VOCABOLARIO DELLA LINGUA AGNONESE

A

abbacchej [abbak<kj] v.tr.des., ingannare qualcuno in comune accordo con altri; vd. frchej.

abbachej [abba<kj] v.tr. e rifl. abbacrs, placare, sedare, calmarsi: ru dlur s bbachet il dolore si attenuato; prov.: la vuria allarvuldeta ru vind allabbacheta al sopraggiungere del vento si placa la borea.

abbadnd [abba<dand] agg., attento, avveduto, accorto: tatun iva abbadnd nonno era giudizioso.

abbadej [abba<dj] v.tr. e intr., badare, prestare attenzione, avere cura, provvedere alle necessit: abbeda a ru citr cninn bada al piccino.

abbadet [abba<dt] p.ps. di abbadej, abbadet a vuu attenti a voi, laugurio ricorrente quando ci si saluta.

abbagliaccjj [abbaak<kojj] v.tr. e rifl. abbagliacchrs, indebolire, debilitare, affiacchirsi: ch st callcc t sc bbagliaccit con questo caldo gira la fiacca; vd. abbsciulet.              Testo pulsante  

abbagliucchej [abbauk<kj] v.tr., abbindolare, raggirare, ingannare: sa ftta abbagliucche si fatto far fesso; vd. frchej.

abbagniaj [abba<jeaj] v.tr. e rifl. abbagnrs, adacquare, inzuppare, bagnarsi,: zi Albrt e ut abbagnia l pqura a ru ualln ru Cirr chmmu lra carusej Zio Alberto andato a lavare le pecore al Vallone del Cerro perch le deve tosare.

abbaiaj [abba<jeaj] v.intr., abbaiare, ululare, fig. gridare, inveire; prov.: cun cabbjja n mccca cane che abbaia non morde; njj sndut d sabbaiat de chian! ne ho sentiti di quei discorsi!

abbit [abbajt] s.m.bot., abies alba abete: ss l ndcc na spare c vuu labbit se le "ndcce" debbono scoppiettare ci vuole labete; trad.p.: il rametto di abete con funzioni apotropaiche era presente fino a circa venti anni fa, dietro la porta della camera di molte case e masserie agnonesi. si credeva, che la strega nelle sue visite notturne, prima di poter entrare avrebbe dovuto contare tutti gli aghi del ramoscello; vd. ualjaj.PRONUNCIA

abballej [abbal<lj] v.tr e intr., 1)ballare, danzare; fras.: nghlla chesa c ve abballnn quella casa molto spaziosa; gn m sun, accusc tabbll ti d in base a quello che ricevo; qund t truv abballe a abballeje se ti trovi a fare una cosa devi farla; 2) zoppicare, di oggetti che non poggiano in pari; 3) tremare del pavimento o della terra; 4)ingoiare; vd. ciuppchej, glitt, zumbej. PRONUNCIA

abbll [ab<ball] avv., gi, in basso: abbll p nu grattvaun gi per una scarpata; fig.: n m chela abbll non riesco ad ingoiarlo, non me ne faccio una ragione.

abbattut [abbat<tiwt] avv., compreso nel prezzo pattuito: ru maccatur t r dingh abbattut il fazzoletto compreso nel prezzo.

abbavagliaj [abbava<jeaj] v.tr., imbrattare di bava; fras.: ru citr abbavagliat l pen e l jttet a ru fuch il bimbo ha riempito di bava il pane e lo ha gettato al fuoco; carn abbavagliata carne appiccicosa; vd. avvavej.

abbdchej [abbd<kj] v.tr., fare subito, alla svelta.PRONUNCIA

abbdnd [abb<d&nd] s.m., bidente: ru dd d speda il due di spade, chiamato cos perch simile alla carta da gioco.

abbiaj [abb<jeaj] v.tr., avviare, cominciare, far partire; fig.: rn abbiat lo hanno fatto morire.; vd. arrabbiaj.

abblit [abb<lajt] s.f. bot., Beta vulgaris bietole; fig.: sciim gn lcqua labblit scemo come lacqua di bollitura della bietola, insipido; lmba dabblit foglia di bietola, fig. sempliciona, sciocca.

abblej [abb<lj] v.tr., coprire, seppellire, sotterrare: paten abblet le patate cucinate sotto la cenere; prov.: ru fuch stut e la ciin abbleta una casa squallida con la cenere che ricopre i carboni; vd. arrabblej. PRONUNCIA

abblppuj [abblp<pj] v.tr., 1)avviluppare, avvolgere, aggrovigliare, coprire; 2)svolgere un lavoro alla svelta; 3)mangiare con avidit: sabblpputa na spesa d maccarin ha mangiato velocemente una scodella di maccheroni; vd. abbrtiaj, acciaffej.

abbmbrej [abbm<brj] v.tr., sbattere la zampa contro il vomere dellaratro: la vcca s bbmbreta la mucca, durante laratura, si ferita allunghia della zampa posteriore urtando contro il vomere dellaratro.PRONUNCIA

abbndej [abbn<dj] v.tr., scagliare, avventare, lanciare: ss cun cnga sabbnda quel cane savventa facilmente; prov.: chi alla fatjja abbnda ch la fem napparnda chi lavora con volont non muore mai di fame.

abbng [ab<bend#] v.tr., vincere, sopraffare, superare: nd fe bbng ca la vita la tjja, schtta la tjja non farti sopraffare perch la vita solo e solamente tua; vd. arrabbng.

abbniaj [abb<njeaj] v.tr., avvinare, riferito a un recipiente, versarvi un po' di vino (che poi si getta) per dargliene il gusto o garantire lassenza dacqua, operazione che si svolge solitamente durante i travasi; vd. arrabbniaj.

abbnssm [abb<nissm] avv., molto, tanto tempo: nd f vdjj dbbnissm non ti fai vedere da parecchio.PRONINCIA

abbrtiaj [abbr<tjeaj] v.tr., avvolgere, arrotolare, incartare: m tabbrrit ru cull ora ti torco il collo; vd. abblppuj, arrabbrtiaj. Testo pulsante

abbschiej [abb<kjeaj] v.tr., abbrustolire: gn bbun l pen abbschiat come buono il pane abbrustolito.PRONUNCIA

abbsciulet [abb˧u<lt] agg., avvizzito, appassito: p l call frt la rrbba s ttta abbsciuleta per il troppo caldo la roba (in campagna) si avvizzita; fig. afflosciato per stanchezza o per calore; vd. abbagliaccjj, arrbbuscet.VOCE

abbscuj [abb<scuj] v.tr., buscare, guadagnare, prender botte: sabbscut nu bbll ccchtt si buscato un bel rimprovero; vd. uadagniaj.

abbtin [abb<tojn] s.m., quadratino di stoffa preparato dai magari e cucito allinterno degli indumenti intimi o nel cuscino dellaffatturato, che serve ad allontanare un influsso magico maligno.

abbviat [abb<vjeat] agg., arrossato, infiammato: a ru citr j s bbviat lagnlin il bimbo ha le gengive arrossate; vd. arravanut.Testo pulsante

abbind [ab<bjend] agg., svogliato, lento, flemmatico; prov.: mglj na fatjja addind addind ch nn cind abbind abbind meglio fare un lavoro alla svelta che non cento a rilento.

abbcca [ab<bokka] loc., sullingresso, allentrata: abbcca lla prta.

abbramej [abbra<mj] v.intr., desiderare ardentemente: l pqura stin abbramet le pecore hanno tanta sete.

abbrsciuje [abbr<uj] v.tr., bruciare, incendiare: abbrsciu la rstccia bruciare le stoppie; vd. appcciaj, arrascej.

abbrugnrs [abbrw<&rz] v.rifl., vergognarsi; prov.: ru mnach vrugnis prta ru sacchtt vjut il monaco vergognoso nella cerca non riempie il sacco.

abbril [ab<br$jl] s.m., aprile; prov.: cqua tra abbril e mjj v pumbsa primavra se piove tra aprile e maggio sar rigogliosa la primavera; abbril chiuu chiuu aprile piovoso; jja fe l trnda dabbril debbo fare il trenta di aprile, ancora oggi suona questo detto in ricordo della rivolta popolare. Il riferimento ai fatti del trenta aprile 1860. Nel giorno in questione, fu riferito a molti contadini da parte di un fornaio del posto, che non era pi possibile ottenere del pane in paese. Si pens che alcuni galantuomini si fossero accaparrate tutte le provviste. Si riun una folla numerosa ftta di artigiani e di molti contadini e operai armati di attrezzi agricoli. Al grido di "lunga vita al Re" cio al monarca borbone Francesco II decisero di attaccare le case dei proprietari. I circa duemila dimostranti entrarono con forza nelle dimore del cancelliere municipale Tamburri, dellex sindaco Sabelli, del signor Pietro De Horatis e di tanti altri, la rabbia della folla si scaten anche nel convento di Santa Chiara, ma prima che il portone venisse forzato le suore elargirono un pagher di cento ducati. La rivolta, una vera e propria lotta di classe, indebol molto i galantuomini (in Douglass, Lemigrazione . . . , pp. 122-123).

abbruuatur [abbruwa<tiur] s.m., vasca della fontana per abbeverarvi gli animali; vd. plun.

abbruueje [abbru<wj] v.tr., abbeverare: tatun ut abbruue l vttur nonno andato ad abbeverare gli animali da soma.

abbuccrs [abbuk<karz] v.rifl., mandar gi una certa quantit di vino bevendo vicino alla bottiglia.

abbucchet [abbuk<kt] agg., abboccato, vino tendente al dolce, amabile: ru muscatill d Castlnuv abbucchet il vino moscatello di c.da Castelnuovo dolce.

abbufacchiata [abbufak<kjeata] s.f. e agg., 1) abbuffata, gran mangiata; 2)nellespr. ria abbufacchiata aria afosa; vd. abbummachet.

abbulrs [abbu<lirz] v.rifl., indebolirsi,

abbullit [abbul<lojt] s.m. e agg., 1)bollito, che rimasto sul fuoco fino ad ebollizione; 2) carne lessata: fig. quiss fattr abbullit costui non serve a nulla.

abbummachet [abbumma<kt] agg., afoso, soffocante: cll abbummachet caldo umido; fig. persona noiosa, pesante; vd. abbufacchiat.

abbunej [abbu<nj] v.tr., condonare, detrarre, defalcare.

abbunet [abbu<nt] agg., buono, mite, affabile: ptrt abbunet tuo padre molto buono.

abbuglj [ab<bwj] avv., lestamente, alla svelta: mgnia dabbuglj mangiare avidamente.

abbuttrs [abbuttarz] v.rifl., gonfiarsi, saziarsi: mjj abbuttet gn nu purch mi sono saziato come un maiale; fig. aujj sti bbuttet oggi sei di malumore.

abbutteje [abbut<tj] v.tr. e intr., gonfiare, ingrossare, dilatare, aumentare di volume; prov.: nz carafun ch sabbttan non sono caraffe che si gonfiano (non molto semplice); volg. abbttat ucchj e frcat czz vedere e non toccare cosa da crepare.

abbuzzeje [abbut<tsj] v.tr., tollerare, sopportare pazientemente: jja abbuzze senn littch ch mgljma debbo sopportare altrimenti litigo con mia moglie; vd. ngurprej.

acarule [aka<rwol] s.m., astuccio per gli aghi, cuscinetto dove si infilano gli aghi.

accaggiun [akkad<d#ewn] s.f., cagione, occasione, motivo, causa.

accalchej [akkal<kj] v.tr., calcare, comprimere, pestare, premere; prov.: accalche ru cappill rincarare la dose; vd. acciacchej.

accallrs [akkal<larz] v.rifl., accaldarsi.

accanduneje [akkandu<nj] v.tr., accampionare: accandune la trra scrivere un terreno nel registro catastale.

accanduscej [akkandu<j] v.tr. accostare, avvicinare, appressare: accandscia ss mul a ru lpp ca sra mtt a cavll accosta il mulo al ciglione che deve mettersi a cavallo.

accannej [akkan<nj] v.tr., accatastare la legna secondo la misura della "canna"; vd. cnna.

accapabbll [akkapab<ball] avv., laggi, in discesa: luch accapabbll.

accapammnd [akkapam<mond] avv., lass, in salita: luch accapammnd.

accaptunnrs [akkaptun<narz] v.rifl., precipitare rotolando, ruzzolare, rompersi il nodo del collo: s ccaptunnet ch ru trattur piombato gi dal trattore; vd. captnn.

accarezzej [akkart<tsj] v.tr., accarezzare; prov.: qund ru djvr taccarzza v llma chi ti gironzola intorno vuole qualcosa; fig., far pagare a caro prezzo; vd. lsciaj.

accarrej [akkar<rj] v.tr., investire, mettere sotto; vd. cglj.

accaschej [akka<skj] v.intr., cascare a fagiolo, essere adatto, appropriato: ss frastta ciaccsca codesta frase calzante.

accasej [akka<sj] v.tr. e rifl. accasrs, sposare, prendere moglie, accasarsi; ad Agnone dal 1975, lultimo sabato di Carnevale, si svolge la "Fsta drraccaset", una cerimonia con serata danzante riservata esclusivamente alle coppie sposate; vd. alluchej.

accatrastej [akkatra<tj] v.tr., accatastare, disporre in ordine la legna.

accattej [akkat<tj] v.tr., comprare, acquistare; prov.: chi dsprzza acctta chi disprezza compra; chi nd cansc cher tacctta chi non conosce compra a caro prezzo; accatte ru sul ch sc la matina comprare le minime cose.

accavallej [akkaval<lj] v.tr., 1)scavalcare, sormontare, passare al di sopra; trad. p.: naccavalle ru citr ca n ngrsc secondo unantica credenza, non si deve mai passare al di sopra di un bimbo, altrimenti non cresce; 2)inghiottire, tragugiare: saccavalleta na tjlla d palltt ha inghiottito una pentola di polpette di carne di maiale; vd. glitt, zumbej.

accavcchiaj [akkavk<kjeaj] v.tr., avvinghiare, legare, annodare, incatenare: ch l css accavcchiat con una gamba sullaltra; vd. ngavcchiaj, scavcchiaj, sopreccssa.

accccuj [attk<kwoj] v.tr. e rifl. accccrs, accovacciare, chinarsi, mettersi coccoloni; fras.: n m pzz accccu p r dlur non posso chinarmi per i dolori; la fmmna p pscia sra accccuj la donna per urinare deve accosciarsi.

accdnd [att<d&nd] s.m., accidente, colpo, malanno: m ffrreta laccdnd ho avuto paura; impr.: t pzza affrre laccdnd ti possa colpire un malanno.

accgliatura [att˰a<tiwra] s.m., accigliamento: t na bbrtta accgliatura ha le ciglia corrugate.

accelluttej [attllut<tj] v.tr., arrotolare; vd. cllutt.

accnnej [attn<nj] v.tr. e rifl. accnnrs, fare locchiolino, strizzare locchio, accennarsi; fras.: ucchj accnnarill occhi bricconcelli; fig.: Rich accnna ch nucchj Enrico ha un tic allocchio.

accrej v.tr., fare una cosa malvolentieri: pur ca l vin iva daciit avita accrej nonostate il vino era diventato aceto, malvolentieri lo ha dovuto bere.

accviaj [att<vjeaj] v.tr., mangiare, cibarsi: ru fr acciiva ehi tu mangia; vd. taffjaj.

acchep [ak<kp] loc., a capo; fras.: drm chi acchep e chi appid a ru litt dormono chi a capo e chi a piede del letto; ss furnaclla ste smbr a chep a ru fuch il fornellino alimentato con la brace posto sempre al capo del focolare.

acchcchrrs [akkkk<r$rz] v.rifl., accovacciarsi, rannicchiarsi; vd. nghcchrut.

acchmbnn [akkm<bonn] v.tr., comporre, disporre, ordinare: acchmbnn l lina accatastare la legna.

acchzzrs [akkt<ts$rz] v.rifl., accoccolarsi, stringersi: durmiva acchzzut alla mmma dormiva stretto alla mamma.

acchianej [akkja<nj] v.tr., appianare, pareggiare, spianare; fig. divorare, mangiare con avidit: sacchianet tr pjttra maccarun ha mangiato tre piatti di maccheroni; vd. glitt.

acchiappamsch [akkjappa<mosk] s.m. e agg., fannullone, perdigiorno, semplicione, buono a nulla: ve facnn racchiappamsch lppAgnun va facendo il fannullone per Agnone.

acchiapparill [akkjappa<rjell] s.f., pinzetta o molletta per fermare i panni stesi ad asciugare.

acchiappej [akkjap<pj] v.tr., prendere, afferrare, cominciare; fras.: racchipp smbr a quir pst esco sempre sconfitto; acchiappe la srpa ch l mian dllldr togliersi dai problemi con laiuto di altre persone; vd. arracchiappej.

acchtt [ak<kitt] s.m., acchito, la messa in gioco della palla del biliardo per stabilire a chi tocca il primo tiro.

acchippa [ak<hjuppa] s.f. des., nascondino, gioco di ragazzi nel quale uno, estratto a sorte, va alla ricerca degli altri che si sono nascosti, pi frequente chiamare questo gioco a scopnnascnn.

acchsuj [akk<suj] v.tr., accusare, in alcuni giochi di carte, dichiarare i punti o le combinazioni che si hanno in mano: bngich tr tr e tr ss, s s pnd dacchis buongioco tre tre e tre assi sono sei punti di accusata.

ccia [<atta] s.f., stoppa di canapa filata e ridotta in matassa: mandrlla dcc e ccia tovagliolo filato in casa; fig. s mbcciata lccia si sono complicate le cose; ndi mngh lccia tnda non hai niente.

acciaccarill [attakka<r&ll] agg., croccante, scricchiolante, piacevole da schiacciare con i denti: mindr acciaccarll mandorle croccanti.

acciacchej [attak<kj] v.tr., acciaccare, schiacciare, comprimere, pestare; fras.: tatun n mb cciacche nonno non pu masticare perch gli mancano i denti; acciacche r pducchj patire la fame; fig. parlare molto: sa ftta nacciaccheta ma jjj n jjj arrspust si sfogato a lungo, ma io non gli ho risposto; acciacche l fridd raffreddarsi, congelarsi; vd. accalchej, arracciacchej.

acciaffej [attaf<fj] v.tr., mangiare ogni cosa: acciffa tutt mangia tutto; vd. abblppuj, ciaffun, glitt.

acciafrgniaj [attafrˣ<jeaj] v.tr., fare alla men peggio, raggrinzare, arricciare: ss vstit ttt accifrgniat quel vestito stato cucito male; vd. ciafrgna, ngiafregniaj.

accialunej [attalu<nj] v.tr., abborracciare, fare le cose disordinatamente; vd. acciavattej, cialun.

acciapparune [attappa<rawn] s.m., varieta di uva bianca locale con grappolo grande e compatto, chiapparoni: ve vlgnia chll d vit dacciapparun vai a vendemmiare quelle poche viti di uva chiapparoni; vd. uua; anche cciapparun.

acciappej [attap<pj] v.tr., agganciare, abbottonare con ganci; vd. appundej.

acciaralleta [attaral<lta] agg., faccia cerea, scolorita, giallastra; vd. ciira.

acciavttej [attavat<tj] v.tr., acciabbattare, acciarpare; vd. accialunej.

accdr [at<tidr] v.tr., uccidere; impr.: t pzza nm accdr ti possa uccidere un uomo; pzzss acciis possa essere ucciso; escl.: sci ccs ngnna! escl. di condanna: accidenti, maedizione!; chi tacciid a t! detto a persona che vive una vita tranquilla.

acciuppej [attup<pj] v.tr. e intr., azzoppare, far divenir zoppo: s cciuppet; vd. ciuppchej.

acclamrs [akkl<marz] v. rifl., rispettarsi, volersi bene, elogiarsi: cir sacclman si dicono un gran bene.

accglj [ak<k$] v.tr., raccogliere, accumulare; fras.: la vrneta ru scum accglj l inverno il fiume in piena; macclda la srnga la siringa mi andata in suppurazione.

accrusc [ak<krwo] s.m., scroscio, fragore intenso prodotto dallacqua piovana: sira factt naccrusc dcqua ieri venne gi uno scroscio dacqua; vd. scrusc.

accucchiatura [akkukkja<tiwra] s.f., il punto dove una cosa si congiunge allaltra.

accucchiaj [akkuk<kjeaj] v.tr., 1)accoppiare, unire, appaiare: prov.: sacccchia la vcca e ru vuu e s fe qunda cchi s puu lunione fa la forza;Crist r fe e ru djvr racccchia Cristo li crea e il diavolo li accoppia; fig.: accucchiat l garz ha il viso smagrito, morto; 2)capire, comprendere, intendere: nacccchia cchi non connette pi.

accudej [akku<dj] v.tr., mettere in fila, incolonnare le bestie da soma e legarle in maniera che la testa delluna sia vicina alla coda dellaltra: lasn accudet a ru mul lasino legato appresso al mulo.

accullrs [akkul<lj] v.tr., lindolenzirsi del collo dei buoi per troppo lavoro; si curava con il grasso di maiale.

accull [akkul<li] avv., in quel modo, in quella maniera: accusc e accull in un modo o nellaltro.

accumbagnamnd [akkumbaa<m&nd] s.m., accompagnamento, onoranza ai defunti: arraccumbagnamnd ng ut cuvill al corteo funebre hanno partecipato in pochi.

accundeje [akkun<dj] v.tr., raccontare, riferire, esporre, narrare: ch saccnda quir prla mbrscia? ma cosa dice quel chiacchierone?; vd. arraccundej.

accng [ak<kund#] agg., acconcio, adeguato, consono: nu fatt accng accng cosa appropriata, giusta.

accungej [akkun<d#j] v.tr., 1)acconciare, accomodare, aggiustare, sistemare: accunge la massarjja ristrutturare la masseria; prov.: chi sfscia e accngia n mbrd mia timb chi sfascia e riaccomoda non perde mai tempo; 2)condire, rendere pi gradevole: accngia ss cavatill ca tingh fema condisci gli gnocchi che ho fame; vd. arraccungeaj.

accut [ak<kwot] s.m., vinello, acquerello; si ottiene aggiungendo acqua calda sulle vinacce dopo che n stato tolto il vino; laccut si consumava prima di spillare il vino novello; anche acquatill, vd. vin.

accuppej [akkup<pj] v. tr, intr. e rifl. accupprs; 1)accoppare, menare, percuotere; fras.: taccpp nu leccamss ti tiro un rovescio sul muso; nd fa ccuppe da r figljt non farti sovrastare dai figli; 2) sbafare, mangiare abbondantemente: saccuppet tr piattun d sagn e fasciul ha mangiato tre piatti di sagne e fagioli; 3)scavalcare, oltrepassare: accuppet ru lpp andato a finire sotto la scarpata; 4) addormentarsi, riposarsi: s iut accuppe a ru litt si andato a mettere al letto; vd. glitt, mnej, zumbeaj.

accuppelune [akkupp<lewn] agg., colmo, pieno fin sopra: s n magniat nu pjtt accupplun se n mangiato un piatto pieno pieno.

accurdej [akkur<dj] v.tr., regalare, offrire: accrda ru citr ca chign regala qualcosa al bimbo ch piange; rn accurdet e a ditt ca sc gli hanno fatto un regalo e lo hanno messo a tacere.

accuret [akku<rt] agg., accorato, afflitto, triste, abbattuto.

accurtatura [akkurta<tawra] s.f., scorciatoia, via pi breve.

accrte [ak<kurt] loc., a corto, vicino: lasn sra attcche accrt lasino deve essere legato vicino alla mangiatoia.

accurtej [akkur<tj] v.tr. e intr., rendere pi corto, accorciare, diminuire la lunghezza, abbreviare.

accusc [akku<i] avv., in quel modo, cos; vd. accull.

actchur [att<kewr] s.m., acidit di stomaco; ch r paparul m s miss lactchur i peperoni mi hanno provocato lacidit di stomaco.

aciit [<atojt] s.m., aceto; fras.: parmunne l rem c vuu aciit e sel per lucidare il rame ci vogliono aceto e sale; fig. s n iut allaciit ha perso, finito, morto; prov.: lina tnn, pen sciurit e vin daciit s ru spargn d la chesa legna tonda, pane ammuffito e vino daceto sono il risparmio in casa; ng bbun mangh a mtt laciit nghur a r chian sei un buono a nulla.

cqua [<akkwua] s.f., acqua; prov.: cqua e fuch n ndrvan luch acqua e fuoco si espandono a dismisura; cqua qujita virvn mina attenti ai taciturni; cqua passeta n mcna cchi mulin le cose passate si dimenticano; ngiima ll cutt lcqua vllita di male in peggio; nvl a pqurll cqua a catnll nuvole a pecorelle acqua a catinelle; lcqua ve add ste lldra il benestante diventer sempre pi ricco; lla primcqua t mbnn alla prima difficolt cedi, cadi in inganno; lacqua ve all spll lo dicono i bevitori di vino; scherz. vamm a tglj na rcchia dcqua prendimi un po di acqua.

acquaiul [akkwa<jwol] s.m., acquaiolo; scherz.: acquaiu lacqua frsca? o.

acquaniv [akkwa<n$jv] s.f., acqua mista a neve.

acquarlla [akkwa<r&lla] s.f., pioggerellina: ss vin gn nacquarlla quel vino simile allacqua.

acquatina [akkwa<tojna] s.f., rugiada: nz p vlgnia ca caduta lacquatina i contadini per evitare che il vino incidisce, prima di iniziare a vendemmiare aspettano che le viti e luva siano ben asciutte.

acquazulfgna [akkwatsul<fea] s.f., acqua sulfurea; vd. zulggna.

acquiateje [akkwja<tj] v.tr. e rifl. acquiatrs, acquietare, placare, calmarsi.

acr [<akr] agg., agro, acerbo, aspro: l vin auunn e acr il vino questanno e aspro.

adaccej [adat<tj] v.tr., pestare, tagliuzzare il lardo fino a ridurlo in poltiglia: adccie lund p mtt a ru pllstr pestare lardo, aglio e prezzemolo per insaporire il pollo.

adacciatur [adatta<tiwr] s.m., tagliere.

adaccuj [adak<kwj] v.tr., innaffiare, irrigare.

adgg [<adadd#] avv., adagio, senza fretta.

adannrs [adan<narz] v.rifl., dannarsi, disperarsi, affliggersi molto.

addrs [ad<darz] v.rifl., darsi; fras.: sn addet r cgnial i cinghiali hanno occupato una determinata zona; s ddet lppAgnun va girando per Agnone.

addaul [adda<wle] inter. di meraviglia o di opposizione a quanto altri dice, (ma che "dici"), niente affatto, macch: quir ru mglj? Addaul! quello il migliore? ma cosa dici!; anche addaul.

addavir [adda<v$jr] avv., davvero, veramente, senza dubbio.

addcttet [addtt<tt] agg. des., indigente, prosciugato, che si trova in cattivo stato: l lina dabbit p fe l ndcc s tutt addcttet il legname per costruire le "ndcce" pi che stagionato.

addcrjrs [addkr<j&rz] v.rifl., provare piacere, essere contento, godere.

addun [add<iwn] s.m., digiuno, senza mangiare; prov.: asn a dd magnadur o satll o addun se con due padroni o meglio o peggio.

addmen [add<mn] avv., domani: addmen matina, domani mattina; addmen a sira domani sera; addmen adtt domani a otto.

addtnrsn [addt<nerzn] v.rifl., avere soggezione, imbarazzo, vergogna, riguardo: m naddtingh a fmu dnnd a patrm provo imbarazzo a fumare davanti a mio padre.

addtret [add<trt] s.m. e agg., 1)di ci che rimasto indietro, non pagato, non compiuto: gn acchipp laddtreta j dingh d sld p dun quando riscuoto gli arretrati gli regalo un po di soldi ciascuno; 2)arretrato, non progredito: stia ddtret sei rimasto allantica.

addur [ad<dewr] s.m., odore, profumo; fig.ve ddurnn l lff d ru frut va sempre appresso al fratello.

arvndej [arvn<dj] v.intr., diventare, divenire, trasformarsi.

addvniaj [addv<njeaj] v.tr., indovinare, predire, azzeccare.

addvill [add<viell] avv., in nessuna parte ve grnn addvill va girando inutilmente.

addcr [ad<ditr] v. rifl.intr., addirsi, confarsi: ciddic a fe ru midch ci stai bene nel ruolo di medico.

addind [ad<djend] loc., intensamente, con volont: addind addind.

addtt [ad<ditt] loc., nellespr. fmmddtt dammi ascolto, fe ddtt a tatun fai ci che ti dice nonno.

addj [ad<doj] avv., dove, in quale luogo; fras.: dadd vi? da dove vieni? dadd sc? di dove sei? add n sciut ss mammucc da dove sono venuti fuori quei marmocchi; t facc arrvia add spnda ru sul ti faccio arrivare dove spunta il sole.

addjja [ad<dojja] escl., addio!

addnda [ad<donda] avv., dove, in quale posto.

addcr [ad<dutr] v.tr., portare, recare, addurre, recapitare: l lina chi t lra addcr? la legna chi te la deve portare?; vd. arrchej.

addulachej [addula<kj] v.tr., placare, sedare, raddolcire, calmare: ru dlur lla splla m s ddulachet il dolore alla spalla si placato.

addulreta [addul<rta] agg. e s.f., appellativo della Madonna Addolorata; ad Agnone la festa si celebra la terza domenica di settembre nella chiesa di SantAntonio Abate (in Meo, Le feste . . ., pp. 157-159).

addumannej [adduman<nj] v.tr., domandare, chiedere.

addummdjj [addumm<dojj] v.tr. e intr., gonfiare, ingrossare.

addunej [addu<narzn] v. rifl.intr., accorgersi, prender coscienza di una presenza di una cosa: nz niva addunet ca j pgleva la massarjja non se ne era accorto che la masseria andava in fiamme.

addurbi [ad<dwrbj] s.m., narcotico, sonnifero; fig. j mnete laddurbi lo ha frastornato, rimbambito, ammaliato.

addurej [addu<rj] v.tr. e intr., odorare, annusare, fiutare, emanare un odore; vd. annasej, usmiaj.

adduslej [addus<lj] v.tr., ascoltare, udire.

adnuj [ad<nwj] v.tr., adunare, riunire, raccogliere: adnu r manucchj radunare i covoni; vd. arrnnuj.

adijj [<adjejj] loc., a caso, a vanvera: parle adijj parlare senza cognizione di causa.

aducchiaj [aduk<kjeaj] v.tr., guardare con interesse, desiderio e compiacenza; vd. uardej.

aduprej [adu<prj] v.tr., adoperare, utilizzare.

affamgliaj [affam˰<jeaj] v.tr. e intr., familiarizzare, prendere dimestichezza con qualcuno o con qualcosa, acquistare confidenza.

affarfagliej [affarfa<jeaj] v.tr., mestare, rimestare, confondere; vd. nfarfgliaj.

affarus [affa<riws] agg., affaccendato, impegnato, indaffarato: stia smbr affaris sei sempre molto occupato.

affrse [af<farz] v.rifl., ambientarsi, adattarsi, assuefarsi a un ambiente: allAmrca ng s fftt p lria in America non ci si ambientato per il clima; vd. arrarrchej.

affascej [affa<j] v.tr., affasciare, affastellare.

affaugniet [affaw<jeat] agg. des., il frumento seccato dal favonio; vd. fagn.

affedrsn [aff<d&rzn] v.rifl., resistere, tener duro, avere la forza e la volont di fare una cosa: nd naffid mngh a alej non ce la fai nemmeno a sbadigliare.

affediaj [aff<djeaj] v.tr., fidanzare, fare la promessa di matrimonio: ajjr affdiat Nchula ieri si fidanzato Nicola.

affenuj [aff<nwj] v.tr., legare gli animali con la fune ve ffnu la jumnda p ru prut vai a legare la giumenta nel prato.

affrlzziaj [affrlt<tsjeaj] v.tr. des., mettere in fila, allineare: affrlzzia r manucchj affilare i covoni.

afferrej [affr<rj] v.tr., 1)afferrare, stringere; 2) colpire, cogliere nel segno; impr.: t pzzaffrre ru tcch ti colpisca un accidente, un malanno; vd. aggrambej.

afftt [af<f&tt] s.m., 1)regalo in denaro che si offre agli sposi: n fatt vind mglun dafftt hanno ricevuto in regalo venti milioni; 2)effetto, efficacia delle medicine: l sringh jn fatt afftt con le siringhe guarito.

affiacchirsi.

afflappej [afflap<pj] v.intr., parlare con impeto e loquacit: s ftta nafflappeta e n m lasseva cchi parlava con impeto e non mi lasciava andare.

affranghej [affran<gj] v.tr. e rifl. affrangrs, risparmiare, uscire indenne, liberarsi: mjj affrangrs na jurneta fatjja risparmiarsi una giornata di lavoro.

affrttuj [affrt<twj] v.tr., 1)consumare, spendere, adoperare; 2)pigiare luva: sira n affrttuta luua nira ieri sera hanno pigiato luva nera.

affrundej [affrun<dj] v.tr., incontrare, trovare casualmente sulla propria strada: rjj affrundet p ru crs lho incontrato lungo il corso.

affruscej [affru<j] v.intr., darsi di muso, fig. lavorare con impegno: nn ffrusce lla fatjja non vuole lavorare.

affuchej [affu<kj] v.tr. e intr., 1) annegare; 2)soffocare: affuche ru fuch creare una carenza di ossigeno per troppa legna.

affumcjj [affum<kojj] v.tr., affumicare, empire o annerire di fumo.

affunnej [affun<nj] v.tr., immergere, tuffare, entrare nellacqua; prov.: gn taffnn ru bsctt! come prendi in giro! volg. affunne ru bbsctt possedere sessualmente; vd. arraffunnej.

affurt [af<fwrt] s.m., rammarico, rincrescimento, dispiacere: ma saput affurt p chll ch mn dtt sono amareggiato per quello che mi hanno detto; vd. rjja.

aggarbej [aggar<bj] v.tr., modellare, dare garbo, sistemare; fig.: quir sgnur m raggrb jjj quel signore lo aggiusto io.

aggij [add#<jej] v.intr., determinare il proprio effetto, esercitare la propria azione, funzionare: aggjjja la vuria soffia la borea.

aggstuj [add#<twj] v.tr., 1)aggiustare, accomodare, riparare, sistemare; 2)condire: aggista ss sgn e tacchun condisci le "tacconelle".

ggia [<add#a] s.f., nellespr. ggia d vuria aria di borea.

aggijj [ad<d#ojj] v.intr., agire, fare: mammlla n mb aggijj cchi ch nu vrcc nonna non pu muovere un braccio.

aggradjj [aggra<dojj] v.tr. e intr., gradire, accettare con piacere: aggradsc ru fuch gradevole il fuoco.

aggrambej [aggram<bj] v.tr., afferrare, stringere: r aggrambet p nu vrcc e r drput p l schial lho afferrato per un braccio scaraventandolo per le scali; vd. affrrej.

aggrcc [ag<ritt] s.m., brivido, fig. intensa emozione: s aggrcc d la trra tjja sono sensazioni della tua terra; vd. raggrcc.

aglun [a<iwn] s.f., parotite; vd. rcchun.

agliupp s.m., intoppo, ostacolo, nodo in gola: tingh nu agliupp ngnna ho del catarro in gola, fig. ho un magone.

aglj [<a] s.m., aglio: na scndra daglj uno spicchio di aglio; na scrta dglj un serto di agli; aglj mascr aglio senza spicchi; aglj fmmna laglio da cosumo con tutti gli spicchi; bot. aglj salvtch d la vgna aglio pippiolino Allium vineale; aglj salvtch d l gren aglio serpentino Allium victorialis.

agn [<a] voce con cui la mamma imita al piccino latto del mangiare; anche agnt.

agnlin [a<lojn] s.m., gengiva; fras.: a r citr j mccca lagnlin, seca jra scijj ru dnducc il bimbo ha prurito alle gengive, forse gli deve spuntare un dentino; a tatun j s bbviat lagnlin nonno ha le gengive irritate.

ajjaccej [ajjat<tj] v.intr. rifl. ajjaccirs, coricare, giacere, allungarsi comodamente: s jaccet ndrra si sdraiato per terra.

ajjaprjj [ajja<projj] v.tr., aprire, schiudere.

ajj [<ajj] pres. indic. di avjj, ho: j lajj ditt glielho detto, ajj caput ho capito.

ajjr [aj<jer] avv., ieri: ajjr matina ieri mattina.

ajjttmej [ajjtt<mj] v.intr., ansimare, respirare con affanno, piagnucolare, lamentarsi flebilmente: pvra fmmna ajjttmeva p la pina povera donna ansimava per la preoccupazione, per lo spavento.

ajjtuj [ajj<twj] v.tr., aiutare, soccorrere, assistere; prov.: ajjtat ca Ddjja tajuta aiutati che Dio ti aiuta; vd. ajjtat, arrajjtuj.

ajjgn [aj<jo] v.tr., aggiungere, addizionare; prov.: ajjgn cqua e ajjgn farina e arcrsc Snd Martin si dice quando si preparano i dolci o altro, infatti San Martino il Santo dellabbondanza; vd. arrajjgn, Sand Martin, bommnut.

ajjuccrs [ajjuk<karz] v.rifl., della gallina, divenire chioccia, acchiocciolarsi, accovacciarsi: la gallina s jccheta.

ajjurdrs [ajjur<darz] v.rifl., infiammarsi in corrispondenza del legamento laterale del garretto degli equini; fig. avere i piedi rovinati: t sc jjurdet gn lasn hai i piedi malconci come lasino; vd. jrda.

ajjtat [aj<jutat] escl., sbrigati, fai presto, ors: ajjtat ca pu tnim ch fej sbrigati che poi abbiamo altre cose da fare; vd. ajjtuj.

aldol [aldo<la] s.f., ramanzina, lavata di capo.

alej [<alj] v.intr., sbadigliare; prov.: chi ela pca vel chi sbadiglia stanco, assonnato.

aljutt [al<jwtt] s.m., furfante, birbante; fig.: tnajj la fccia daljutt avere la faccia da monello.

alir [a<lier] agg., lentamente, piano piano a rilento; anni addietro se una persona moriva dopo un certo periodo di tempo senza una diagnosi precisa della malattia, si diceva: s n iut alir alir.

alstr [a<litr] s.f., arista delle spighe: lalstr j pngcan ru lmm le ariste gli pungono la schiena.

allambej [allam<bj] v.tr. e intr., 1)lampeggiare, risplendere, colpire come un lampo: allambe nu scaffun tirare uno schiaffo; scherz.: sallambet nu per d bcchir si bevuto due bicchieri di vino; vd. lambdjaj.

allamej [alla<mj] v.tr., infangare, immelmare, sporcare: s llamet gn nu purch si imbrattato come un maiale; vd. mbrattej.

allanghet [allan<gt] agg., assetato, provato dalla sete, bramoso, avido:, tugliit ru fisch dllcqua ca stingh allanghet prendete il fiasco dellacqua perch ho tanta sete.

allappej [allap<pj] v.tr., allappare, produrre sulla lingua e in bocca, quelleffetto che hanno le sostanze acide o di sapore aspro: r cachzz allappn i cachi allappano.

allardej [allar<dj] v.tr. rifl. allardrs, insudiciare, sporcare, insozzarsi; vd. mbrattej.

allardet [allar<dt] agg., pieno di lardo: ru purch scut allardet il maiale uscito grasso.

allarghej [allar<gj] v.tr., allargare, ampliare; vd. largh.

allaschej [alla<skj] v.tr., diradare, sfoltire, rendere meno fitto; vd. lasch.

allattej [allat<tj] v.tr., 1)allattare; 2)avere le botte: ru c sa s vu llattej! giovane, bambino, vuoi per caso le botte!

allattndun [allattn<diwn] loc., a tentoni, senza vedere, alla cieca, fig. senza sicuri indizi.

allazzariaj [allattsar<jeaj] v.tr. rifl. allazzarjrs, 1)piagarsi, infliggere una o pi ferite vistose: cadut mmis a r spin e s llazzariat caduto in mezzo agli spini e si graffiato ben bene; 2)infangare, immelmare, inzaccherare; vd. mbrattej.

allet [al<lt] agg., di uovo di gallina fecondato; vd. apl.

allcchnrs [allkk<nirz] v.rifl., divenire ingordo, ghiotto: gna s llcchnit lla cquleta come diventato goloso di cioccolata; vd. lcchnarjj.

allcciaj [allt<teaj] v.intr., fuggire alla svelta, alzare i tacchi: qund vsta la malapareta a llcciat quando si accorto che le cose non andavano per il meglio se l svignata.

allccuj [allk<kwj] v.tr. e intr., gridare, strillare: chi allcca v vajj raggun chi urla vuole avere ragione.

allghej [all<gj] v.intr., attecchire, mettere radici e prosperare: la vgna llghet la vigna ha attecchito; fig.: la niv a llghet la neve si posata.

allggrjj [alldd#<rojj] v.tr., 1)alleggerire, diminuire, ridurre; 2)sopportare: n r pzz allggrjj non lo sopporto.

allgniaj [all˰<eaj] v.intr., crescere bene, attechire, allignare; prov.: pqur e vgna la scca rallgna a pecore e vigna la siccit fa bene.

allegramnd [all&gram&n<d] avv., con allegria, saluto che si rivolge a chi sta lavorando con spensieratezza e piacere.

allmuj [all<mwj] v.tr., illuminare, far luce, pulire: ss citr va smbr allmut quel bimbo va sempre pulito.

allndej [alln<dj] v.tr., allentare, rendere lento, rilassare.

allrej [all<rj] v.tr., imbrattare, sporcare di fango; vd. mbrattej.

allrta [al<l&rta] loc., in piedi, eretto, dritto.

allsciuj [all˧<wj] v.tr., vedere, distinguere, osservare, avvistare; fras.: mjja upre nucchj ca pca cillsc mi devo operare locchio perch non ci vedo; allsciuta na bblla uagliuna ha scelto una bella ragazza; vd. uardej.

allsij [all<siej] v.tr., ungere, impiastrare, cospargere di grasso: ti tutt l mian allsit hai le mani unte; vd. gn.

alltamej [allta<mj] v.tr., sporcare, imbrattare, lordare; vd. mbrattej.

allttret [alltt<rt] agg., steso, disposto in largo e in lungo, sdraiato per terra; fras.: t sc llttret gn nasn ti sei sdraiato come un asino; auunn s uia p mtr ca l gren ste tutt allttret questanno a mietere sar pi difficile perch il grano disteso per terra.

allvej [all<vj] v.tr., allevare, far crescere, tirar su, far figli; volg.: nalliva ca n bbun ru marit non ha figli perch il marito sterile; vd. arrallvej, fgliaj.

allind [al<ljend] agg., lento, moscio, privo di vitalit; vd. musc.

allucnit [allut<nojt] s.m. e agg., abbagliato, confuso, che soffre di allucinazioni.

alluchej [allu<kj] v.tr., collocare, sistemare, sposare; prov.: chi tjj cind figlj ralluca chi n tjj un raffuca il figlio unico, perch un po viziato, non sempre riesce ad avere una buona sistemazione; vd. accasej.

allulljj [allul<lojj] v.tr. e intr., frastornare, rimbecillire, debilitare: m llullit nghlla chicchiara pffa mi ha rimbecillito con la sua parlantina di poco conto.

allunghej [allu<gj] v.tr., allungare, stendere, diluire, annacquare.

allupnit [allup<nojt] agg., che ha una fame da lupo; vd. lappiej, lupnjaj, scufanet, taffiaj, uangjeaj.

lma [<alma] s.f., anima; fras.: m m sc llma ho tanta fame; la bnalma la buonanima; dispr.bnttalma; prov.: lma ntta n paura d sajtta chi onesto pu camminare a fronte scoperta; a caccuvill n j sc llma qualcuno in agonia, si usa dire quando soffia il vento forte; nguscinza d llma te lo dico in coscienza; t llma nira gn mmnd p la ciummnira ha lanima nera come la canna fumaria del camino.

al [a<lo] voce usata per dar la baia, per prendere in giro.

alvanill [alva<niell] s.m.bot., Populus alba pioppo bianco.

alzacuda [aldza<kawda] s.f., quando su un corpo si esercita una forza peso maggiore da un lato, sobbalzo, altalena: ss ss taurun fe alzacuda vi ndrra se il tavolone sobbalza cadi.

alzapid [aldza<pojd] voce con cui si incitano i bovini o gli equini a tirar su la zampa.

alzeta [al<dzta] s.f., alzata, esplosione improvvisa di irritazione: ftta nalzeta ha fatto una sfuriata.

amer [a<mr] s.m. e agg., amaro: st cafjj amer gn ru fil questo caff amaro come il fiele; prov.: s sc trpp dlg t sucn, s sci trpp amer t sputn non bisogna essere n troppo buoni n troppo cattivi.

amure [a<mewr] s.m., amore; prov.: s miss a fe lamur si fidanzato; p lamur d Ddjja! per lamore di Dio!; canz.: mmma m l ditt e pap pur lamur ch ru frastir pca dura moglie e buoi dei paesi tuoi.

ammacchej [ammak<kj] v.tr. ammaccare, acciaccare, pestare: tammcch lucchj te le d di santa ragione; vd. pstiaj.

ammacciucchej [ammattuk<kj] v.tr. schiacciare, pestare; vd. macciucch.

ammagliej [amma<j] v.tr., biascicare, masticar male; fras.: lasn ammglia seca ve nnamur lasino biascica, forse va in amore; ammiglj ss gigmma gn nsn quando mastichi il chewing-gum sembri lasino che biascica.

ammagliucchej [ammauk<kj] v.tr. e rifl. ammagluccrs, ammassare, unire, incollarsi: r cavatill sn ammagliucchet gli gnocchi si sono incollati.

ammaldej [ammal<dj] v.tr., impastare, loperazione di chiusura ermetica della porticina della botte (ruvrlla), che si effettuava usando la stoppa e una apposita pasta; vd. mlda.

ammangaziun [ammaga<tsjewn] s.f., mancamento, malore improvviso.

ammanghej [amma<gj] v.tr. e intr., mancare, scarseggiare, "lammancare" quando si lavora a maglia.

ammannet [amman<nt] agg., danneggiato, pregiudicato, di frutta non giunta a maturazione: auunn l fqura d Caccavun s ammannet questanno i fichi di Poggio Sannita non sono molto buoni.

ammannita [amman<nojta] avv., ben visibile, disponibile ad essere usato, a portata di mano: la zppa mttla allammannita la zappa mettila dove la si pu vedere.

ammanzjj [amman<dzojj] v.tr., ammansire, domare, rif. a persona, ridurre alla calma, alla ragione: ru miul s mmanzit il mulo si rabbonito; vd. mnz.

ammarjj [amma<rojj] v.tr., divenire amaro, amareggiare; fig. ru timb ammarsc il tempo si prepara al peggio.

ammarrunit [ammarru<nojt] agg., invecchiato, privo di forze, inattivo, molle: ru vicchj s mmarrunnit e n sc cchi il vecchio giace privo di forze e non esce pi.

ammassej [ammas<sj] v.tr., impastare, amalgamare, mescolare; fras.: ammasse l pen impastare il pane; ammasse l sgn, r cavatill, r tagliulin, l taccunll impastare le fettuccine, gli gnocchi, i tagliolini, le "tacconelle".

ammastej [amma<tj] v.tr., 1)imbastare, mettere il basto a una bestia da soma: ammsta lasn metti il basto allasino; 2)riunire provvisoriamente con punti lunghi di filo di cotone destinati ad essere sostituiti in un secondo tempo dalla cucitura definitiva: ammaste la gnna imbastire la gonna.

ammattej [ammat<tj] v.tr. e intr., incappare, capitare, ritrovarsi in una situazione irrimediabile o addirittura fatale: s via ch la uagliuna nammatte a uiaj se vai con la ragazza stai attento a non metterla incinta.

ammattjj [ammat<tojj] v.intr., ammattire, uscire fuori di senno.

ammecia [am<mta] s.f., bambagia, tela di bambagia, di cotone.

ammcchiuj [ammk<kjwj] v.tr., ammucchiare, accumulare, ammassare: ammcchiu la rina ammucchiare la sabbia.

ammccirs [ammt<t$rz] v.rifl., mettersi con il capo poggiato sul tavolo per mal di testa, di denti, febbre, influenza, per appisolarsi: srda st mmcciuta ca j duln r dind tua sorella ha il capo poggiato sul tavolo perch gli fanno male i denti.

ammjnej [ammj<nj]v.tr., disturbare, dar noia, molestare; vd. zcchniaj.

ammjnet [ammj<nt] agg., occupato, preso: stingh ammjnet, ng pzz mnjj sono impegnato, non ci posso venire.

ammndej [ammn<dj] v.tr., inventare, creare, immaginare, dire cose non vere: ammnde pallun dire bugie.

ammnej [amm<nj] v.tr., buttare, lanciare, spargere, gettare; prov.: sammina annnd p n ngadjj pone innanzi le sue ragioni pur sapendo di aver torto.

ammrruj [ammr<rwj] v.tr., piegare il capo dopo aver ricevuto unoffesa o un rimprovero, restando zitto e imbronciato: quand j lajj ditt ammrruta la cccia gn lasn quando glielho detto ha abbassato il capo come fa lasino.

ammrza [am<m&rtsa] s.f., salita, costa, rampa; poes.: stis mmnd p na smrza vi ttndnn add t dul steso lungo una salita tocchi dove ti fa male (in Di Ciero, Strlmb . . ., p. 19); anche smrza.

ammssut [amms<swt] agg., immusonito, chiuso in una cocciuta espressione di risentimento: st smbr ammssut sempre triste, corrucciato; vd. ammurget.

ammstchej [amm˧t<kj] v.tr., mischiare, miscelare: sn ammstchet l pqura si sono mischiate le pecore; vd. mbraschej, armstchej.

ammstruj [amm˧t<rwj] v.tr., bagnare i cereali con il verde rame prima di seminarli.

ammstuj [amm<twj] v.tr., spremere, pigiare le uve: quand la vsca s chiina lum s mtt r stuualun e ammsta quando il palmento colmo il padrone di casa calza gli stivali di gomma e pesta.

ammtiaj [amm<tjeaj] v.tr., invitare, ospitare, convocare: stingh ammtiat sono invitato.

ammtt [am<mett] v.tr., vendere, smerciare roba non molto buona: jja ammtt pur chlla pzza d chesc devo smerciare anche quella forma di cacio.

ammzzej [ammt<tsj] v.tr. avvezzare, abituare; prov.: ammzze e ssmmzze e dppia malnn avvezzare e dimezzare doppio malanno.

ammzzuj [ammt<tswj] v.intr. ammusare, stare muso a muso, le pecore che durante lestate per non soffrire il caldo si ammucchiano muso a muso.

ammll [am<moll] s.m., ammollo; fras.: mtt ammll la baccalena, r ciic, r fasciul mettere ammollo il baccal, i ceci, i fagioli; fig.: ci miss ammll si usa dire quando piove di continuo.

ammnd [am<mond] avv., a monte, lass, sopra; fras.: ammnd e bbll su e gi; ammnd p Sand Nufrj su per Monte SantOnofrio; ammnd a ru psl su in soffitta.

ammucchej [ammuk<kj] v.tr. (rifl. ammuccrs), 1)versare, mescere: sammcca cirt calactt beve molto; 2)lasciarsi cadere da un lato: m sammcca e m nzammcca in bilico; 3)piegare, atterrare: ch nu faitt r mmucchet con un pugno lo ha buttato a terra.

ammuffjj [ammuf<fojj] v.intr., ammuffire, prendere la muffa.

ammullej [ammul<lj] v.tr., ammollare, ammorbidire, inzuppare; prov.: vjja d chian e pen ammll strada pianeggiante e pane morbido (per i comodoni); fig. appioppare, affibbiare;

ammupjj [ammu<pojj] v.tr. e rifl. ammuprs, azzittire, far tacere, stare zitto: ch dd parul rajj ammupit con due parole lho azzittito.

ammurgete [ammur<d#t] agg., con il morso tirato, fig. imbronciato, corrucciato; vd. ammssut.

ammuscej [ammu<j] v.tr. e rifl. ammusciars, ammosciare, render moscio: l chind d l pmmadur sn ammuscet le piante di pomodoro si sono appassite; ammusce l rcchi non essere spavaldo; vd. musc.

ammuvit [ammu<vojt] agg., di vino infortito, di cibo o vivanda guasta. VERIFICARE

nda [<anda] s.f., 1)stipite, i pilastri di pietra che fiancheggiano le porte di entrata delle case; 2)trad. p.: un tempo si chiamava anda una misura di terreno dove si stava mietendo, come si pu arguire dal canto Thmma bblla thmma che recita: E contro landinire mi lamento ca n mbrta la fisca allnda e contro il capo mi lamento che non porta "da bere" dove stanno mietendo i mietitori; loc., 3)nellespr.: allnda l cll nel momento pi caldo della giornata.

andnir [and<njer] s.m. des., capo di un gruppo di mietitori.

andiche [an<dojk] s.m. e agg., antico; prov.: gn fij? gn facvan randich come fai? come facevano gli antichi; ru ditt andich n sbglia miaj il detto antico non sbaglia mai.

andrill [an<drjell] s.m., ambiente piccolo e angusto: la cuciina nandrill la cucina molto piccola.

anmel [an<ml] s.m., animale, fig. persona ignorante, rozza; dim. anmalcc; accr. anmalun.

nga [<aga] s.f., mascella; vd. sgangrs.

angantt [aga<nett] s.m., piccolo ganghero fissato al telaio e munito di un perno che viene introdotto nellocchio della bandella del battente; vd. esa, vrl.

angl [<and#l] s.m., angelo; prov.: passet langl e a ditt ammnn passato langelo e ha detto amen (chi beffeggia gli altri subisce lo stesso destino).

angdn [a<gudn] s.f., incudine.

anill [a<njell] s.m., 1)anello; 2)porzione di salsiccia lunga quanto un dito: sabblpput tr anill d salgccia ha mangiato tre porzioni di salsiccia; dim. anllcc.

annasej [anna<sj] v.tr., annusare, odorare, fiutare; fig. intuire, subodorare; vd. addurej.

annaspeje [anna<spj] v.tr. des., avvolgere sullaspo per fare la matassa.

anneta [an<nta] s.f., annata: malanneta cattiva annata.

anncchiej [annk<kjeaj] v.intr., nitrire: s snd ru cavll danncchiaj si sente il cavallo di nitrire.

annnd [an<n&nd] avv., avanti, innanzi, di fronte; fras.: ste smbrannnd iss troppo in vista; s r cuglitt annnd pitt lo invest; nu tirm annnd ca vingh appriss persona lenta, moscia; scherz.: qund t spus t fcc jjj annnd annnd quando ti sposi ti faccio andare avanti a tutti.

annrjj [ann<rojj] v.tr. e intr., annerire, oscurare, picchiare provocando dei lividi: tingh nannrita mbccia a na cssa ho un livido ad una gamba; fig. maltrattare, biasimare.

annucchej [annuk<kj] v.tr., picchiare, colpire, mettere knockout: s n la fnsc ch nu pgn tanncch se non la finisci con un pugno ti distruggo; vd. mnej.

apl [<apl] agg., nellespr. uv apl uovo senza guscio, con il panno, gallato; avv., apl apl con estrema prudenza e cautela, piano piano, delicatamente vd. allet, jappca, tum.

appaccuttej [appakkut<tj] v.tr., impacchettare, avvolgere, confezionare un pacchetto.

appagliej [appa<jj] v.tr., accudire, governare, mettere il fieno agli animali, preparargli la lettiera; poes.: addmen allappagliata vi llccnn a ru dammjj domani dopo aver accudito gli animali sveli la malefatta (in Di Ciero, Strlmb . . ., p. 20).

appisa [ap<pajsa] s.f., pendenza, che va gradatamente abbassandosi: a ru titt datj na bblla nz dappisa al tetto dategli un bel po' dinclinazione.

appalluttej [appallut<tj] v.tr., appallottolare, ridurre a forma di pallottola: appallutte la crita fare pallottole di creta.

appapacchirse [appapak<j&rz] v.rifl., dormicchiare, assopirsi; vd. appapagnrs.

appapagnrs [appapa<&rz] v.rifl., appisolarsi: steva strcch e s ppapagniat vciin a ru fuch era stanco e si appisolato vicino al fuoco; vd. appapacchirs, appcagnrs.

appapucchjej [appapuk<kjj] v.tr., imbrogliare raccontando fandonie, sciocchezze, fare in modo appena accettabile; vd. papucchj.

apparej [appa<rj] v.tr., 1)porgere, presentare: appera ru chur ca t fcc la srnga porgi il sedere che ti faccio la siringa; 2)nascondere, coprire, sottrarre alla vista: s pparet ru sul si coperto il sole.

apparcchiaj [apparek<kjeaj] v.tr., allestire, preparare, dividere: ru purch rapparcchia ru ptr il maiale lo seziona il padre.

apparndej [apparn<dj] v.tr., 1)imparentare, stringer parentela: ng navut gust apparnde ch cir non hanno gradito acquisire quei parenti; 2)unire, amalgamare, impastare: la mbrisa d l palltt nz pparndeta la carne e gli altri ingredienti per fare le polpette di maiale non si sono amalgamati.

appcagnrs [appka<&rz] v.rifl., farsi un sonnellino; vd. pcgna, appapagnrs.

appccchiaj [apptt<kjeaj] v.tr. e rifl. appccchrs, appiccicare, incollare, attaccare, litigare; vd. ngullej.

appcccgn [apptt<ku] agg., attaccaticcio, colloso, appiccicoso, fig. di persona importuna e fastidiosa di cui non c modo per liberarsi.

appccij [appt<tej] v.tr., accendere; fras.: appccia la luc accendi la luce, appccia l ndcc accendere le torce la sera della vigilia di Natale; appicciestuta interruttore da lampadina; fig. appicciafuch attaccabrighe; vd. abbrsciuj, fuchiaj.

appccull [appk<kwll] avv. addosso, sulle spalle, in collo: tatun jiva ch nu bbucch appccull nonno recava uno zaino sulle spalle.

appdej [app<dj] v.tr., iniziare a zappare un pezzo di terra, ritrarre la terra che scesa ad ingombrare una stradina di passaggio fra un terreno e laltro: tuglj labbdnd e cumnza appdej.

appdchej [appd<kj] v.tr., appurare, sapere: najj putut appdche cubbll non ho potuto capire niente.

appliaj [app<ljeaj] v.tr., 1)otturare, tappare, ostruire: s ppliata la pmba la vgna si otturata la pompa per irrorare la vigna; 2)centrare, beccare, colpire: rajj appliat mbrnda lho colpito in fronte; vd. azzcchej.

appllej [appl<lj] v.tr., fare la conta, chiamare: m appllem p vdajj chi tira p prim dai su, facciamo la conta per vedere chi tira per primo; vd. tucch.

applmnrs [applm<narz] v.rifl., spolmonarsi, essere riarso dalla sete: aujj nghll callcc majj applmnet oggi con quel caldo ho sofferto la sete.

applvniat [applvn<jeat] agg., sommerso dal turbine di neve: rmast applvniat mmis alla niv rimasto coperto dalla neve.

appmuj [app<mwj] v.tr., incalzare uno, dargli addosso, picchiarlo, metterlo allangolo: tjja appmu a ss curncchj ti debbo costringere allangolo e picchiarti; vd. mnej.

appnruj [appn<rwj] v.tr., spremere luva nel palmento vsca; le vinacce ammonticchiate ad un lato del palmento vengono coperte con un pianale di legno chiangun, dove appoggiata la trave ru trev, a cui appeso mediante due anelli di ferro l crll, un verricello ru turctur, con avvolta una fune ru nzrt, il cui capo legato ad un macigno ru pnraun fornito di apposito gancio. Facendo girare il verricello mediante due barre l vrr di legno, il macigno si solleva da terra, fornendo grazie alla trave che funge da leva, una forte pressione sulle vinacce. La fase di spremitura oggigiorno viene effettuata quasi esclusivamente con il torchio, per cui il palmento, il pi delle volte funge da contenitore; vd. spnruj.

appnnacchiat [appnnak<kjeat] agg., dei volatili assopiti per debolezza o malattia.

appnn [ap<p&nn] v.tr., 1)appendere, attaccare, sospendere; fras.: rn truet appis lo hanno trovato impiccato; appnn la salgccia appendere la salsiccia alla pertica per farla asciugare; fig.: rrbba pappnn poco di buono, malvagio; 2)aspettare, attendere: t fe ppnn la cglia chi moscio, chi fa le cose comodamente facendo attendere gli altri.

appruj [app<rwj] v.tr., appurare, venire a conoscenza: va casarjnn pappru r ftt dllldr va girovagando per le case a sapere i fatti degli altri; sind e nappura sentita, appurata la verit.

appstej [app<tj] v.tr., impestare, impuzzolentire; vd. mbuzznjj.

appzzndjj [appttsn<dojj] v.tr. e intr., impoverire, render povero, ridurre in miseria, diventar povero.

appzztuj [apptts<twj] v.tr., 1)appuntire, rendere aguzzo: ru virn Ndgn appzzuta r pial linverno Antonio appuntisce i pali; 2)mettere da parte qualche soldo, risparmiare: prima p cambe sva appzztu cacch lira un tempo per poter vivere bisognava risparmiare qualche lira.

appzziaj [appt<tsjeaj] v.tr., 1)rizzare, drizzare, ergere: ru cun appzza l rcchj il cane drizza le orecchie; 2)aizzare, spinger contro: jppzztt ru cun appriss gli aizz il cane contro.

appicccalit [appittka<lojt] s.m. e f., attacabrighe, piantagrane, attaccalite: sit na rrzza dappicccalit siete una famiglia di litigiosi; vd. appicciafuch.

appccch [ap<pittk] s.m., litigio, pretesto: ve truunn appccch cerca un cavillo per litigare.

appicciafuch [appitta<fwk] s.m., fomentatore, istigatore, sobillatore; vd. appicccalit.

appid [ap<p$jd] loc., a piedi.

appoidumen [appojdu<mn] avv., dopodomani, fra due giorni; vd. poidumen.

appsta [ap<p$ta] avv., di proposito, con intenzione; scherz.: n l sc fatt appsta, l sc ftt a cndrll non lo hai fatto apposta (la posta la bulletta con cui si ferrano gli equini), allora lo hai fatto a cndrll (bullette che un tempo i calzolai mettevano sotto le scarpe dei contadini); vd. cndrll.

apprsej [appr<sj] v.tr., forzare, produrre uno sforzo maggiore del consueto o del necessario: p cache ajj vuta apprsej per andare di corpo mi sono dovuto sforzare; vd. arrappresej.

apprtt [ap<pr&tt] s.m., fastidio, molestia, assillo: n m de apprtt non mi scocciare; vd. zcchnjaj.

apprzzej [apprt<tsj] v.tr., 1)valutare il prezzo o il valore di un bene, fare la stima della roba: prima sapprzzeva la ddda un tempo si determinava il valore della dote; 2)rimetterci nel fare un favore, unazione: ciajj apprzzet timb e fatjja ci ho rimesso tempo e lavoro; vd. arfnn.

apprima [ap<pr$jma] avv., prima, un tempo: apprima ci steva cchi rsptt un tempo vi era pi rispetto.

appuiaj [appu<jeaj] v.tr., appoggiare, sorreggere, dar sostegno; fras.: p camnia sra appuia a ru bastun per camminare deve appoggiarsi al bastone; fig. dmnca t v ppuia a scrta domenica vai a mangiare da tua suocera.

appujatura [appura<tiwra] s.f., diritto di appoggio, quello del comproprietario di un muro divisorio, di fabbricare appoggiandovi una sua costruzione.

appundej [appun<dj] v.tr., 1)abbottonare, agganciare; 2)fissare un appuntamento: ma appunde ru jurn paccdr ru purch dobbiamo stabilire il giorno per ammazzare il maiale; vd. acciappej, appustej.

appurtej [appur<tj] v.tr., comportare, agire bene o male: gn s lapprta? come si comporta?

appusrs [appu<sarz] v.rifl., posarsi, del residuo denso e torbido di un liquido, della feccia del vino; fras.: ma tramtu ca la flccia s ppuset dobbiamo travasare il vino che la feccia si depositata; luglj s ppuset lolio diventato chiaro; vd. pusa.

appustej [appu<tj] v.tr., 1)appostare, far la posta; 2)fissare la data: sra appuste ru jurn p vlgniaj si deve fissare la data per vendemmiare; vd. appundej.

appustivamnd [apputiva<m&nd] avv., appositamente, opportunamente: j l dcitt appustivamnd.

apputjj [appu<tajj] v.intr., non poter reggere il confronto, non farcela: ngi pputut mngh ru ptr non ce lha fatta neanche il padre; prov.: quand la fmmna n vuu mangh ru djvr cippuu quando la donna non vuole c poco da fare.

apuj [a<pwj] avv., dopo, in seguito, poi; vd. dpp.

aquel [a<kwl] agg., disuguale, diverso, differente, poco di buono: quir n m smbra tand allaquel quel tipo non mi sembra molto normale.

arcaccej [arkat<tj] v.tr., 1)ricacciare, metter fuori; fig.: l rus n arcaccet le rose hanno germogliato nuovamente; 2)inventare, ideare; fras.: arcacce nu soprannum affibbiare un soprannome; arcaccin nu fatt ru jurn tirano fuori una novit al giorno; vd. caccej.

arcachej [arka<kj] v.tr., 1)andare nuovamente di corpo; 2)far ripagare: jjja fe rcache uua e cna mi devo vendicare; vd. cachej.

arcagniaj [arka<jeaj] v.tr., ricambiare, indossare abiti nuovi; vd. armtuj, cagniaj.

arcalej [arka<lj] v.tr. e intr., 1)calare di nuovo, ridiscendere: archela da ss pdel scendi da quellalbero; 2)diminuire dei prezzi, ribassare: ru prizz d l pmmadur rcalet il prezzo dei pomodori sceso.

arcallej [arkal<lj] v.tr., zappare terreni per la nuova semina e per il nuovo raccolto: arcalle la vgna zappare la vigna; arcalle la rstccia zappare un terreno dove si sono raccolti cereali, oggi tale lavorazione stata sostituita dallaratura con mezzi meccanici.

arcalzej [arkal<dzj] v.tr., sotterrare, interrare, seppellire; fras.: sira arcalzirn nu vtill chva net murt ieri sera sotterrarono un vitello nato morto; fig.: ste arcalzet d sld ricco.

arcansc [arka<no] v.tr., riconoscere, distinguere, identificare, ammettere; prov.: t sc mssa la gnna rscia da lunden sarcansc hai indossato la gonna rossa che da lontano si distingue; vd. cansc.

arcapej [arka<pj] v.tr., scegliere, capare, separare, dividere; fras.: ma arcape la rrbba dobbiamo dividere la propriet; arcape l frusc la liva separare le olive dalle foglie (operazione che i contadini eseguono prima di portare le olive al frantoio); arcape l mila fract separare le mele marce da quelle buone; vd. capej.

arcaptej [arkap<tj] v.intr., ricapitare: s marcapta stt! se mi capita a tiro!; impr. c puzz arcapte tu pur speriamo che succeda anche a te; vd. captej.

arcbbiaj [artb<bjeaj] v.tr., applicare il cemento misto a sabbia su un muro, otturare buchi con la malta: avita arcbbia tutt ru mur d ru funch ha dovuto dare la malta sul muro del fondaco; vd. cbbiaj.

arcclrs [artt<l&rz] v.rifl., rimettersi in salute, rinvigorirsi, ristorarsi con cibi e vivande: s rcclit vunarill si ripreso abbastanza.

arcprin [art<prajn] s.m. bot., agrifoglio.

arcrchej [artr<kj] v.tr., 1)chiedere di nuovo, ricercare; 2)ispezionare, controllare: ve rcrche l vacch lla stlla vai a controllare le mucche nella stalla; 3)gradire, desiderare: da qund ajj stet ammalet la carn n m larcrca ru stmmach da quando sono stato malato non gradisco pi la carne.

archtt [ar<kett] s.m., unione di due viti disposte in modo che i tralci delluna legati a quelli dellaltra, formino una specie di arco.

archvrgn [ark<verd#n] s.m., arcobaleno; prov.: archvrgn d la matina arrgn ru cutin larcobaleno di mattina preannuncia pioggia abbondante.

archvruj [arkv<rwj] v.tr., recuperare: archvru chir du rsp duua cogliere quei pochi grappoli di uva.

archign [ar<kj&] v.tr., rimpiangere, ripensare con rammarico: s rarchignn tutt qund lo rimpiangono tutti.

archiin [ar<kjojn] s.m. e agg., pieno in modo accentuato e sovrabbondante; fras.: Carnvel fe na brtta fin ma mur satll e archiin Carnevale fa una brutta fine ma muore satollo e rimpinzato; matun archiin mattoni pieni.

arcrsc [ar<kre] v.tr. e intr., ricrescere, lievitare, aumentare di volume; fras.: r panttun nn arcrscut i panettoni non hanno lievitato; r maccarun arcrscn i maccheroni ricrescono; vd. armnjj, crisc.

arculej [arku<lj] v.tr., sottoporre a ulteriore o diversa fusione, colare di nuovo; prov.: vtt a fa rcule alla fondria si dice a persona vecchia o che non gode di buona salute.

arcumbrundej [arkumbrun<dj] v.tr., confrontare, raffrontare, incontrare: circumbrundem a ru mrchet ci ritroviamo al mercato; vd. cumbrndej, arraffrundej.

ardtgn [ard<te] agg., energico, risoluto; vd. arradchet.

ardumbjj [ardum<bojj] v.tr., contraccambiare qualcosa che si ricevuto: s ut ardumbjj ru cumber sono andato a ricambiare il regalo al compare.

arej [a<rj] v.tr., arare: prima s areva ch r vuv e ch l vttur, muu s era ch ru trattur qualche decennio fa si arava con i buoi e con le bestie da soma, adesso si usa il trattore.

aret [a<rt] s.m., aratro: aret a na vmbra, aret a dd vmbr, la mltta, aret a vlanzin; fig.: ste gn naret rtt a chi stanco per lavoro o eccessivo riposo; prov.: ualen nuv rmb laret e scrcia r vuv chi si appresta a svolgere un nuovo lavoro facilmente sbaglia.

arfc [a<ref&t] s.m., orafo: Agnun iva ru pajis d rarfc Agnone era il paese degli orafi.

arftt [ar<fatt] agg., raffermo, rassodato, indurito: pen arftt, bsctt arftt pane, biscotti induriti.

arfliaj [arf<ljeaj] v.tr., imitare gesti o atteggiamenti altrui, scimmiottare: arfila ttt qund imita un po' tutti.

arflttej [arflt<tj] v.tr. e intr., riflettere, pensare, valutare attentamente.

arfnn [ar<fonn] v.tr., perdere del proprio, scapitare: ciarfnn smbr jjj ci rimetto sempre io; vd. apprzzej, rfsta.

arfrddej [arfrd<dj] v.tr., raffreddare, fig. rendere meno intenso, attenuare notevolmente, a proposito di sentimenti o affetti: avem cumbniat ru matrmni p iss s rfrddet avevamo combinato il matrimonio ma lui si tirato indietro.

arfrschej [arfr<skj] v.tr. e intr., 1) rendere fresco, del tempo, rinfrescare: mitt l vin arfrschej metti il vino a rinfrescare; 2)picchiare, dare botte: s racchipp j tjja de narfrscheta se lo prendo gliele devo dare di santa ragione.

argind [ard<d#end] s.m., argento; prov.: tjj largind viv ngurp non sta mai fermo, detto soprattutto ai bambini.

argrgniaj [argrˣ<jeaj] v.tr., digrignare, mostrare i denti per rabbia o per minaccia, farsi forza, fig. reagire con energia: s v fe chlla fatjja sra argrgniaj se vuole fare quel lavoro deve essere deciso.

ria [<arja] s.f., 1)aria; prov.: ria rscia o vind o mbssa con laria rossa si prevede o vento o pioggia; ria abbummacheta, ria crpeta, aria afosa; ria susptta che preannuncia un temporale; ria d niv aria fredda che fa pensare ad una nevicata; fig. s n ut a zamb p dria fallito; 2)melodia, musica: nn marcrd lria non ricordo il motivo, la melodia.

arittej [arjt<tj] v.tr., 1)vomitare, rimettere: arjttet pur l pall dllucchj ha vomitato anche gli occhi; 2)rigettare, ributtare: aritta ru pallun a ss uaglun rilancia il pallone a quei bambini.

arll [a<rill] s.m. des., seme duva, fiocine; i semi di uva, una volta essiccati e vagliati con il crivello, si portavano a macinare al mulino per ricavarne farina da dare in pasto ai maiali.

arlgg [ar<l$dd#] s.m. des., orologio.

armandnjj [armand<najj] v.tr., trattenere, fermare, impedire: m scppa la cacarlla e n mbzz armandnjj ho la diarrea e non riesco a trattenerla.

armannej [arman<nj] v.tr., 1)rimandare, mandar via, inviare: ru mandil m r rmannet srma da Montrel la tovaglia da tavola me lha mandata mia sorella da Montreal; 2)chiudere non del tutto, accostare: armnna la fnstra socchiudi la finestra.

armej [ar<mj] v.tr., preparare la struttura per il cemento armato; volg. inturgidire il pene.

armnej [arm<nj] v.tr., 1)ridare le botte; 2)agitare rimescolando: armne l pen lavorare la pasta di pane; armne la vtt preparare la botte per riempirla nuovamente; 3)rifare: armnem ru tucch rifaciamo la conta, 4)preparare il terreno prima di seminare: armne lurt; vd. mnej.

armnjj [arm<nojj] v.tr., 1)tornare; 2)lievitare, crescere, fermentare: na armnjj r panttun devono lievitare i panettoni; vd. arcrsc.

armriaj [arm<rjeaj] v.tr., guardare, ammirare; prov.: armrat na nzgna! guardati un po'! (si dice ai bambini che si sono sporcati giocando).

armstchej [arm˧t<kj] v.tr., mescolare di nuovo: armstca ss crt mischia di nuovo le carte; vd. ammstchej.

armtt v.tr. e rifl. armtts, 1)rimettere, trapiantare, ripiantare: chll chiandim lma armtt quelle piantine le dobbiamo ripiantare; 2)riporre, sistemare: armtt ljn a ru grin chiudi gli agnelli nella stalletta; volg.: armtt lasn alla stlla possedere sessualmente; 3)rifondere, rifarsi, ristabilirsi; 4) nellespr. gn sarmtt quir? qual il suo cognome?; vd. attammtt.

armtuj [arm<twj] v.tr. e rifl. armtrs, cambiare, vestire labito festivo; scherz.: fer gn t sc rmtut simbr nu css arpulit! accidenti come sei ben vestito sembri un bagno ripulito!; vd. arcagniaj.

armunnej [armun<nj] v.tr., 1)pulire, lustrare: armunne la callera, la tina lustrare con cenere o sabbia la caldaia di rame o la "tina", luso di lustrare le suppellettili di rame per la Santa Pasqua quasi del tutto scomparso; 2)corrodere, ripulire, consumare: ch la cacarlla j sn armunnet l udlla con la diarrea gli si ripulito lo stomaco; 3)sbucciare: armunnej ru pir, ru mil, l paten, sbucciare la pera, la mela, le patate; vd. scurcej.

armuscniaj [armun<jeaj] v.tr., rovistare, fare disordinati tentativi di ricerca: ve rmuscnjnn tutt l stpra va frugando negli armadi; vd. arrauagliaj, artravuldej.

arnatcc [arna<titt] agg., pianta o erba che rinasce da sola, che si riproduce spontaneamente: cpll, paten arnticc.

arnill [ar<niell] s.m. bot., ornello.

arpassej [arpas<sj] v.tr e intr., 1)ripassare, passare di nuovo, tritare unaltra volta; fras.: arpasse la vgna raffinare, ripulire le erbacce della vigna; 2)fare lamore: s rpasseta chlla bblla uagliuna ha fatto lamore, si divertito con quella bella ragazza.

arpun [ar<pawn] s.m., uccello di rapina, predatore, falco; fig. sc gn narpun sei rude, grossolano nei modi, avido, insaziabile; vd. falchntt.

arpgliaj [arp<jeaj] v.tr. e intr., 1)fiorire, germogliare di una pianta: l chiandim n arpgliat le piantine hanno germogliato; 2)riardere del fuoco; 3)essere simile o somigliante: arpgliat d mammlla somiglia a nonna.

arpzzej [arpt<tsj] v.tr., rappezzare, rammendare: arpzze ru calzun nghur rattoppare il pantalone dietro.

arpnn [ar<ponn] v.tr., riporre, conservare, mettere da parte: arpnn la salgccia conservare la salsiccia.

arpusej [arpu<sj] v.tr., riposare, stare tranquillo, poggiare di nuovo; fras.: quand ng stin ss mammucc arpus quando non ci sono i bambini regna la calma; n marpusa ru crvill sono preoccupato.

arrabbtt [arrab<batt] v.tr., 1)battere nuovamente, ribattere: arrabbitt ss chiuv ribatti quel chiodo; 2)arrabbtt la vgna risistemare la vigna, arzle la vgna, in pratica i tralci estivi r chcchj e il fogliame cresciuto abbondantemente (luglio-agosto) prima dei trattamenti antiparassitari (pompare la vigna, mene l verdrem o l zulf) vengono risistemati e legati ch r vign d jnstra o r jung al palo di legno o ai fili metallici; loccasione per effettuare una energica sfogliatura per fare arieggiare il grappolo senn fe la mffa.

arrabbiaj [arrabb<jeaj] v.tr., 1)cominciare di nuovo, avviare nuovamente; 2)mandar via; poes.: e pu parrabbirr a capabbll arialet jvtta de nu ull e poi per riavviarli a casa gli dovette regalare un gallo (in Nero, Poesie . . ., p. 15); vd. abbiaj.

arrabblej [arrabb<lj] v.tr., ricoprire, coprire con la cenere, con la terra; poes.: laret arvlda, arrabbila gn fe na mmma laratro rivolta, ricopre come fa una mamma (in Meo, Sndmind . . ., p. 48); vd. abblej.

arrabbng [arrab<bend#] v.tr., vincere, rivincere, battere, sopraffare: nd fe arrabbng non farti sottomettere; vd. abbng.

arrabbniaj [arrabb<njeaj] v.tr., avvinare; vd. abbniaj.

arrabbrtiaj [arrabbr<tjeaj] v.tr., riavvolgere, rifare il gomitolo; fras.. arrabbrrita ss crn e arprtala a ru macller riavvolgi quella carne e riportala al macellaio, fig. m sarrabbrrtan l udlla mi si aggrovigliano le budella, a furia di vedere le cose storte; vd. abbrtiaj.

arrabbviaj [arrabbi<vjeaj] v.tr., ridar vita, vigore, forza, rianimare: chlla fmmna fe rrabbvia pur r murt quella donna dotata di notevole bellezza e amabilit.

arrabbraccej [arrabbrat<tj] v.tr., riabbracciare: savita arrabbracce la cruc si dovuto far carico del problema.

arrabbucchej [arrabbuk<kj] v.tr., 1)parare, impedire, richiamare gli animali (mucche, pecore) quando arrecano danni ad altri: ve rrabbucche l vcch ca n ut a dammajj vai a richiamare le mucche perch pascolano su unaltra propriet; 2)colmare, riempire completamente: arrabbucche l dammggen riempire fino allorlo le damigiane, operazione che si svolge una volta completata la fermentazione del mosto; 3)del fumo che fuoriesce dal camino; ssipr la prta d la cuciina la ciummnira narrabbcca se apri la porta della cucina non fa fumo.

arrabbuttrs [arrabbut<tarz] v.rifl., saziarsi, satollarsi, rimpinzarsi, sfamarsi: s mnut arrabbutte cchAgnun venuto a sfamarsi ad Agnone, prov.: pducchj arrabbuttet chi ha una ricchezza in precedenza sconosciuta.

arraccapzzej [arrakkapt<tsj] v.tr., raccapezzare, riuscire a capire, a intendere: sn mbcciat l cart e ngiarraccapzz cchi cubbll si sono imbrogliate le carte e non ci capisco pi niente.

arraccappllej [arrakkappl<lj] v.tr., ricoprire.

arracchnguld [arrakk<gwld] agg., raccolto, unito: la famglia ste ttta arracchnglda riunita tutta la famiglia.

arracchiappej [arrakkjap<pj] v.tr., riprendere, ripigliare, riconquistare, recuperare: arracchiapp a fatiaj ricominciare a lavorare; vd. acchiappej.

arracchiarej [arrakkja<rj] v.tr., rendere chiaro, rischiarare: ss cma vvr l vin sra arracchiarej se dobbiamo bere il vino deve essere pi limpido; vd. arraffniaj.

arracciacchej [arrattak<kj] v.tr., schiacciare nuovamente, ripestare; vd. acciacchej, arraffrniaj.

arracciarej [arratta<rj] v.tr., rimettere lacciaio agli arnesi che hanno la punta di ferro: ru frrer mrracciaret labbdnd il fabbro mi ha rimesso lacciaio al bidente.

arraccundej [arrakkun<dj] v.tr., raccontare, riferire, dar notizia; prov.: vllarraccunde a Vrdl vai a raccontarlo a Verdile, questi doveva essere un tipico personaggio che se le beveva tutte; vd. accundej.

arraccungej [arrakkun<gj] v.tr., raccomodare, riparare, aggiustare; vd. accungej.

arraccuppej [arrakkup<pj] v.tr., 1)picchiare di nuovo; 2)scavalcare ancora; 3)ricoprire: madmen s rraccuppet questa mattina si riaddormentato; vd. accuppej.

arrachrs [arra<kirz] v.rifl., avere la raucedine: n mbzz cande ca stingh arracit non posso cantare che ho la voce rauca; vd. rachill.

arraddcrirs [arraddkr<j&rz] v.rifl., provare piacere, gioia, godere, compiacersi: qund vaglj ngambgna marraddcrijj quando vado in campagna mi riconforto; vd. addcrirs.

arraddcr [arrad<dutr] v.tr. e rifl. arraddcrs, 1)riportare, restituire, riconsegnare; 2)ridursi in pessimo stato: ste mel arraddtt malridotto.

arradechet [arrad<kt] agg., 1)radicato, che vi ha messo le radici; 2)energico, grintoso: nu vicchj arradchet un vecchio energico; vd. ardtgn.

arraffliaje [arraff<ljeaj] v.tr., affilare di nuovo, rimettere in riga; fig.: ru timb arraffila nei prossimi giorni il tempo sar buono.

arraffniaje [arraff<njeaj] v.tr., schiarire, diventare pi chiaro, raffinare: l vin cchi l travis e cchi sarraffina il vino pi si travasa e pi diventa limpido; vd. arracchiarej.

arraffrundej [arraffrun<dj] v.tr., incontrare di nuovo; prov.: mnd e mundgn nzrraffrndan ma r crstian sc le montagne non si rincontrano ma le persone si; vd. arcumbrundej.

arraffunnej [arraffun<nj] v.tr., inzuppare nuovamente, reimmergere: arraffunnet d o tr vld l pen a ru siuch ha inzuppato due o tre volte il pane al sugo; vd. affunnej.

arrajjrs [arraj<j&rz] v.rifl., essere colto dalla rabbia, rif. a persone, andare in collera, su tutte le furie: m fatt arrajje gn nu cun mi ha fatto arrabbiare come un cane; vd. arravanrs.

arrajjtuj [arrajj<twj] v.tr., aiutare di nuovo, rendere aiuto, dar man forte: c vjj arrajjtu a sarchia l paten ci ricambier laiuto per sarchiare le patate; vd. ajjtuj, scagnafatjja.

arrajjgn [arraj<jo] v.tr., congiungere due cose divise, aggiuntare: arrajjgn ru spuch ricongiungi lo spago; vd. ajjgn.

arrallvej [arrall<vj] v.tr. e intr., partorire di nuovo, chiamare il neonato con lo stesso nome dei nonni o degli antenati: arrallvet tatun Mngcc il piccino si chiama Domenico come il nonno; vd. allvej.

arramet [arra<mt] agg., ossidato, di metallo che ha perso la sua lucentezza; trad.p.: s ng mitt la prita la callera sarrema alla caldaia di rame ci si deve posare nel fondo una pietra di calcare tenero, per evitare lossidazione e di far andare a male il contenuto.

arrammtt [arram<mett] v.tr. e rifl. arrammttrs, 1)recuperare, riconquistare, ristabilirsi, guarirsi: s nzrrammtt n mb mnjj se non si ristabilisce non pu venire; 2)gn tarrammtt? qual il tuo cognome?; vd. armtt.

arrammullej [arrammul<lj] v.tr., ammorbidire di nuovo: r sprsciat sn arrammullet i salami si sono ammollati; vd. ammullej.

armurt [ar<mwrt] agg., smorto, scialbo, smorzato: gn ste armurt ss fuch quel fuoco quasi spento.

arranrs [arra<narz] v.rifl., arenarsi, avere difficolt a proseguire, fermarsi; fras.: p la stracchteta frt cumnzeva arranej per la forte stanchezza non ce la faceva a proseguire; la vuca arrena la pietra del sussi non scivola come dovrebbe.

arrangcjj [arrand#<kojj] v. intr., irrancidire, acquistare il sapore di rancido: lund s rrangcit il lardo diventato rancido; fig. vicchj arrangcit vecchio malridotto.

arrannej [arran<nj] v.tr., arraffare, far propria ogni cosa, conquistare: ve rrannnn tutt chll ch j v ftt fa suo tutto quello che gli capita.

arrannvluj [arrannv<lwj] v.tr., rannuvolare, fig. assumere un aspetto fortemente contrariato: qund ru ptr arrannvla nscun spptjjja quando il padre si inquieta nessuno parla.

arrapej [arra<pj] v.tr., eccitare sessualmente: chlla uagliuna m fe rrapej quella ragazza mi stimola molto.

arrappacej [arrappa<tj] v.tr., fare pace, tornare in buona armonia: Frangsch arrappacet ch ru frut Francesco si riconciliato con il fratello.

arrapparndej [arrapparen<dj] v.tr., diventare parenti ancora una volta; vd. apparndej.

arrappccchiaj [arrapptt<kjeaj] v.tr., riappiccicare, riattaccare; prov.: mastr arrappccca operaio scadente; fig. litigare di nuovo.

arrappruj [arrapp<rwj] v.tr., risapere, venire a conoscenza, venire a sapere per via indiretta: arrapprut ca jn ditt mel ha risaputo di tutte le maldicenze che gli hanno detto; vd. appruj.

arrapptiaj [arrapp<teaj] v.tr., confortare, consolare, rincuorare: arrapptia ru ctr consolare il bimbo.

arrappzztuj [arrapptts<twj] v.tr., rifare la punta, riappuntire; vd. appzztuj.

arrapprjlrs [arrapprj<lirz] v.rifl., raffreddarsi, infreddolirsi: p vdjj l ndcc majj arrapprjlit per ammirare la sfilata delle ndcce ho sofferto un freddo tremendo; vd. jlars.

arrapprsej [arrappr<sj] v.tr., rifare una cosa, ripetere un lavoro con forza e vigore: ciarraprset lo ha fatto di nuovo; vd. appresej.

arrappundej [arrappun<dj] v.tr., abbottonare di nuovo, agganciare: arrappndat r calzun riabbottonati i pantaloni; vd. appundej.

arrarrchej [arrarr<j] v.tr., riportare, ambientare, adattare: alla Frngia n m cirrarrich in Francia non mi ci abituo; vd. affrs.

arrascej [arra<j] v.tr., bruciare leggermente, superficialmente: abbeda all pannima vciin a ru fuch ca sarrscian attenti ai panni stesi vicino al fuoco perch possono bruciarsi; fig. stingh arrascet ho voglia di fare lamore; vd. abbrsciuj.

arrasciurej [arrau<rj] v.tr., rasciugare, diventare asciutto, lasciugarsi del terreno dopo la pioggia: s narrascura n jit p la vgna ca s fin r papun se non si asciuga un po il terreno non andate alla vigna altrimenti il fango vi si attacca alle scarpe.

arrassmgliaj [arrassme<eaj] v.tr. e intr., assomigliare, rassomigliare, essere simile; fras.. sarrassmglia a ru tatun assomiglia al nonno; prov.: dimm a chi sc figlj e t dich a chi tarrassmglj se mi dici a chi sei figlio ti dico a chi somigli; vd. arpgliaj.

arrattacchej [arrattak<kj] v.tr., attaccare di nuovo, riprendere unazione momentaneamente interrotta.

arrattzziaj [arratt<t<tsjeaj] v.tr., riattizzare: arrattzza ru fuch ravviva il fuoco.

arrattrjj [arrat<trajj] v.tr., ritrarre, riprodurre; prov.: majj virn arrattrjj maggio simile ai mesi invernali.

arrattuppej [arrattup<pj] v.tr., 1)riattappare; 2)rincalzare: arrattuppe l pmmadur accumulare terra intorno alla piantine di pomodoro.

arrauagliaj [arrawa<jeaj] v.tr., aggrovigliare, sgualcire, intricare: sc rrauagliat ttt l pannima hai messo in disordine tutti i panni; vd. armuscnjaj, arrcciaj.

arravanut [arrava<niwt] agg., 1)irritato, alterato, acceso in volto: gn steva arravanut comera infuriato; 2)arrossato, infiammato: ss pnda d dit st arravanit la punta del dito infiammata; vd. arrajjrs, abbviat.

arravuchej [arravu<kj] v.tr., rintuzzare, replicare immediatamente a unaffermazione con decisione e risolutezza: s rravuchet mbccia a ru ptr gn nu cun ha risposto al padre come un cane.

arrazzej [arrat<tsj] v.tr., frequentare, avere legami con parenti o amici: ch frtm ngiarrzz con mio fratello non ci sto in buoni rapporti.

arrazzcchej [arrattsk<kj] v.tr., azzeccare, imbroccare: quand vaglj a Ruma nn facl arrazzcche l vianuu quando vado a Roma non mi facile ritrovare le strade; vd. azzcchej.

arr [ar<r&] voce per far spostare indietro le bestie.

arres [ar<rs] agg., colmo, pieno fin sopra; arres arres pieno pieno; vd. chiin, res.

arrbbuscet [arrbbu<t] agg., rammollito, ammosciato, afflosciato; fras. da quand n nfatjja cchi s rrbuscet da quando non lavora pi si rilassato; vd. abbsciulet.

arrecchjiaj [arrkkj<jeaj] v.intr., origliare, ascoltare di nascosto: arrcchjiava stt a ru purtun chll ch dciavem ascoltava sotto il portone quello che dicevamo.

arrcciaj [arrt<tjeaj] v.tr., arricciare, increspare; fras.: t s rrcciata la pll ti si arricciata la pelle; vd. arrauagliaj.

arrcnjj [arr]t<nojj] v. intr., raggrinzire, aggricciare, seccare: sc ftta arrcnjj la carn hai fatto quasi bruciare la carne.

arrcruj [arrt<rwj] v.tr. e intr., far rotolare, ruzzolare, cadere ruzzoloni: n arrcruta na ruta bball p l rip hanno lanciato una ruota gi per le Ripe.

arrchej [arr<kj] v.tr., recare, portare: jna arrche l must gli devono portare il mosto; vd. addcr.

arrddjj [arrd<dojj] v.tr., bruciare, lasciare inavvertitamente o eccessivamente esposto qualcosa allazione del fuoco.

arrefut [arr<fwt] agg., tutto in disordine, scompigliato, sgualcito: sc rrfut ru vstit nuv hai sgualcito il vestito nuovo; t tutt r capll arrfut hai i capelli scompigliati.

arrgn [ar<re] v.tr., riempire, empire nuovamente, colmare, farcire: arrgn ss fisch ca tingh sita riempi quel fiasco che ho sete; vd. gn.

arrgnsciit [arrˣ<ojt] agg., arruffato, tutto in disordine, solcato da rughe, brutto: smbra nu utt arrgnsciit sembra un gatto rognoso; vd. ngrcnit.

arrgntura [arr&<tiwra] s.f., riempitura, colmatura di un vuoto; prov.: ttta arrgntira d curp lo dice chi mangia tutto senza andare troppo per il sottile.

arrmbaccej [arrmbat<tj] v.tr., rinfacciare, rammentare umiliando, sbattere in faccia: j rrmbaccet tutt cus gli ha rinfacciato tutto.

arrmbagliaj [arrmba<jeaj] v.tr., impagliare di nuovo; vd. mbagliej.

arrmbascej [arrmba<j] v.tr., rifasciare: s ftta arrmbasce ru pid si fatto fasciare nuovamente il piede; vd. mbascej.

arrmbliaj [arrmb<ljeaj] v.tr., infilare di nuovo; vd. mbliaj.

arrmbnn [arrm<bonn] v.tr., 1)appoggiare, posare; 2) bagnare di nuovo; 3)non digerire; fras.: m s rrmbust ho tutto sullo stomaco; fig.: r tingh arrmbust ce lho puntato; vd. mbnn.

arrmbrnej [arrmbr<nj] v.tr., rendere di nuovo garavida: quir arrmbrnet la moglie di nuovo incinta; vd. mbrnej.

arrndcchruj [arrndkk<rwj] v.tr., arrotare, affilare la lama della falce fienaia o la macina di pietra del mulino, ribattendola mediante un apposito martello battifalce: arrndcchru ru falgiun affilare la falce fienaia; fig. picchiare; vd. arrutej, menej.

arrendnn [arrn<d&nn] v.tr. e intr., intendere, capire, essere esperto: sajtta s narrndnn! accidenti un intenditore!; vd. dndnn.

arrndrc [arrn<d$rt] v.tr., ritorcere, piegare.

arrndruffllrs [arrndruffl<lirz] v.rifl., essere esposto allumido: majj arrndruffllit da quand abbt nghlla chesa a vragn lumidit mi ha rovinato da quando abito in quella casa esposta a nord; fig. non uscire quasi mai.

arrndunej [arrndu<nj] v.intr., rimbombare, rintronare: marrnduna la cccia mi rimbomba la testa.

arrndurzej [arrndu<rtsj] v.tr., rinfilare, rimettere dentro, ficcare nuovamente: arrndurze la vgna fare le fossette intorno alle viti, rinfilare i pali di legno e estirpare le erbacce; volg. rimettere incinta; vd. ndurze.

arrndustej [arrndu<tj] v.tr., rindurire, fortificare: ra arrnduste snn n mb fe cubbll deve rinforzarsi altrimenti non pu fare niente; vd. ndustej.

arrngrcllrs [arrnd#rtl<lirz] v.rifl., riprendersi da una malattia, stare un po meglio.

arrnghianej [arrngja<nj] v.tr. e intr., risalire, aumentare dei prezzi: l pen rrnghianet il pane rincarato; vd. arsglj, nghianej.

arrngiucrs [arrnd#u<tjrz] v.rifl., 1)riprendere vigore, ringagliardirsi: dpp chlla curtta s rrngiuciit dopo quella cura si ripreso; 2) ubriacarsi di nuovo; vd. ngiucrs.

arrnguttej [arrgut<tj] v.tr., rimbrottare, brontolare continuamente e con la stessa persona: r ste smbr arrnguttej lo rimprovera accusandolo continuamente; vd. nguttej.

arrnne [ar<r&nn] v.tr. e intr., 1)ridare, restituire: t l pzza arrnn ru Patretrn te lo possa ridare il Signore; 2)fruttare, produrre: la vcca narrnn la mucca non d il latte; 3)cedere, darsi per vinto, rassegnarsi: s marrnn s uiaj se mi arrendo sono guai; vd. frttuj.

arrnntura [arrnn<tiwra] s.f., il latte che esce dalla mammella durante lallattamento o la mungitura.

arrnnuj [arrn<nwoj] v.tr., adunare, riunire, raccogliere, mettere insieme: im arrnnu l scin andiamo a radunare il fieno; vd. adnuj.

arrqust [arr<kw&t] avv., ben conservato, serbato, custodito, messo da parte: tingh arrqust na bblla cusa p ru citr ho messo da parte una bella cosa per il bimbo; vd. arsrbet.

arrscallet [arrskal<lt] agg. riscaldato: mnstra arrscalleta cosa ripetuta che non suscita la stessa sensazione; vd. scalle.

arrscarej [arr˧ka<rj] v.tr., lavare in acqua limpida, sciacquare: arrscare l pjttra sciacquare i piatti.

arrsciglj [arr˧<$] v.tr., 1)sciogliere nuovamente; 2)bollire: arrsciglj a vull alzare il primo bollore; vd. vull.

arrscijj v.intr., 1)uscire nuovamente: n ftt qund nd srv arrsc una cosa si ritrova quando non serve; 2)farcela, essere capace; 3)apparire, comparire: n ve cchi alla cmbra ca t paira ca jrrsc la bonlma d ru tatu non va pi in camera perch ha paura che gli compare il nonno; 4)di mucca, andare in calore; oppure di mucca non rimasta ingravidata che va di nuovo in calore; si dice anche la vcca s msta la mucca va in calore; 5)trad. p.: arrsc fur tradizione disusata da circa un ventennio, in cui gli sposi riuscivano da casa sette giorni dopo il matrimonio per recarsi in chiesa ed essere invitati a pranzo dai parenti pi stretti; vd. nzald.

arrscuta [arr˧<iwta] s.f., riuscita, esito, risultato (buono o cattivo): la gnna nn rrscita vuna la gonna non stata di qualit.

arrspnn [arr<sponn] v.tr. e intr., 1)rispondere: arrspnn a pall mbitt rispondere prontamente con arroganza e presunzione; 2)corrispondere, coincidere marrspnn nu dlaur arrit a ru lumm mi coincide un dolore dietro la schiena.

arrstrgn [arr<te] v.tr., 1)restringere, diminuire; 2) riunire, raggruppare.

arretchur [arret<kiwr] loc., a marcia indietro.

arrttuj [arrt<twoj] v.tr. e intr., toccare, sfiorare; fig.: qund fe ru siuch scrma marrtta ru stmmach il sugo che cucina mia suocera saporito e sostanzioso.

arrzziej [arrt<tsjeaj] v.tr., 1)drizzare, erigere, tirar su, alzare: la matina nz v rrzziaj la mattina non si vuole alzare; volg.: narrzza cchi non erige pi il pene; 2)arrzzia la vgna con tre colpi di vanga, tirar fuori il ceppo della vite; questa operazione svolta a febbraio, permette leliminazione delle radici avventizie mediante le gelate; vd. capstrun.

arrzzuj [arrd<dzwj] v.tr., digrignare, mostrare e arrotare i denti per rabbia o per fastidio, lagnarsi mormorando: sira patrm arrzzuva ieri sera mio padre era indignato.

arrit [ar<r$jt] prep. e avv., dietro, appresso, indietro; prov.: ve arrt arrit gn ru funer va indietro indietro come il funaio, che per filare la canapa procede a ritroso; la cuttira ve dd jurn annnd e tr arrit la scottatura lunga a guarire.

arrunzej [arrun<dzj] v.tr., abborracciare, eseguire in fretta e male.

arrussej [arrus<sj] v.tr. des., usare per la semina lo stesso terreno; prov.: larrssa o t tira o t vssa seminare per pi di un anno nello stesso terreno improduttivo.

arrutej [arru<tj] v.tr., 1)arrotare, affilare: arrute r dind arrotare i denti, digrignarli; 2)investire: s nd schinz tarrut se non ti sposti ti metto sotto; vd. arrndcchruj.

arruzznit [arruddz<nojj] agg., arrugginito; vd. ruzza.

arsglj [ar<sa] v.tr. e intr., risalire, rincarare; vd. arrnghianej.

arsanej [arsa<nj] v.tr. e intr., guarire, recuperare la salute: s rsanet snza mdciin guarito senza medicine.

arsciatej [ara<tj] v.tr. e intr., respirare; fig. parlare.

arscchej [arzk<kj] v.tr. e rifl. arsccrs, riseccare, prosciugare a fondo, diventare secco: s rscchet ru puzz si seccato nuovamente il pozzo.

arscchnit [arzkk<nojt] agg., rinsecchito, rinseccolito.

arschej [arz<kj] v.tr., risecare, tagliar via; prov.: sarschet l crna si preso la rivincita.

arscunnej [arzkun<nj] v.tr., 1)ripetere, farlo unaltra volta; 2)espellere la seconda (la placenta): la vcca arscunnet.

arsdej [arz<dj] v.intr., risiedere, dimorare, le galline che vanno ad appollaiarsi nel pollaio: l gallin sn ut arsdej.

arsdtcc [arzd<titt] s.m., sporco su sporco, stanto: pzza darsdtcc chse da quand nz leva puzza di sporco vecchio, chiss da quando non si lava; vd. sdtcc.

arsndut [arzn<diwt] agg., risentito, deterrminato: ru ptr prassia arsndut il padre ha un carattere molto forte.

arsngrs [arz<garz] v.rifl., abbassarsi vergognosamente, ridursi ad una avvilente inferiorit o dignit: sarsnga a sparagnia p]ur cingh lir si riduce a risparmiare anche cinque lire.

arsrbej [arzr<bj] v.tr., serbare, conservare, tenere da parte; vd. arrqust.

arsrpuj [arzr<pwj] v.tr., prosciugare, assorbire, rendere asciutto: lacqua ca ftta s larsrputa la trra la pioggia stata assorbita dalla terra.

arslv [ar<s$lv] v.tr., risolvere, trovare la soluzione ad un problema di carattere pratico: c sc captet ma ta arslv! ti successo e devi reagire!

arsulej [arsu<lj] v.tr., riparare scarpe applicandovi suole nuove;fig. picchiare, dar botte; vd. mnej.

arsulut [arsu<liwt] agg., deciso, risoluto, sicuro.

art [<art] s.m., 1)mestiere, lavoro, arte manuale; prov.: art stt a titt Dda l bnditt il lavoro al chiuso il pi conveniente; lart d tta misa mbarta imparare il mestiere del padre pi semplice; mbrat lart e mtttla da part impara un mestiere e mettilo da parte; gni art cripa nu fcat ogni mestiere ha le sue difficolt; fia lart d Galss: magnia, vvr e st spass fare la vita del Michelaccio: mangiare, bere e stare a spasso; lart s se ma n ngrr il mestiere si conosce ma non rende; a parle art lggira parlare facile; 2)loc., unart di continuo, senza interruzione; fras.: fe unart a strsciuj pulisce continuamente; fe unart a chivr piove ininterrottamente.

artnrsn [art<nerzn] v.rifl., ostentare un vanitoso compiacimento di se e del proprio aspetto, compiacersi, godere per un bene altrui; fras.: quir stuptun gn s nartjj quello spaccone come si compiace; gn s nartjj ca ru figlj tjj r sld contento che il figlio ricco.

artninza [art<njendza] s.f., boria, importanza, considerazione: j det ttta sartninza gli date troppa importanza.

artriaj [art<rjeaj] v.tr. e intr., 1)ritirare, fras.: de nartriata a ru litt rifare il letto; 2)rientrare, rincasare; fras.: sartira quand vuu rientra a casa quando vuole; s rn artriat vive con loro, luomo che va a convivere con una donna o ad abitare a casa della moglie.

artscianiall [art˧a<njeall] s.m., 1)artigiano di scarse capacit; 2)contadino ingentilito; 3)persona comune che abita in paese: chlla cafunglla sa tuld nartscianill quella contadina si sposato un cittadino.

artir [ar<tjer] s.m., artiere, artigiano laborioso e intelligente: figlj dartir figlio di artigiano.

artrapnn [artra<ponn] v.tr., piantare, ripiantare: artrapnn l vit alla vgna piantare le viti alla vigna.

artravuldej [artravul<dj] v.tr., rivoltare, mettere sossopra, rovesciare: tartravuld gn nasn rotoli per terra come un asino; vd. armuscniaj, arvtriaj.

artruuej [artru<wj] v.tr., ritrovare, scoprire, rinvenire.

arll [a<rull] s.m., truciolo: fatt de na sacchtta darll da mast Nchula fatti dare un sacco di trucioli da mastro Nicola.

arvcnej [arvt<nj] v.tr. e rifl. arvcnrs, arroventare, infuocarsi, surriscaldarsi: liva ru zufflatur da vciin a ru fuch ca s rvcnet leva il soffietto vicino al fuoco perch si riscaldato; vd. ngallej.

arvdjj [arv<dajj] v.tr., rivedere: s se arvdjj r ftt sjja si sa rivedere i fatti suoi.

arvlluj [arvl<lwj] v.tr., arrovesciare, rivoltare, cacciar fuori, stralunare; impr.: puzz arvllu lucchj ti possano uscire fuori gli occhi; trppa arvlluta pancione allinfuori.

arvrzchet [arvrts<kt] agg., colmo, pieno, zeppo: arvrzchet d dibbt carico di debiti; vd. chiin.

arvtriaj [arvtr<jeaj] v.tr., rivoltare, girare, muovere; fig.: nghlla chesa ng s p rvtriaj quella casa tanto piccola che non ci si pu muovere; vd. artravudlej.

arvvr [ar<vevr] v.tr., bere nuovamente.

arvvt [ar<vivt] agg., prosciugato, secco, asciutto, mal lievitato: fig. smbra ca s larvvta la trra diventata pelle e ossa.

arvuldej [arvul<dj] v.tr., 1)rivoltare, rovesciare: arvulde l scin rivoltare il fieno; 2)incominciare: arvuldeta la vuria ha cominciato a spirare la borea; 3)girare, voltare, andare: c sarvlda schtta ru figlj mascr ci va solo il figlio maschio; vd. travucchej.

arzjlet [ardzj<lt] s.m. e agg., chi non vuole o non desidera mangiare: figljm arzjlet mio figlio non vuole mangiare.

arzlej [arts<lj] v.tr., 1)rassettare, riordinare; 2) togliere di mezzo, liquidare: l vin rarzlet il vino lo ha portato alla tomba.

ascgn [a<e] v.tr. e intr., scendere, venire gi, portare gi.

ascnza [a<&ndza] s.f., Ascensione; prov.: rrviat majj ch lAscnza, luri spica e l gren cumnza arrivato maggio e lAscensione, lorzo spiga ed il grano comincia; trad.p.: la ricorrenza era caratterizzata dallabbondante uso di latte; il riso con il latte costituisce ancora oggi il cibo tradizionale di molte famiglie agnonesi (in Meo, Le feste . . . p. 81).

ascvruj [av<rwj] v.intr., scivolare.

asn [<asn] s.m., asino: asn svarlset asino pieno di escoriazioni o piaghe; prov.: lasn prta la pglia e lasn s la mgna lasino porta la paglia e lasino se la mangia; allasn n j de la pglia farr ragliaj allasino non gli vuoi dare la paglia fallo ragliare; asn a dd magnadur o stull o addun asino a due mangiatoie si sazia o resta digiuno; asptta asn mjja ca majj vin r chrd aspetta asino mio che a maggio spuntano i cardi; a lave la cccia a lasn pird acqua e sapun a lavare la testa allasino perdi acqua e sapone; p nu pund prdtt lasn Martin per un punto perdette lasino Martino, per poco si perde una buona occasione; s p vattia lasn si usa dire quando sincontrano tre persone che hanno lo stesso nome; attcca lasn add dic ru patrun fai quello che vuole il padrone; fatjja gn nasn lavora come un asino; j csca lasn va di fretta; sc cuccut gn lasn sei cocciuto come lasino; sc gruss e asn sei grosso e asino; ch t crid ca r sld r ccan lsn? cosa credi che i soldi si guadagnano facilmente? parle a ptta dsn dire fesserie.

aspr [<aspr] agg., 1)aspro, agro; 2)tronchetto cilindrico con ferri infilzati, legato dietro lasino si usava per la trebbiatura.

assacchej [assak<kj] v.tr., urtare, battere, farsi male: ru citr assacchet ru jnucchj il bimbo ha battuto il ginocchio.

assacrisa [assa<krajsa] agg., improvviso, inaspettato: allassacrisa.

assaghmuj [assag<mwj] v.tr., conteggiare, stimare: jajj deta nassaghmuta gli ho dato una contata.

ass [<ass] s.m., 1) asse; 2) lasso nel gioco delle carte: capsc ass p fghira capisce una cosa per unaltra.

asscuj [ass<kwj] v.tr., asciugare.

asslut [ass<liwt] avv., solamente, soltanto: s magniat l pen assliut ha mangiato solo il pane.

assmej [ass<mj] v.tr. e intr., diminuire, ridurre, scemare: assme la pnziun diminuire la pensione.

assttej [asst<tj] v.tr. e intr. 1) sedere; 2) colpire: s factt asstte nu zambatun nghiur si fece tirare un calcione al sedere.

assitt [as<sjett] s.m., 1) buon ordine, disposizione accurata; na fmmna dassitt donna molto ordinata; 2) assestamento.

asspr [as<sopr] prep. e avv., su, sopra, al di sopra: fig. sti smbr asspr gn luglj stai sempre sopra come lolio.

assuccej [assut<tj] v. tr., accorciare, tagliare, uniformare: assucce r capll tagliare i capelli.

assudej [assu<dj] v.tr., sistemare, mettere a posto le cose.

assuggtt [assud<d#&tt] agg., soggetto, che non vuole essere in obbligo: n vuglj ste ssuggtt a nsciun non voglio essere vincolato a nessuno.

assulagnrs [assula<&rz] v.rifl., riscaldarsi al sole.

assulagniaj [assula<jeaj] v.tr., assolare, far asciugare e riscaldare al sole.

assnda [as<sunda] s.f., titolo della Madonna elevata ed accolta in cielo; ad Agnone la festa si solennizza il 15 agosto nella chiesa extra moenia dellAssunta (in Meo, Le feste . . ., pp. 137-138).

assum [as<swm] s.m., sciame, moltitudine, gran numero.

assurtjj [assur<tojj] v.tr., allestire, preparare: assurtjj ru bbucch preparare lo zaino.

asstt [as<sutt] s.m. e agg., asciutto: magnia asstt mangiare senza minestra.

astmej [at<mj] v.tr., bestemmiare; fras.: n sc vaid mangh p astmej non ci si vede per niente; c s jtteta la astima lho maledetto, cosa che non ripeto pi.

attaccamian [attakka<mjean] s.f.bot., Valium aparine caglio aspello, attaccaveste.

attcchij [attk<kjej] v.tr., dare ascolto, dar retta: ru citr attcchia ch ru frut il piccino ascolta il fratello.

attndej [attn<dj] v.tr., toccare, sentire, palpare.

attndin [attn<diwn] avv., a tentoni, senza sicuri indizi: allattndun.

attnn [at<t&nn] v.tr., essere attento, premuroso:figljm navita attnn alla schula mio figlio non ha voluto studiare.

attrrej [attr<rj] v.tr., gettare a terra, rif. a piante abbatterle tagliandole alla base.

attrturej [attrtu<rj] v.tr., scagliare, scaraventare, gettar contro: attrture na sggia lanciare contro qualcuno una sedia.

attrturet [attrtu<rt] agg., allungato, sdraiato, steso.

attruj [att<rwj] v.tr., otturare, tappare, chiudere: attira ss vcca ca chicc flccia chiudi la bocca che dici un sacco di fesserie.

attsnz [att<s&ndz] s.m., senno, ragione: prdiut lattsnz non ragiona pi.

attune [at<tewn] s.m., ottone.

attzziaj [attt<tsjeaj] v.tr., attizzare, rinfocolare: attzza ss fuch ca dafur nngu ravviva la fiamma del fuoco perch fuori nevica; vd. arrattezziaj.

attcchj [at<tikkj] s.m., buco del sedere: t schff na pdeta arrattcchj ru chiur ti tiro una pedata al buco del sedere.

attr [at<tir] avv., nellespr. attr attir da una parte allaltra, esteso, lungo, rasente.

attramej [attra<mj] v.tr. des., tramare, intrecciare la trama con lordito.

attrss [at<trass] agg., arretrato, non pagato alla scadenza stabilita: ra sigg lattrss d ru marit deve riscuotere gli arretrati del marito.

attrassej [attras<sj] v.tr., non curare, lasaciar andare, non prestare attenzione: ss chesa st attrasseta quella casa in disordine.

attrppeta [attrp<pta] s.f., abbuffata, gran mangiata: cm ftta nattrppeta d palltt ci siamo abbuffati di "pallotte".

attrttch [at<trittk] s.m., tremore, irrequietezza, smania, vivacit: tnjj rattrttch allssa muoversi sempre.

attucchej [attuk<kj] v.intr., spettare, competere per dovere o per diritto: la chesa attcca alla sur la casa spetta alla sorella.

attunnej [attun<nj] v.tr., arrotondare, dare una forma tondeggiante; fig. attunne la mseta spendere lintero stipendio.

attuppglj [attup<pa] s.m., tappo.

attuppej [attup<pj] v.tr., tappare, rincalzare: attuppej l pmmadur accumulare la terra intorno alle piante di pomodoro; vd. arrattuppej.

aujj [a<wojj] avv. e s.m., oggi; prov.: cil a tpp d lena chll ch n nfe aujj l fe addmen se il cielo ricoperto di nubi biancastre prima o poi il tempo cambier; vd. ujj.

ura [<awra] avv., ora; fras.: rrviata lura giunta lora; ura pund e mumnd sempre, in ogni momento; fars gn nura d ntt sporcarsi, imbrattarsi; t faccj avvdjj a ch ura suna msiurn! ti faccio vedere io!

ausc [a<wi] avv., voce in uso in contrada Fontesambuco: cos, in questo modo.

ust [<awt] s.m., agosto; prov.: ust armtt ru bust ad agosto rivestiti, cqua dust, lard mil e must acqua in agosto, lardo, miele e mosto.

auualej [awa<lj] v.tr., uguagliare, pareggiare, uniformare.

auunn [<awann] avv., questanno.

auuardej [awar<dj] v.tr., guardare, custodire, sorvegliare: auuarde ru citr aver cura del bimbo; prov.: chi tjj r sld e nn ch c fe acctta ru purch e r de auuardej chi ha i soldi non sa come spenderli.

auuattet [awuat<tt] agg., coperto, riparato dal freddo, nascosto: s mgna nu muccch allauuatteta mangia un boccone al riparo dal freddo e dal vento.

avandej [avan<dj] v.tr., vantare, elogiare, parlar bene; prov.: chi savnda s sbdpra chi si vanta si danneggia; cir d ru iss ognun savnda iss ognuno tende ad elogiare se stesso.

avanzej [avan<dzj] v.tr., avanzare, essere creditore.

avastej [ava<tj] v.intr., bastare, essere sufficiente; prov.: l pcca avsta e l prassia manga meglio accontentarsi del poco.

avvarrej [avvar<rj] v.tr., chiudere, serrare; vd. nzrrej; anche abbarrej, ammarrej.Testo pulsante

avvavej [avva<vj] v.tr. sporcare di bava; vd. abbavagliaj; vd. abbavagliaj, veva.Testo pulsante

azzannej [attsan<nj] v.tr. 1)azzannare, mordere con violenza animalesca; 2)produrre piccole dentature alla lama di uno strumento affilato; vd. zanniaj.

azzccrs [attsk<karz] v.rifl., avvicinarsi, approssimarsi, accostarsi.

azzcchej [attsk<kj] v.tr., azzeccare, indovinare, imbroccare, colpire nel punto giusto; vd. appliaj, arrazzcchej, stcchjaj..Testo pulsante

azzcchet [attsk<kt] agg., stretto: ru giacchtt t ve trpp azzcchet la giacca ti va piuttosto stretta.

azznneaj [attsn<nj] v.tr., rimboccare, rovesciare la parte estrema, lorlo di qualcosa: azznnrs r calzun ripiegarsi i pantaloni.Testo pulsante

azzppej [attsp<pj] v.tr., inzeppare, ficcare a forza, introdurre, fermare o rincalzare mediante una o pi zeppe: la sira mmma mazzppa l cuprt la sera mia madre mi rimbocca le coperte (infilandole tra rete e materasso).

 

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VOCABOLARIO ITALIANO-DIALETTO
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