<iws] s.m. e agg., chi piange con facilit, piagnucolone.

chiandet [kjan<dt] agg., piantato; fig. piantato in asso: la mglj r lasset chiandet la moglie lo ha abbandonato.

chiandlla [kjan<d&lla] s.f., 1)sottile suola che si mette nelle scarpe per far aderire meglio il piede; 2)volg. rapporto sessuale; vd. ciapptta.

chiandima [kjan<dojma] s.f., piantina.

chianlla [kja<n&lla] s.f., ciabatta; fig. donna di poco conto e pettegola.

chianlla d la Madonna [kja<n&lladlama<d$nna] s.f. bot., Cypripedium calceolus pianella della Madonna.

chiangun [kja<gawn] s.m., 1)grossa lastra di pietra; 2)calastra per pressare le vinacce.

chianghiat [kjag<jeat] s.m., pavimento con lastre di pietra.

chianghlla [kja<g&lla< s.f., sgabello di legno a tre piedi usato dai contadini per la mungitura.

chianghir [kja<gjer] s.m. des., macellaio.

chianill [kja<njell] s.m. e agg., chi racconta tutto, semplicione, babbeo.

chianzza [kja<n$ttsa] s.f., 1)piccolo terreno in pianura; 2)pietra piana.

chianuzz [kja<nwotts] s.m., pialla; se reca la lama dentata viene usata dal falegname per preparare una superficie di legno da incollare con unaltra.

chiapptt [kjap<pett] s.m., tranello, trappola, inganno: j fatt ru chiapptt lo ha imbrogliato.

chiarjj [kja<rojj] v.tr., chiarire; fig.: morire: chiarut finito, morto.

chitr [<kjatr] s.m., strato, superficie: p ru crs un chitr d jacc la pavimentazione del corso tutta ghiacciata.

chiatrej [kja<trj] v.tr., arrestare, fermare; ru timb s chiatret il tempo che persiste in una condizione sfavorevole, senza accenni di miglioramento.

chiattlla [kjat<t&lla] s.f.bot., Cymbalaria muralis cimbalaria; vd. jrva chiattlla.

chiattill [kjat<tjell] s.m. des., piattone, insetto dei Pediculidi.

chiattll [kjat<till] s.m. e agg., vivace, bricconcello, petulante; quir citr rusc nu chiattll quel bimbo rosso birichino e importuno.

chiavtta [kja<vetta] s.f., interruttore per accendere la luce.

chiavin [kja<vojn] s.m., chiave per aprire porte e portoni muniti di saliscendi.

chiazzira [kjat<ts$jra] s.f. e agg., donna di piazza, sguaiata, pettegola: la fglia chiazzira gn la mmma la figlia sboccata come la mamma.

chiazzus [kjat<tsiws] agg., di cattivo gusto, pacchiano.

chccara [<kikkara] s.f., chicchera, bricco, tazza.

chiana [<kjeana] s.f., piana, terreno di piano.

chiara [<kjeara] s.f. e agg., 1)chiara, limpida; 2)chiara delluovo, albume.

chiav [<kjeav] s.f., chiave: chiav mascr chiave maschio, se il cannello pieno; chiav fmmna chiave femmina, se il cannello forato; fig.: t l chiav frte raccomandato; dim. chiavccia.

chicchiara [<kj&kkjara] s.f., chiacchiera; prov.: la chicchiara bbuna ma n p ru cafun chiacchierare inutilmente serve a poco; s chicchiar murt d sunn sono chiacchiere di poco conto.

chichej [kj<kj] v.tr., piegare, cedere; fras.: ru lum s chiica quand vrd la ritorta di vitalba si piega quando verde, fig. i ragazzi da subito devono essere educati al sacrificio.

chign [<kj&] v.tr. e intr., piangere; r nguzind dAgnun chignn smbr msria i commercianti di Agnone hanno labitudine di lamentarsi per i loro affari;prov.: dpp la risa c vjj l chign detto ai bambini che si sfrenano a giocare e prima o poi le prenderanno; n ndjj mangh lucchj p chign non possiede nulla; chign gn na vita mzza piangere con forte dispiacere.

chinda [<kj&nda] s.f., 1)pianta; 2)la pianta del piede, il cavo della mano; 3)lungo pianto.

chin [<kjen] avv., piano, con lentezza: chin chin con estrema cautela e prudenza; loc. avv. d chin in piano.

chinga [<kj&ga] s.f., lastra di pietra per pavimenti; alla chesa mjja tingh l chingh a casa mia ho il pavimento in lastre di pietra.

chipp [<kj&pp] s.m., cappio; fig.: chipp d mbis furbacchione, scavezzacollo, bricconcello.

chisa [<kjesa] s.f., chiesa; Agnone vanta molte chiese: San Marco, San Pietro, SantAmico, Santa Chiara (chiusa al culto), San Francesco, Santa Croce, San Biase, San Nicola, San Giacomo Apostolo (la Trinit), LAnnunziata, SantEmidio, SantAntonio Abate, SantAntonio di Padova (SantAntonillo, chiusa al culto), San Pietro Celestino (Maiella), Madonna di Costantinopoli (Cappuccini); le chiese extra moenie sono: Madonna dellAssunta, San Rocco (Sand Rucchll), Santa Maria degli Angioli (c.da Fontesambuco), SantOnofrio, Santa Lucia "La Posta", San Michele Arcangelo (c.da Villacanale) e San Bernardino (chiesa e convento); per notizie riguardanti i nomi delle antiche chiese di Agnone si veda: D. Meo, Le feste . . ., p.195-196.

chizza [<kj&ttsa] s.f., piazza: mmis alla chizza in piazza Plebiscito, ex piazza del Tomolo; sarcrda la vgna mmis lla chizza cosa antica, remota (risale ai tempi in cui in piazza Plebiscito vi erano le vigne); vd. scuracchiata.

child [<kild] s.m. e agg., rotto, sfasciato; vd. chll.

chichiara [<kj$kjara] s.f., scarpa rotta, rovinata, vecchia; poes.: parraccunge st chichiar sfascet ste smbr ru scarper a fatiaj il calzolaio lavora continuamente per raccomodare le scarpe rovinate (in Nero, Poesie . . ., p. 11); fig.: s fatt gn na chichiara ubriaco fradicio; vd. chippla.

chiica [<kj$jka] s.f., piega, risvolto: na chiica salgccia un rocchio di salsiccia.

chiin [<kjojn] agg., pieno, colmo; fig. ndammale ca ru spdel st chiin non te la prendere pi di tanto; vd. arres, arvrzchet, res, varr.

chippla [<ki$ppla] s.f., scarpa minuta, mezza rotta; vd. chichiara.

chivr [<kj$vr] v.intr., piovere: s chiuu s leva luua se piove si lava luva, lo dicono i contadini prima della vendemmia; prov.: s chiuu nznda Bubbina s fian randgn e paten se piove nel giorno di Santa Bibiana sar copioso il raccolto di granoni e patate; fig.: prci a chiuvt! si dice di chi fa una cosa che non ha mai fatto o voluto fare.

chiss [<kiss] agg. e pron. p., codesti.

chist [<kjt] agg. e pron. f., questi.

chimm [<kjumm] s.m., piombo; loc., a piombo a chiumm; scherz.: a chiumm ste chiumm a lvll ste lvll scnzat stt ca m s n csca il muro a piombo e a livello per spostati che pu cadere, lo dicono scherzando i muratori quando hanno completato un muro.

chiupp [<kjwopp] s.m., Populus tremula pioppo; chiupp canadis pioppo canadese Populus canadensis; fig., chiupp sicch viene inflitto nel gioco della "passatella" a chi non beve per niente; vd. ulm.

chiut [<kjwot] agg. f. chiuta, lento, pigro, flemmatico: gn sc chiuta quand ma scijj come sei lenta quando dobbiamo uscire.

chiuv [<kjwov] s.m., chiodo: ch r sld c fe r chiuv con i soldi ci fa i chiodi, rif. a chi avaro.

chup [<kiwp] agg., 1)cupo, oscuro; 2)vuoto: ru pdel chiup lalbero ha il tronco vuoto; 3)di rumore sordo, cupo, privo di sonorit; poes.: nghup ru scum cnda p l mrg si sente un rumore cupo nel fiume, lacqua che sbatte contro le morge (in Di Ciero, Strlamb . . ., p. 22).

chiupptlla [<kjupp<t&lla] s.f., pennichella, pisolino; vd. peneca ecc.

chiuppira [kjup<p$jra] s.f., pioppeto; volg. peluria.

chur [<kiwr] s.m., culo; fras.: chur a pppa culo grande e sporgente; fig.: j vuldet ru chur se n andato facendo una smorfia sgradevole; j s stritt nghur ha avuto paura; ste smbr nghur all vacch dedica molto tempo ad accudire le mucche; prov.: chur und e nfarniat come dire cornuto e "mazziato"; tnajj ru chur a tr pacch essere fortunato; a durmut a chur scupirt detto a chi la mattina non si svegliato di buonumore; s nghur t tjj nghur r tia se non ti considera fai altrettanto.

chiuttst [kjut<tot] avv., piuttosto, meglio, pi volentieri.

chiuvliaj [kjuvl<jeaj] v.intr., piovigginare.

ciabbutt [tab<bwott] s.m. e f. ciabbtta, 1)persona grassa; 2)gonfiore, ingrossamento: m s ftta na ciabbtta a ru dnd mi si gonfiato il dente; 3)vescica urinaria: na ciabbtta salgccia salsiccia conservata sotto sugna nella vescica di maiale; abbute la ciabbtta d ru purch gonfiare la vescica del maiale; 4)dolce di Carnevale, pallottole di pasta di pane fritte e inzuccherate; accr. ciabbuttun, dim. ciabbuttll bimbo paffutello; vd. bbubblun, ciaccun, ciciutt, gravnd, scurplla, trbbzi, trocchpll, trull,vsciica. PRONUNCIA

ciaccagliina [takka<ojna] s.f., donna che parla molto, chiacchierona; la moglj na ciaccagliina la moglie ama parlare molto e a sproposito.

ciaccun [tat<tewn] s.m., grassone, ciccione; vd. ciacciutt.

ciacchiaj [takk<jeaj] v.tr., fare cic ciac con lacqua, tipico dei bambini: gn t pjcj a ciacchiaj come ti piace a giocare con lacqua; vd. cicch e ciacch.

ciccia [<tatta] s.m., voce fanc. ciccia, carne.

ciacciavglj [tatta<va] s.f. p., grassi di scarto.

ciacciutt [tat<twott] s.m., cicciotto, grassotto.

ciaciariaj [tatar<jeaj] v.intr., ciarlare, intrattenersi in discorsi inutili.

ciaciucch [tatwokk] agg. des., uomo grossolano e sciocco.

ciaffun [taf<fewn] s.m., che mangia tutto e abbondante; per questo motivo ciaffun nome che viene dato ai cani di campagna; vd. acciaffej.

ciafrgna [ta<frea] s.f., grinza, arricciatura crespa; vd. acciafrgniaj.

ciic [<tajt] s.m.bot., Cicer aretinum cece; prov.: ut a fe la trra p r ciic andato a rendere la terra pi grassa, morto; mbsqua d r cic frisch mai, in nessun momento.

ciin [<tajn] s.f., cenere.

cialamarlla [talama<r&lla] s.f., farfalla; trad.p.: la cialamarlla porta notizie; chiamata anche lma d ru purgatrie; fig.: chll cialamarll bimbi piccoli e indifesi che fanno tenerezza.

cialun [ta<lawn] s.m., errore, sbaglio: fe r cialun non arare la terra in maniera omogenea; vd. accialunej.

cialnga [ta<loga] agg. des., fig. donna sciocca e sconcia.

cialuner [talu<nr] agg., impreciso, pasticcione, disordinato: quir muratur cialuner quel muratore non rifinito; vd. cialun.

ciambeta [tam<bta] s.f., brancata, quanto si pu tenere stretto in una mano: na ciambeta d gren una brancata di spighe di grano; fig.: na ciambeta d sld molti soldi; dim. ciambatlla.

ciambun [tam<bewn] s.m., chi inciampa spesso e con facilit; vd. cpuller.

ciambmbl [tam<b$mbl] s.m., ciondolo, pendaglio, qualcosa che pende; volg. pene degli animali e degli uomini.

ciammarica [tamma<riwca] s.f., lumaca; impr.: tia cchi crna tiuu ch na csta ciammarich hai pi corna tu che una cesta di lumache, lo dicono i tifosi pi accaniti allarbitro quando commette un errore; fil.: ciammarica ciammarica/cccia l crna alla cavita/e s n l vu cacce/SandAndgn t l fe muzze.

ciammill [tam<mjell] s.m., sorta di tegame adoperato un tempo per preparare i confetti; era di rame e a forma rotonda (diametro circa 90 cm), con fondo piatto e sponde non molto alte, munito di due manici e due ganci, questi ultimi servivano a tenerlo sospeso al soffitto mediante un semplice dispositivo di aggancio; vd cumbitt, scchitt.

ciamurr [ta<mwrr] s.m., raffreddore; vd. ngiamurrit.

cianganill [taga<njell] s.m., gingillo, ciondolo, ninnolo.

cianglla [tan<dz&lla] s.f., carne di scarto, lacerata, ridotta a brandelli, floscia, cascante: tnajj l ciangll appis riferito alle carni delle persone anziane che non sono pi sode e lisce; fig. na cianglla d tura un pezzetto di tavola.

cianghtta [ta<getta] s.f., sgambetto.

cippa [<tappa] s.f., gancio; fig.: pid a cippa piedi storti; dim. ciapptlla.

ciapptta [tap<petta] s.f., 1)uncinetto di filo metallico che viene introdotto nella maglietta per chiudere le vesti; 2)rapporto sessuale; vd. chiandlla, crjuol, ftt, sciambrga, zzacarlla. VOCE

ciapptt [tap<pett] s.f. p., scrittura non leggibile.

ciarffla [ta<raffla] s.f., donna chiacchierona, loquace: la scra na ciarffla la suocera si perde in conversazioni banali.

ciarll [ta<ralla] f. ciarlla, s.m., era cos denominato il settimo figlio, nato dopo sei figli dello stesso sesso; egli aveva la facolt di prendere qualsiasi tipo di serpente senza subire alcun danno; fig. strega, ammaliatrice.

ciaraller [taral<lr] s.m., persona capace di prendere le serpi senza correre alcun rischio; fig. persona capace di concentrare su di s con estrema facilit il favore o lammirazione di chiunque. Verificare Guglielmo ciaralla.

ciaramglia [tsra<maa] s.f., ramaglia; canz. della raccolta delle olive: p cglj la liva c vuu ru ngiin/cuoglj prima l ciaramglj e pu l ciim.

ciarich [ta<tojk] s.f. p. des., insieme di varie erbe mangerecce.

ciula [<tawla] s.f., cornacchia, mulacchia; fig.: fe scijj s ciul c portn sfurtina fai uscire quelle cornacchie (riferito ai quelli che tifano contro) che portano sfortuna.

ciauliaj [tawljeaj] v.intr., chiacchierare, ciarlare.

ciavrra [ta<varra] s.f., vitella che non ha ancora partorito.

ciavrr [ta<varr] s.m., ariete, montone; nei bovini, maschio intero, in grado di coprire le femmine (dai 14-15 mesi fino ai 22-24, poi diviene tavr)

ciavatteta [tavat<tta] s.f., ciabattata, nel calcio: pessimo tiro.

ciavattin [tavat<ojn] s.m., persona che nel lavorare lascia molto a desiderare quanto a precisione e conoscenza del mestiere; fig.: astima gn nu ciavattin bestemmia come un ciabattone.

cicch e ciacch [<tikke<takk] voce imitativa del rumore dellacqua; nellespr. fe cicch e ciacch divertirsi con lacqua; l scarp j fin cicch e ciacch nelle scarpe ci entra e ci esce lacqua; vd. ciacchiaj.

cicciabbmma [tittab<bomma] s.m., grassone, trippone.

ccna [<titna] s.m., recipiente di terracotta simile a ru ccner ma pi capiente, adoperato dai contadini per tenere lacqua in fresco nelle calde giornate estive.

cicll [<ti<till] s.m., voce fanciullesca per citare un frutto piccolo e rotondo come uva o ciliegie.

cil [<tel] s.m., cielo; fras.: n ste nn ngil e nn ndrra confuso, frastornato, preoccupato; chiuu a cil apirt piove copiosamente; s schtrut cil e trra il cielo si oscurato; prov.: pzzan ngil s parul quello che dici speriamo si avveri.

cill

cill [<tell] s.m., 1)uccello: mgna gn nu cill mangia poco, rif. a bambini, anziani o malati; prov.: tnda vld ve ru cill lla fnd fin quand nz spcca la frnd tante volte va la gatta al lardo finch non ci lascia lo zampino; s tutt r cill canuscssn l gren! se tutte le persone conoscessero le cose buone! cill d ru maluguri o cill d la malcanzun uccello del malaugurio; 2)tonchio, parassiti dei legumi, : r fasciul n fatt r cill; 3)voce per chiamare i pulcini: cill cill; dim. cllcc: dolcetto a forma di uccellino ripieno di marmellata; vd. po po.

ciellgrfun [tellgr<fewn] s.m., grifone; fig. chi somiglia a un grifone con i capelli irti e trascurati.

ciellsblcchj [tellsb<lakkj] s.m., persona libera come laria, con ambizioni a volte smodate, idee stravaganti, infedele: ve facnn ru cillsblcchj va facendo luccel di bosco.

circh [<terk] s.m., 1)cerchio, cerchietto dei capelli; 2)gioco fanciullesco in cui i bambini facevano correre un cerchio di ferro o di legno guidandolo con una bacchetta.

cirr [<terr] s.m., Quercus cerris cerro ; dim. crracchj.

cirv [<terv] agg. acerbo.

cfar [<tifar] s.m., lucifero, persona cattiva, brutta.

ciff e ciaff [<tiffe<taff] loc., carne cucinata in casseruola con vari aromi

cgna [<tia] s.f., cinta; sottopancia, striscia che passando sotto la pancia degli equini mantiene legato il basto; fig.: strgn la cgna fare economia, evitare spese superflue.

cing [<tind#] s.m., stoppino del lume ad olio, cenci; fig.: r fatt cing e ptcc lo ha ridotto male; vd. ptcc.

cinghfrusc [ting<fru] s.f.bot., Potentilla reptans potenzilla.

cinghnirv [ting<nierv] s.f. bot,. Plantago major potenzilla.

cicch [<t$kk] voce fanciullesca di maiale, usata anche per chiamarlo: cicch cicch.

ciccia [<t$tta] s.f., importanza, valore; j deta trppa ciccia gli ha dato troppa importanza.

ciffa [<t$ffa] s.f., fiocco, annodatura di un nastro che presenta due cappi opposti pi o meno vistosi.

ciima [<tojma] s.f., cima, cresta del gallo: ru uall rusc tjj na bblla ciima il gallo rosso ha una bella cresta.

ciira [<t$jra] s.f., cera; prov.: la ciira s fruua e ru murt n ngamina si perde tempo inutilmente; fig.: fe la ciira impallidire; vd. acciaralleta.

ciis [<tojs] s.m., bosco ceduo che periodicamente tagliato.

cipp [<tipp] s.m., stecco, rametto privo di foglie; fig.: s fatt gn nu cipp sicch diventato magrissimo; cipp e ciapp voci che indicano il chiacchierare; vd. cppa, crill; vd. ttipp e ttapp.

ciqur [<tikwr] s.m., cicciolo, escrescenza carnosa, pezzettino di carne; fras.: la pzza ch l cqura la pizza con i ciccioli di maiale; nu cqurill dund un pezzettino di lardo; assagge ru ciqur assaggiare la carne di maiale da poco ammazzato; dim. cqurill.

cist [<tit] s.m. cesto, costruito con sarmenti di vitalba o con rametti di salice; f. csta cesta, realizzata con rametti di salice privi di corteccia: na csta duua una cesta di uova; scherz.: t mtt l sangu alla csta ti metto il sangue alla cesta (si dice ai bambini); dim. cstarill, cstarlla.

citr [<titr] s.m., bambino, piccino; fras.: m simbr nu citr net d sira detto a chi puerile; ru citr mjja espr. vezzeggiativa e affettuosa; ru citr a pset quattr cin il bimbo ha pesato quattro chili; dim. ctrill, f. ctrlla; accr. ctrun, ctracchiun.

ci ci [<tutu] s.m., parlotto, bisbiglio, pissi pissi: s snd nu ci ci si sente un chiacchierio.

ciucc [<tutt] s.m., asino; dim. ciucciarill; accr. ciucciun; bot. ciucc d pqura erba silile alla casslla forse tarassaco.

ciccia s.f., vagina; fig. ragazza bella e piacente; vd. cbbrna, cinna, fssa, frgna, patena, pmmadura, pngunlla, prchuca, spacczza, tabbaccira, tppa, tupanera.PRONUNCIA

ciucciin [tut<tojn] s.m., bardotto, animale da soma e da basto, ibrido, che si ottiene incrociando unasina con un cavallo: mul ciucciin.

cufa [<tiwfa] agg., broncio, muso, mutria; fig.: lla Mcchia ru cil tjj la cifa in con. Macchia (Monte San Nicola di Capracotta) il cielo mostra le nubi nere.

ciufniara [tuf<njeara] s.f., armadio per riporvi indumenti e biancheria, guardaroba.

ciufflill [tuff<ljell] s.m.bot., Avena fatua avena selvatica; fig. persona alta e magra; t s vidn l ciufflllra ti si vedono le ossa.

ciulfut [tul<fiwt] agg., imbronciato, accigliato, che sempre di malumore.

cimm [<tumm] s.m., gobba, prominenza pi o meno irregolare o vistosa: ru mur tjj tutt cimmra il muro non liscio.

ciummnira [tumm<n$jra] s.f., camino; fras.: puljj la ciummnira ch r spin pulire la canna fumaria con gli spini; canz. Thmma bblla thamma: natinitra natinitra cccia fum la ciummnra.

ciummut [tum<miwt] agg., gibboso.

ciungh [<tug] s.m. e agg., chi ha perduta la motilit delle gambe, paralitico; prov. scherz.: ru figlj mjja nd mangh nu dfitt e ciungh e cchet e pscia a ru litt mio figlio non ha nessun difetto incapace di muoversi, cieco e piscia al letto; vd. ngiunghnit.

ciunghej [tu<gj] v.tr., picchiare producendo una deformazione delle membra e specialmente delle gambe.

cinna [tunna] s.f., vulva, vagina; vd. ciccia.

ciucc [<twott] s.m., ciocco, ceppo da ardere; poes.: nu ciucc d crca n ndrpp nudus ma staggiunet e psand nu tumbr un ciocco di quercia non troppo nodoso per stagionato pesante un tomolo (in Di Ciero, Strlamb . . ., p. 46); vd. carucc.

ciupp [<twopp] agg., zoppo; prov.: chi ve ch ru ciupp s mbera a ciuppchej chi va con lo zoppo impara a zoppicare.

ciutt [<twott] agg., grassoccio, cicciotto; ru citr ciutt ciutt il bimbo paffuto.

ciuppchej [tupp<kj] v.intr., zoppicare; fig. venir meno ai principi di onest e rettitudine: chlla cippca nanz donna che si concede ad altri uomini; vd. abballeaj, vallej, acciuppej.

ciuppjja [tup<pojja] s.f., andatura difettosa, per lo pi a proposito di animali.

circl [<turtl] s.m. p., capelli arruffati che non si possono districare con il pettine.

ciuutta [tu<wetta] s.f., civetta; fig. donna che ama mettersi in evidenza per attrarre e lusingare gli uomini.

class [<klass] s.f., anno di nascita: d ch class sci? quando sei nato?; la class, class d firr spesso lo dicono i coetanei quando sincontrano.

ccchla [<k$kkela] s.f., rotula del ginocchio: m duln l ccchla d l jncchjra mi fanno male le rotule delle ginocchia.

ccchia [<kokkja] s.f., coppia; fras.: a ftta la ccchia ha avuto i gemelli; na ccchia duua due uova; s na ccchia! un duo!

ccchina [<kokkina] voce fanc. di vagina.

ccchj [<k$kkj] s.m., 1)ramo biforcato; 2)femminella della vite, germoglio: lve r chcchj alla vit; 3)grappolo duva: damm nu ccchj duua dammi un grappolo duva; 4)specie di uncino di legno per tenere ferme le pecore durante la mungitura; dim. ccchjtill.

cccia [<k$tta] s.f., testa, capo; fras.: cccia tust testa dura; cccia accpabbll testa allingi; cccia d pzza volg. suora; s ita a fe la cccia andata al parrucchiere; n ste vun d cccia pazzo; sacc ch j dic la cccia! Non so cosa gli dice la testa!fig.: a stuccheta la cccia a ru ptr assomiglia molto al padre; la cccia la cctta la testa dellascia; prov.: cccia rtta paina pagheta testa rotta pena pagata; fil.: cccia plet ch trnda capll/ttta la ntt c cnda ru grill/s ru grill ng v cande/cccia plet comra fe.

cocc [k$k<k$] voce fanc. di uovo.

ccr [<k$tr] v.tr., cuocere; fras.: cutt fritt e magniat cotto fritto e mangiato; mglj cutt ch crid meglio cotto che crudo; cutt d sul cotto al sole; chuc gn ch scotta molto, ha la febbre; chuc gn ru diavrll scotta come il peperoncino; s ctta la nzaleta linsalata si rovinata con dellaceto; fig.: quand j lajj ditt s cutt quando glielo ho detto ha assorbito il colpo.

codacavlla [kodaka<valla] s.f., coda di cavallo, capelli di donna lunghi e pendenti.

codanznzara [kodan<dzindzara] s.f., uccello dei Motacillidi, cutrettola, nota anche con il nome di ballerina, batticoda per il continuo battere la coda mentre cammina o saltella sul terreno; fig. di persona che mostri unagilit irrequieta ma graziosa: ss cdanzinzara.

cfan [<k$fan] s.m., cassa, baule per indumenti; fig.: s ftta gn nu cfan ingrassata molto.

cglj [<k$] v.tr., cogliere; fras.: cglj la liva cogliere le olive; scherz.: bbun p cglj l fiqura chi molto alto; fig.: s r culd stt lo ha investito; j cuglitt ntt gli sopraggiunse la sera; vd. accarrej.

cgna [<koa] s.m., guscio; involucro duro che avvolge e protegge i semi o il frutto di alcune piante, le uova e anche certi organismi animali; fras.: la cgna dlluv il guscio delluovo; aunn l nuc s cugnut questanno le noci hanno il mallo spesso.

cin [<kojn] s.m., chilogrammo.

cir [<kojr] agg. e pron. p., quelli.

colabbrud [kolab<brewd] s.m., colabrodo.

cll [<koll] s.m., 1) colle; a cll Mnghun arvdrc Agnun a Colle Mingone arrivederci Agnone, difatti dopo aver varcato il colle proseguendo sulla strada SS 16 Agnone non si vede pi; 2) callo; r chll all mian i calli alle mani; scherz.: r chll nghur a chi sta troppo tempo seduto e riposato; vd. toponomastica.

clm [<kolm] s.m., 1) il massimo grado, il colmo; 2) la parte pi alta del tetto a falde inclinate; poes.: ru trev d la clma la trave che regge il tetto, fig. il punto forte della famiglia (in Di Ciero, Strlamb . . ., p. 43).

cmd [<k$md] agg., comodo; fig., ernia: tnjj ru cmd; dej ru cmd far ingravidare la mucca dal toro.

condrachzz [kondra<k&tts] agg., nellespr.: na prsuna ch r cndrachzz una persona pi che valida.

condramalucchj [kondrama<lwokkj] s.m., amuleto, cornetto, gesto, formula apotropaica; trad.p.: mttrs na clza d nu culur e una d nndr cndramalucchj se si indossano le calze di colore diverso si scongiura il malocchio; vd. curntt.

condrapartit [kondrapar<tojt] agg., rivale, di un altro partito.

condrura [kon<drawra] s.f., fuori orario, a tarda ora.

conmurt [kon<mwort] agg., di persona, buono a nulla, ozioso, disutile.

cnga [<koga] s.f., 1) pozza; dim. cunganlla; prov.: nuvl a pqurll cqua a cunganll nuvole a pecorelle acqua abbondante; 2) concavit di un tratto di superficie; 3) conca di rame per il bucato; vd. ngunghej.

cppa [<k$ppa] s.f., 1) recipiente da cucina in ferro, di forma rotonda e simile ad un ruoto, sotto cui o in cui si pongono a cuocere nel fuoco, patate, castagne e panette di farina di granone, ricoprendolo di cenere e brace: ru pantt ch l cqura stt lla cppa una panetta di farina di granone con i ciccioli di maiale cucinata sotto la cppa; la coppa spesso viene usata come braciere per riscaldare un ambiente; 2) escara, crosta aderente e dura provocata dallessiccamento di sangue, pus o secrezione su una lesione cutanea: na cppa a ru jnucchj e ina a ru vut unescara al ginocchio e una al gomito; fig.: s n ut cppa cppa ha agito in superficie; na cppa matun un coccio di mattone; prdut pur l cpp dllucchj ha perso anche le palpebre, ha perduto tutto; s rn miss ngiima all cpp dllucchj non visto di buon occhio.

cppla [<k$llla] s.f., coppola, berretto.

crd [<k$rd] s.m. bot., Eryngium campestre calcaprettola campestre, bocca di ciuco; crd a palltta cardo.

cria [<k$rja] s.f., cose, oggetti ingombranti: qunda cria stin mmis alla vjja un casino di roba in mezzo ai piedi.

cri [<k$rj] v.tr., appioppare, affibbiare, dare; j curitt quir prcuch d mglj gli rifil quel guaio di moglie; vd. scri.

crna [<k$rna] s.f., corna; fras.: tjj tnda d chll crna ch n mb ndre a ru purtun ha le corna talmente lunghe che non pu entrare al portone, chi ripetutamente tradito; l crna dllabbdnd le corna del bidente; vd. curnut.

crr [<korr] v.intr., correre; fras.: chi t crr appriss? perch ti sbrighi cos tanto?; curr curr fai subito, subito; fig., ru prizz ch crr il prezzo corrente; prov.: la fatjja corr annnd e tuu j curr appriss detto a chi ha poca voglia di lavorare; n m fe nn corr e nn camniaj di persona o cosa che non suggerisce nulla, che non interessante.

crva [<k$rva] s.f., arcione, ciascuno dei rilievi arcuati di legno che il basto o la sella presentano anteriormente e posteriormente: l crva ru mmst.

crza [<kortsa] s.f., corsa: ftta la crza dllasn ha fatto la corsa dellasino, ha corso inutilmente.

crz [<korts] s.m., corso; ru crz dAgnun Corso Vittorio Emanuele; nel centro storico vi Corso Garibaldi.

cssa [<k$ssa] s.f., gamba, coscia, ciascuno degli arti degli animali; fras.: tjja rmb l css ti debbo rompere le gambe, detto ai figli quando combinano qualche marachella; a css scacchiat a gambe divaricate; s t cmnda mnaj na pdeta mmis all css se ti d fastidio dagli un calcio in mezzo alle gambe; fig.: sn rtt l css hanno fatto i loro comodi, sono stati insieme; srvjj lla cssa servire, accudire con molta attenzione.

csta [<k$ta] s.f., falda di monte piuttosto ripida, pendo: m accavalleta la csta d majj lo dicevano i contadini contenti di aver superato il mese di maggio perch iniziava il periodo del nuovo raccolto; l cst la Marlla, l cst l Macchj, l cst Snda Marjja, l cst la Macchia; le coste della Marella, le coste di c. da Macchie, le coste di Santa Maria, le coste di Monte San Nicola in c. da Macchia di Capracotta; vd. tavola toponomastica.

ctca [<kotka] s.f., cotica, cotenna di maiale: fasciul ch l cutch fagioli con le cotiche; fig.: la ctca la cccia il cuoio capelluto; trad.p. ad Agnone il maiale, una volta ucciso viene sistemato per terra e bruciacchiato con ginestre e paglia; questo uso molto raro, difatti in quasi tutti i paesi si usa lacqua bollente. In proposito i contadini sostengono che il fuoco non incrudisce la cotenna facendogli conservare la consistenza naturale (in Meo, Le Feste . . ., p. 20). Quando si avvicinava la ricorrenza dedicata alla Madonna Addolorata (terza domenica di Settembre) si sentiva dire: ma mtt a mll l cutch dobbiamo mettere a mollo le cotenne, che venivano consumate nel pranzo tradizionale della festa; volg. vagina; vd. jnstra.

cotomalicadda [kotomalicad<dia] impr.: che Dio ti maledica; dis.: cotmalicadda scardalena! espr. che indicava avversione o disprezzo verso il mestiere di cardatore.

czza [<k$ttsa] s.m., spicchio, ogni porzione di frutto tagliato; fras.: na czza d mil, d pir, d pmmadura, d patena uno spicchio di mela, di pera, un pezzetto di pomodoro, di patata; vd. cuzztlla.

czzca [<k$ttska] s.f., 1)caccola, muco rappreso e rinseccolito alle narici: s liva l czzch a ru nus si toglie le caccole al naso usando il dito indice; 2)sudiciume accumulato sulla pelle: tjj l czzch chmmu nz lavet da ru Battsm sporco perch non si lavato pi dal Battesimo; vd. scuzzchej.

crita [<krajta] s.f., creta: pputt d crita pupazzo di creta.

crapun [kra<pawn] s.m., caprone; vd. zurr.

crapccus [krapt<tiws] agg., capriccioso, bizzoso, volubile.

crapgn [kra<pi] s.m., lezzo di capra, puzzar di caprino.

cruna [<krawna] s.f., corona, filza di pallottoline che si fa scorrere fra le dita recitando il rosario.

crepa [krpa] s.f., capra; prov.: tnajj cchi vizi d la zmba la crepa avere pi vizi della zampa della capra, un animale difficile da custodire; zmba la crepa e ve lla vgna appriss lla mmma va pur la fglia tale madre, tale figlia; fig.: ss crepa cos le mamme chiamano spesso le figlie femmine.

crdnza [kr<d&ndza] s.f., 1)credito; fras.: ru macller n nfe crdnza il macellaio vuole essere pagato in contanti; fe la puttena ngrdnza rimetterci lavoro e denaro; 2)credenza, armadio.

crdr [<kredr] v.tr. e intr., credere; prov.: ru satll n ngraid alladdun chi sta bene non pensa minimamente a chi vive male; j ftta crdr la lina dndr a ru puzz gli ha fatto credere la luna nel pozzo.

crjula [kr<jewla] s.f.bot., Convolvulus arvensis vilucchio comune.

crjul [kr<jwol] s.m., laccio di cuoio usato per legare le scarpe; fig.: majj fatt nu crjul ho avuto un rapporto sessuale; vd. ciapptta.

crlluj [krl<lwoj] v.tr., scuotere, picchiare, venire gi: j factt na crlluta mazzet lo riemp di botte; s miss a crllu cqua venuto un acquazzone.

crnzej [krn<dzj] v.tr e intr. des., credere: ch s crnza cosa crede.

crpej [kr<pj] v.intr., crepare, scoppiare, morire improvvisamente, morire dinvidia: nn schtta e nn cripa di cosa o situazione che non va n avanti n dietro, n migliora n peggiora; impr.: puzz crpej possa schiattare; vd. scattej.

crpet [kr<pt] agg., persona dal carattere aspro e difficile, burbero, pesante: nu crpet ngurp uno scorbutico; vd. scattet.

crpi [<kr&pj] s.f. p., capelli arruffati, disordinati.

crsc [<kre] v.tr. e intr., tirar su, crescere; prov. ai bambini che starnutiscono si suole dire: crisc sand! aggiungendo molto spesso: ca divr ggi c sc; n ngrsc p la malzia non cresce perch troppo furbo e malizioso.

crscnza [kr˧<&ndza] s.f., luna crescente; si possono seminare: patate, fagioli da orto, insalata, zucchini, peperoni, pomodori, mais da foraggio, cavoli, ecc.

crsmeaj [krs<mj] v.tr., cresimare; fig. dar botte, picchiare.

crsmla [kr<s$mla] s.f., Prunus armeniaca albicocco; albicocca; fig.: s crsmla sono botte; nel gioco del calcio: prendere tanti gol.

crstian [kr˧t<jean] s.m., uomo, persona; fras.: nu crstian alla mian una persona alla mano; fig.: ng n ste d crstian piccolissimo di corporatura; prov.: p cansc nu crstian t ca magnia nzimbra nu tumbr d sel per conoscere una persona ci devi stare a contatto; accr. crstinaun.

crstjnamra [kr˧t<janamra] s.f.p., folla, gran numero di persone.

crtun [kr<tawn] s.m., terreno argilloso e duro.

cruc [<krewt] s.f., croce; fras.: fig.: cruc e mraviglj grande meraviglia; ognun tojj la cruc sjja ognuno ha i suoi problemi; fars la cruc ch la mian trta meravigliarsi, sbalordirsi; lasse la cruc chi per morte lascia problemi in famiglia; ci ftta la cruc ci ha rinunciato, ha giurato sulla croce; prov.: quand chiuu a Snda Cruc pen e nuc quando piove a Santa Croce (3 maggio) pane e noci.

criatur [krja<tiwr] s.m., bimbo, creatura; dim. criaturill.

cricch [<krikk] s.m. e agg., 1) cric, martinetto; 2) arzillo, pronto, vispo; nellespr.: cricch crcch e mancangn tre persone amiche fra di loro.

crisc [<kri] s.m., 1) lievito; 2) crosta lattea che si forma sul cuoio capelluto dei lattanti; vd. arcrsc, livt.

Crist [<krit] s.m., 1) Cristo; fras.: ste gn Crist ngruc soffrire come Cristo in croce; ste nzin a Crist stare bene; fig.: s scriat a casa d Crist se n andato lontano; 2) puntello metallico a T, allungabile: mtt r crist sott lla lmia mettere i puntelli a sostegno della volta.

crjja [<krojja] avv., niente, nulla; prov.: crjja cubbll e mangh sel niente di niente; vd. cubbll.

crll [<kr$ll] s.f. p., 1)anelli in ferro di forma ovale, che si infilano alla trave del palmento per agganciarvi il verricello (turctur) con avvolta la fune (nzrt), il cui capo legato a un macigno (pnrun) fornito di apposito gancio; 2) filza : na crlla d srva una corona di sorbe legate fra loro con un filo; vd. flcc.

crnaca [<kr$naka] s.f., racconto, diceria, pettegolezzo.

crsca [<kroka] s.f., strato superficiale indurito per effetto naturale, crosta del pane; vd. scruschej.

cructta [kru<tetta] s.f., stampella, gruccia.

crudvl [kru<devl] agg. duro da cuocere; fig. insensibile, duro, senza cuore.

crull [<krull] s.m., chiovolo, vd. chuu.

cruulla [kru<w&lla] s.f., crivello, vaglio; prov.: fe rjj lcqua lla cruulla far credere quello che non .

cruvllun [kruvl<lewn] s.m., crivello grande a forma di U con due manici che si adoperava per vagliare il grano a mano, era agganciato nella parte davanti ad un forconcino di legno con infissa alla base una scarpa vecchia che le faceva da base di appoggio.

cubbll [kub<b&ll] pron. e avv., niente, nulla: n ngapsc cubbll non capisce niente; vd. crjja, manghesele.

cuccgna [kuk<kaa] s.f., pacchia, vita facile e godereccia; trad.p. albr d la cuccgna al presente lalbero della cuccagna si svolge la sera della festa dedicata alla Madonna della Libera (7-8 settembre).

cuccvalla [kukka<valla] s.f., galla, rigonfiamento che si riscontra sulle foglie, sui rami e nelle radici di alcune piante in particolare la quercia; fig.: ra jjj a juche a cuccavll detto a chi una schiappa nel gioco del calcio.

cucc [<kutt] agg.; alla chetichella: cucc cucc quatto quatto,; poes.:s n scirn cucc cucc p rn a true un a Coldvucc se ne uscirono senza farsi scorgere n udire per andare a trovare un contadino a Colle Ucci in c.da Montagna di Agnone (in Nero, Poesie . . ., p. 14); vd. mupgna.

cucceta [kut<tta] s.f., testata, colpo violento battuto con la testa.

cucclun [kutt<lawn] s.m., testa grossa; fig. testa dura.

cucclun [kutt<lewn] s.m., persona intelligente, capace.

cucctta [kut<tetta] s.f., testa di agnello: cucctta dagnill.

cucchiareta [kukkja<rta] s.f., quanto pu contenere un cucchiaio, una cazzuola: na cucchiareta pastina un po di pastina.

cucchiarin [kuk<kjarojn] s.m., cucchiaio; dim. cucchiarnill

cucchiartt [kukkja<r$tt] s.m., piccola cazzuola triangolare per rifiniture.

cucchiara [kuk<kjeara] s.f., 1)schiumaiola; 2)grosso e capace cucchiaio di legno da cucina; fig.: truue pen, latt e cucchiara trovare una situazione comoda; 3)cazzuola.

cuccut [kut<tiwt] s.m. e agg., cocciuto, testardo: cuccut gn nu mul cocciuto come un mulo.

cucnd [ku<t&nd] agg., cocente, bollente, piccante.

cucnira [kut<n$jra] s.f., cuoca, la signora chiamata a cucinare ai banchetti nuziali che fino a qualche decennio fa si svolgevano in casa; una delle pi rinomate della seconda met del secolo scorso era Angiolina Bartolomeo (Angiulina d Rff).

cucvl [ku<tevl] agg., che si cuoce facilmente; fig. chi si fa puzzare i baffi, si fa rispettare.

cuchcclla [kukt<tella] s.f., fig. donna bassa e robusta; fil.: cuchcclla cupa cupa/sott a ru litt tnva ru lup/e ru lup vicchj vicchj/n vulva arf ru litt.

cuchccll [kukt<till] s.m.bot., Cucurbita pepo zucchino; fras.: cuchccll paten e salgccia zucchini patate e salsiccia, tipica colazione contadina; spesso si sente dire spec. dai contadini: n m magn r cuchccll ca niscn ndrra e m fian ste ndrra pur a m non mangio le zucchine perch nascono a terra e mi fanno stare a terra anche a me; scherz. volg.: ch t sc magniat? cazz cuchccll e uua cosa hai mangiato? cazzo zucchini e uova, un modo per non svelare quello che si mangiato.

cuchliaj [kukl<jeaj] v.tr., esprimere versetti e dolci tenerezze, tipico dei piccini: ru citr cuchljjja.

cuchlcchj [kuk<likkj] s.m., ciottolo liscio, sasso; poes.: cuchlcchj d scum cariat dlla sciima ciottolo di fiume trasportato dalla piena (in Meo, Sndmind . . ., p. 32).

cchma [<kukema] s.f., recipiente di rame in disuso, utilizzato per la preparazione del t in famiglia; oggi si usa per indicare una pentola qualsiasi o la roba che vi contenuta: na cchma d latt una quantit abbondante di latte.

cuchner [kuk<nr] s.m., 1)cocchiume, apertura superiore della botte; 2)orifizio anale delluomo e degli animali: ru cuchner d ru purch.

cuchun [ku<kewn] s.m., scapolo un po in l con gli anni; vd. ggivn, zzurrllun.

cuc [ku<ku] s.m., 1)cuculo: s canda ru cuc s pun smnde r randgn quando il cuc canta si possono seminare i granoni; 2)voce fanciullesca per dire finito, non ce n pi.

cudarlla [kuda<r&lla] s.f.bot., Alopecurus pratensis coda di topo comune; Phleum pratense coda comune.

cudlla [ku<della] s.f. bot., Polypogon monspeliensis, Cardus nutans, Cirsium vulgare aruense coda di lepre comune.

cudzza [ku<dittsa] s.f., piccola coda, codino dei capelli.

cudrzz [ku<dritts] s.m., codrione, coccige degli uccelli; osso terminale della colonna vertebrale degli uomini.

cglia [<kua] s.f., ernia; fig. scroto; alla domanda: chse ch v fe ru timb? si risponde: mca tingh la cglia jojj chiss cosa vuole fare il tempo? mica ho lernia io, forse perch chi ha lernia percepisce in anticipo le variazioni meteorologiche; vd. plla.

cuglinej [ku<nj] v.tr., canzonare, burlare, deridere.

cugn [<ku] s.m., zeppa, cuneo, angolo; vd. zppa.

cugnus [ku<iws] agg., che ha una buccia spessa e dura; aunn l fef s cugnus questanno le fave hanno la buccia spessa; des. cucchjrut.

cjja [<kujja] pron., chi: cjja chi .

culnd [ku<land] agg., bagnato, zuppo: mbuss e culnd zuppo fradicio; vd. ngulandit.

culatur [kula<tiwr] s.m., colatoio ; dim. cularill.

culchej [kul<kj] v.tr., coricare, distendere; prov.: gn t fia ru litt asc t culch quello che semini raccogli.

culdrcc [kul<dritt] agg., ben pasciuto, bene in carne; nu bbll culdrcc bello paffuto; accr. culdrcciun.

culej [ku<lj] v.tr. e intr., colare, gocciolare, filtrare; fras.: m cula ru muss mi cola il naso; cula na psciarlla dcqua cola una piccola vena di acqua; fig.: s culeta ss cambena andato finalmente in porto, si realizzato; la colata praticata dalla Pontificia Fonderia Marinelli il rito pi suggestivo della fusione di una campana (in Arduino, Lantica terra . . ., pp. 46-47).

culnntta [kuln<netta] s.m., comodino.

culur [ku<lewr] s.m., colore; fras.: arftt ru culur si rimesso bene; fig.: ve trunn la pzza a culur cerca di rimediare mettendoci una pezza.

culltta [kul<letta] s.f. des., camicia da donna che copriva il petto e le spalle.

cullira [kul<l$jra] s.f., collare di legno che si mette al collo delle bestie a cui appesa una campanella.

culmsta [kul<mita] agg., parsimonioso, oculato nelle spese; vd. ttiat.

culir [ku<l$jr] s.m., colera, puzza, fetore: pzza gn ru culir puzza come il colera; vd. pzza.

cumannej [kumman<nj] v.tr., comandare; fras.: cummnna e fe pensalo e fallo; chi cummnna fe lgg chi comanda detta legge; chi cummnna n nsida chi comanda non suda.

cumbgn [kum<ba] s.m., 1)compagno; prov.: cumbgn ma curts gn la ndreta asc e la spsa in base allentrata si pu spendere; 2)massaie che dopo aver fatto lievitare il pane in casa lo portavano a cuocere ai forni del paese: madmen na ccr prima l cumbgn questa mattina bisogna infornare prima il pane che portano le donne del paese.

cumbagnun [kumba<ewn] s.m., compagnone, persona gioviale, amico di tutti.

cumbagnjj [kumba<ojja] s.f., compagnia; nellespr.: e cumbagnjj bblla e cos via, e cos di seguito.

cumbanjj [kumba<najj] s.m., companatico: sajtta vuu pcca pen e prassia cumbanjj! accidenti vuole poco pane e molto companatico!

cumbaniaj [kumban<jeaj] v.tr., usare con parsimonia, tenere ben caro, gustare un po alla volta: prima la salgccia s lvana cumbaniaj in tempi di carestia la salsiccia si consumata con moderazione.

cumbrizia [kum<baritsa] s.f., comparatico; c ste la cumbrizia c il comparatico.

cumbarjj [kumba<rojj] v.intr., comparire, far bella mostra di se; prov.: sparign e cumbrisc risparmi e fai bella figura.

cumbrsa [kum<barsa] s.f., apparizione, comparsa; trad.p.: fe la cumbrsa i pi anziani ricordano quando la sera della Vigilia di Natale con la ndccia coglievano loccasione p fe la cumbrsa per far bella figura, pavoneggiandosi agli occhi delle ragazze (in Meo, Le ndcce . . ., p. 44).

cumber [kum<br] s.m., compare: cumber danill compare danello; prov.: allurt d ru cumber s cuglin l mglj fglia i migliori affari si fanno con i parenti; amich e cumber s prla chiar la chiarezza la prima cosa; trad. p.: cumber d la rusa compare della rosa, si acquisiva il giorno dellAnnunziata nel rito della "passata"; vd. sangiunn, vndatira .

cumbniaj [kumb<njeaj] v.tr., mettere daccordo, concludere: cumbnia ru matrmni combinare il matrimonio.

cumbstina [kumb<tojna] s.f., pila, mucchio di oggetti luno sullaltro: na cumbstina d pjttra una pila di piatti.

cumbitt [kum<bjett] s.m., confetto; un tempo i confetti ricci si preparavano dentro un grosso tegame di rame, ru ciammill; sbucciate le mandorle, si tostavano e si ponevano dentro ru ciammill che veniva riscaldato a temperatura moderata da na cppa d fuch; si aggiungevano poi acqua, zucchero e qualche aroma nella giusta dose, gli ingredienti si rimestavano grazie allabilit e allesperienza dellartigiano che con un movimento sincrono trasversale muoveva ru ciammill per far si che la mandorla zuccherata aumentasse fino a raggiungere la misura desiderata (per lavorare una massa di 50 kg occorrevano due giorni, circa 32 ore). A questo punto iniziava la lavorazione pi difficile e delicata denominata "la riccia"; lartigiano per ottenere il confetto riccio assortiva dentro ru scchitt acqua e zucchero bollenti (rispetto alla fase precedente cambiava il grado di cottura dello zucchero), che faceva fluire in un filino scorrevole (non doveva gocciolare o raffreddarsi) dentro ru ciammill, al quale il maestro confettaio afferrandolo con ambo le mani, imprimeva un movimento continuo di cinque o sei rotazioni ed un immediato sobbalzo (i confetti dovevano essere sempre in movimento), loperazione durava sei o sette ore; durante tutta la lavorazione lartigiano doveva attenersi a regole precise per la buona riuscita del prodotto, se capitava che nella prima fase di lavorazione le mandorle non si ricoprivano in maniera omogenea di zucchero, doveva riparare i confetti uno per uno; se lo zucchero era troppo cotto spolverava, riempiendo tutte le stanze di polvere di zucchero e il confetto poteva uscire duro; trad. p., prima di iniziare la preparazione lartiere del confetto si faceva il tradizionale segno di croce, se entrava un estraneo nel laboratorio come augurio diceva Sand Martin; i confetti ricci di Agnone dolce bont dellantica premiata dolciaria Carosella e fino a qualche decennio fa della dolciaria Orlando, sono rinomati in tutto il mondo (per notizie storiche si veda: Arduino, Lantica Terra . . ., p. 114); prov.: mtt lasn a cumbitt trattare bene chi non vi abituato; quando cma magnia s cumbitt? quando si far questo matrimonio?; vd. ciammill, ricc, scchitt.

cumblmind [kumbl<mjend] s.m., complimento, regalo, busta di dolci che gli sposi al termine del pranzo nuziale donano ai parenti.

cumbina [kum<bojna] s.f., confine; pietra, sbarra, steccato, cespuglio che delimita una propriet; n must ru trmn d la cumbina hanno spostato la pietra che delimita il confine; vd. trmn.

cumbnn [kum<bonn] v.tr., comporre, mettere in ordine.

cumbrmss [kumbr<mess] s.m., compromesso, contratto preliminare di compravendita.

cumbris [kum<brois] s.m., carattere, temperamento.

cumbrundej [kumbrun<dj] v.tr., incontrare, trovare per caso, vedere; vd. arcumbrnej.

cummtt [kum<matt] v.intr., darsi da fare, adoperarsi, essere impegnato, avere a che fare, provare; fras.: nggnarill, cummtt dlla matina alla saira ingegnoso e si impegna da mane a sera; sacc gn fe a cummtt ch la scra non so dove trova la forza per sopportare la suocera.

cummer [kum<mr] s.f., comare; fig. tnajj la cummer avere lamante.

cummddia [kum<m&ddja] s.f., commedia, fracasso.

cummiaj [kumm<jeaj] v.tr., preparare, predisporre, organizzare; fras.: cummjja r uaglun asc bbill prepara i bambini ben bene. cummnlla [kumm<n&lla] s.f., festicciola, cenetta fra amici per passare un po di tempo allegramente.

cummnchet [kummn<kt] s.m., 1)comunicato, cos veniva chiamato dal popolo il giornale radio; 2)chi si fatta la comunione.

cummjj [kum<mojj] s.m., guida, gestione, cura di una cosa: na chesa snza cummjj una casa senza comando.

cumita [ku<m$jta] s.f., cometa; fig.

cundadin [kunda<dojn] s.m., contadino; prov.: parul lnd e cqua fina fian fssa ru cundadin parole lente e pioggerellina ingannano il contadino.

cund [<kund] s.m., conto, calcolo, conteggio; fe r cund lla vrza interessarsi su quanto uno guadagna e quanto spende; njja arrnn cund a cuvill non debbo rendere conto a nessuno.

cundej [kun<dj] v.tr. e intr., contare, essere importante, godere di stima; fras.: ru citr s mbaret a cundej il bimbo ha imparato a contare; nn cnda e nn acchisa non conta niente.

cundlleta [kundl<lta] s.f., coltellata: s j mniv na cundlleta n j sciiva mangh na gccia d sangu se gli tiravi una coltellata non gli usciva nemmeno una goccia di sangue, si dice quando si apprende una notizia sconvolgente ed improvvisa.

cundill [kun<djell] s.m., coltello; fras.: arrute ru cundill d la machntta la salgccia affilare il coltello del tritacarne; scherz. ss cundill tglia lcqua e spcca l prit quel coltello non taglia per niente.

cunssa [ku<nessa] s.f., colpo forte e secco, scoreggia: a mneta na cunssa ha tirato forte.

cung [<kund#] agg., malconcio: stvan cung cung erano ridotti in cattivo stato.

cungej [kun<d#j] v.tr., 1)stacciare, vagliare; 2)picchiare, ridurre in malo modo.

cungiatura [kund#a<tiwra] s.f., vagliatura, il materiale di scarto che si ottiene vagliando.

cungriga [ku<gr$iga] s.f., congrega, confraternita; ad Agnone hanno svolto lattivit spirituale le Confraternite: Congregazione di Spirito, Confraternita di Maria SS. Addolorata, Confraternita Maria SS. della Cintura, Arciconfraternita della SS. Trinit, Confraternita Maria SS. della Mercede (per ulteriori informazioni si veda: D. Meo, Le Feste . . ., pp. 133, 157, 151, 55, 163); oggi esercitano le loro funzioni le Confraternite della Morte e del Carmine (in Meo, Le Feste . . ., pp. 221, 121).

cucc [<kwtt] s.m., coccio, rottame: nu cucc d machna uno catorcio di macchina; poes.: figlj mjja tiuu sun tutt a cucc figlio mio tu suoni a coccio (in Nero, Poesie . . ., p. 23); vd. scangirr, scaturc.

cul [<kwl] s.m. bot., Brassica oleracea cavolo comune al momento del trapianto quando si acquista a mazzetti.

cull [<kwll] s.m., collo; fras.: tria, trc ru cull tirare, torcere il collo; allunghe ru cull aspettare molto; cull turt, cull arrndret collo storto, collo rientrato.

cun [<kwn] s.m., cane; fras.: fian gn ru cun e ru uatt fanno come cani e gatti; mangh r chian! non succeda nemmeno ai cani! m fe brutt gn nu cun mi maltratta come un cane; a ss cun j mnga schtta la parula quel cane intelligentissimo; prov.: cun e cun nz mcccan i ricchi e i potenti hanno timore luno dellaltro; ru cun mccca ru scarcet a pagare sempre il poveraccio; scherz.: r purteva mmcca nu cun la risposta spiritosa a chi chiede: sc vist quir?

cup [<kwp] s.m., 1)ciascuna delle due parti terminali di un oggetto che si estende in lunghezza, il capo della fune; 2)laglio intero compreso di tutti gli spicchi.

cupp [<kwpp] s.m., 1)involucro di carta a forma di cono dove vi si mettono dentro castagne, nocciole, pasta sfusa e altro; 2)grosso e capace cucchiaio di metallo con manico corto per riempire farine e aridi: nu cupp farina una cucchiaia di farina; 3)bot. Tusillago fanfara, Petasites hybridus farfaraccio maggiore; vd. scartapill.

curi [<kwrj] s.m., vita, corpo umano, cuoio, pelle umana; fras.: c tjj a ru curi ci tiene a se stesso; lve ru curi infastidire, infliggere una sofferenza non grave ma persistente, rattristare.

curn [<kwrn] s.m., corno: durmjj a curn nghiur dormire profondamente; vd. cuda.

curp [<kwrp] s.m., corpo; fras.: curp spnzret corpo spensierato; curp bndimb buontempone; sarpusa dnma e d curp si riposa di animo e di corpo.

curv [<kwrv] s.m., corvo; fig. curv nir prete.

cuotramjj [<kuotra<majj] s.m., calendimaggio, festa del primo maggio praticata fino agli anni Settanta del secolo scorso a Villacanale. In proposito si vedano: G. Cremonese che pubblic sul Giambattista Basile un articolo intitolato "La festa di Cutra Maj in Agnone" (Sannio), VII, 5, 15 maggio 1889 [ma stampato il 29 ottobre 1891]; L. Amicarelli, Tradizioni . . . , pp. 111-113; D. Meo, Le feste . . ., pp. 61-65).

cupajun [kupa<jawn] s.f., grande cassa, arnia, fig. persona grassa e grossa: gn nu cupajun.

cuparlla [kupa<r&lla] s.f., arnia; fig.: ste gn na cuparlla d mil stare insieme, tutti uniti come le api.

cupirchj [ku<pjerkj] s.m., coperchio: r dfitt d la pgniata r se ru cupirchj i difetti della pentola li sa il coperchio; fig.: ru marit fatt da cupirchj chi ha sposato una donna che aveva avuto altri uomini; dim. cuprchll.

cuppet [kup<pt] s.m. e agg., rigonfio, cresciuto di volume; fras.: s cuppeta la ndnaca si gonfiato lintonaco; ru calzun t cppa nghiur il pantalone ti fa un rigonfio dietro.

cuppiaj [kupp<jeaj] v.tr., menare, picchiare.

cupplcchj [kupp<likkj] s.m., cappellino.

cuppneta [kupp<nta] s.f., colpo di mestolo, quanto si pu prendere in una volta con il mestolo.

cupput [kup<piwt] s.m. e agg., cavo, fondo: pitt cupput piatto fondo, scodella.

cuppin [kup<pojn] s.m., mestolo; fig. schiaffo, ceffone: s n la fnisc tarriva nu cuppin se non la smetti ti arriva uno scapaccione; vd. mazzet.

cuprjj [ku<projj] v.tr., 1)coprire, riparare, nascondere; 2)negli accoppiamenti di animali, montare la femmina.

curjja [ku<rajja] s.f., correggia: sciglj l curjj a r vuv sciogliere le corregge che fermano il giogo al collo dei buoi.

curatlla [kura<t&lla] s.f., la corata degli animali; fig.: m t magn la curatlla nel gioco: far polpette di qualcuno.

curazzina [kurat<tojna] s.f., langolo sul retro della masseria in prossimit dei fienili.

curdsch [kur<disk] s.m. e agg., posticipato, tardivo; agnello che nasce in ritardo, di solito nel periodo che va dalla primavera allautunno: ss uagliun curdsch quel bambino nato in ritardo rispetto agli altri fratelli.

curema [ku<rma] s.f., corame, cuoio.

cureta [ku<rta] s.f., colpo battuto o dato con il deretano.

curgnul [kurˣ<wol] s.m. bot., Corpus mas corniolo.

curll [ku<rill] s.m., cantuccio di pane, culetto; vd. canduzz, cuzztt.

curjus [ku<rjiws] agg., curioso, insolito, particolare, strano.

curncchia [kur<nakkja] s.f., cornacchia.

curncchj [kur<nikkj] s.m., angolo, spigolo; fig.: tnajj nu curncchj d chesa avere una piccola casa.

curntt [kur<nitt] s.m., cornetto, contramalocchio: appinn ru curntt dur a ru citr ca j fian ru malucchj appunta il cornetto sul vestitino del piccino per evitargli il malocchio; vd. cndramalucchj.

curnut [kur<niwt] s.m., cornuto; prov.: mglj a ss curnut ch mal sndut meglio essere cornuto che giudicato negativamente; la fsta d r curnut la festa dei cornuti (San Martino 11 novembre); vd. Sand Martin, bmmnut, crna.

curpiaj [kurp<jeaj] v.tr., muovere il corpo per sdegno o risentimento.

currnd [kur<r&nd] s.f., energia elettrica, corrente daria.

currgg [kur<ridd#] v.tr., aver cura, custodire, sorvegliare: r uaglun quand sacccchian nz pun currgg i bambini quando stanno insieme diventano incorreggibili.

curriv [kur<rojv] agg., risentito, indignato, offeso; s sndut curriv se l presa.

curtlla [kur<t&lla] s.f., coltello per rasare il maiale.

curtscijja [kurt<ojja] loc. na curtscijja poco, un tantino.

cusarlla [kusa<r&lla] s.f., persona o cosa piccola.

cuscntt [ku<nett] s.m., cuscinetto duro, con allinterno la segatura adoperato dal sarto per stirare le tasche.

cusctira [ku<tiwra] s.f., cucitura, prezzo da pagare al sarto per la cucitura.

cuscinza [ku<enza]s.f., coscienza; fras.: nguscinza dlllma in coscienza; psse la mian p la cuscinza passare la mano sulla coscienza.

cusciin [ku<ojn] s.m., cuscino: durmjj a stt cuscnra dormire comodo e tranquillo.

cuscijj [ku<ojj] v.tr., cucire.

cusgli [ku<si] s.m., consiglio, avvertimento, suggerimento; prov.: isc dafur e pglia cusglj arrndra davndr e ru ta pglia ascolta i consigli ma decidi secondo il tuo modo di vedere.

custita [ku<tjeta] s.f., costola; fras.: custatll dagnill costolette di agnello; na varreta all custit una mazzata alle costole.

cutcun [kut<kawn] s.m., duro come una cotica; fig. persona grezza, rude, zotica.

cutiaj [kut<jeaj] v.intr., lavorare, essere impegnato, occupato anche per lungo tempo; s miss a cutiaj mbccia a ru trattur indaffarato a riparare il trattore.

cutlla [ku<t&lla] s.f., argilla; poes.: ru caglivaun d cutlla una zolla di argilla (in Di Ciero, Strlamb . . ., pp. 26-27).

cutin [ku<tojn] s.m., piccolo stagno, pozza; a ru cutin dllurt ci stin na frica rancchj nello stagno dellorto ci sono molte rane.

cutrner [kutr<nr] s.m., sedere, deretano; vd.

cuttrill [kut<trjell] s.m., paiolo di rame; fe vulljj ru cuttrill far bollire il paiolo; dim. cutrllucc, accr. cuttrllun .

cuvej [ku<vj] v.tr., covare; fig. poltrire.

cuvlla [ku<v&lla] s.f., uno dei quattro anelli di legno appeso allarcione del basto che grazie a ru jqqur serve a legare i carichi.

cuvill [ku<vjell] agg. e pron., nessuno; ng steva cuvill non cera nessuno.

czza [<kuttsa] s.f., cuccia del cane.

cuzztta [kut<tsetta] s.f., parte posteriore media e inferiore del cranio; fras.. nu scupplun arrit all cuzztt uno schiaffo dietro il capo; t sc ftta na cuzztta! ti sei rasato i capelli dietro la nuca; vd. scuzzttej.

cuzztt [kut<tsitt] s.m., pezzo di pane tagliato allorlo; vd. curll.

 

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